Estratti Da: "Tradimenti" Sfida all'impero. Parte 1


In vista della prossima uscita del nuovo romanzo ho pensato di postare alcuni brani che sono stati tagliati dalla versione definitiva del libro. Le cause sono state varie ma sono dei brani che mi sono piaciuti molto, e siccome è difficile rinunciare a delle parti della storia che possono creare spessore ai personaggi ho pensato di includerli nel blog.

Buona lettura.

Elios Tigrane




Quella notte tutti dormirono al caldo. La pioggia non aveva diminuito di intensità ed era salito anche il vento quindi i capi decisero di passare la giornata seguente in città per curare le bestie e lo schiavo malato in modo da non perdere tempo durante le tappe seguenti.

Agli schiavi erano state destinate due stanze al piano terra tra la cucina e le stalle mentre i padroni e le guardie sarebbero rimasti al piano superiore nelle stanze che l’oste affittava ai clienti. Lo schiavo malato era stato visitato da un cerusico che aveva la casa vicino alla taverna e, dopo avergli somministrato una tisana calda, ne aveva lasciate alcune dosi ai padroni per i giorni seguenti. Gawain aveva convinto gli altri schiavi a dormire tutti insieme in una stanza mentre lui, il malato e uno schiavo avrebbero dormito nell'altra.

Lo schiavo Diotimus chiuse la porta ripensando alle ultime parole di Gawain, decisamente quello non era un uomo comune, e forse non era nemmeno lo schiavo ubbidiente che voleva far credere. Gawain gli aveva affidato il compito di curare il malato mentre lui avrebbe “cercato di parlare con gli dei” come gli aveva sussurrato prima di cena. Gawain si preparò il giaciglio ricordandosi gli insegnamenti del vecchio druido che lo aveva preso in simpatia quando era piccolo e con il quale aveva trascorso molte giornate dei suoi anni di bambino mentre gli amici andavano a giocare in mezzo ai campi. Il vecchio gli aveva predetto che quegli insegnamenti gli sarebbero serviti in futuro. In seguito era entrato nelle legioni e dopo era stato arruolato nella Specula dove aveva seguito il cursus sapientis.

Ancora ricordava i pochi rituali che il druido gli aveva insegnato, quello che si apprestava ad eseguire era uno dei più semplici.

Gawain ai preparò il giaciglio, una stuoia di paglia, e la coprì con una coperta di lana grezza. Il malato stava dormendo tranquillo, segno che la medicina del cerusico stava facendo effetto. Diotimus si era seduto sul giaciglio di fianco a quello occupato dal malato. La stanza era rischiarata da una lampada a olio posta in un angolo. Gawain si alzò prendendo la propria sacca, ne estrasse un involto che scartò rivelando il suo prezioso contenuto: sale. Il gallicano prese una stuoia e la spostò scostandola dal muro quindi si mise in piedi sulla stuoia e lasciò cadere una minima quantità di sale intorno ad essa mentre pronunciava una preghiera a Lug di cui l’edile comprese solo l’ultima frase.

«Aiutami a vedere oltre il tempo, illumina la mia vista Lugh, signore luminoso» .

Finito di distribuire il sale intorno alla stuoia si stese su di essa tirando su la coperta.

«Diotimus, le due candele di sego, ponile ai lati del letto, dalla parte della testa e accendile»

Dopo che l’amico ebbe fatto come indicato si rimise a sedere ascoltando le ultime indicazioni. Nel silenzio della stanza Diotimus rimase in ascolto del respiro del malato e del sonno di Gawain.




La città era immersa nella notte, le uniche figure in movimento erano quelle di due gatti che correvano sopra ad un tetto. Il maschio aveva il pelo scuro mentre la femmina, più elegante e longilinea, aveva il pelo chiaro. Un sibilo interruppe il silenzio della notte e una freccia si impiantò sul tetto a poca distanza dalla zampa anteriore del maschio che scartò a sinistra con un salto cercando di raggiungere la sua compagna. Altri due fischi, il gatto riuscì a schivare le frecce scagliate dall’uomo in piedi sul tetto dell’edificio vicino. Una delle pietre che coprivano il tetto scivolò verso il basso portando con sé l’animale spaventato fino a cadere oltre il bordo del tetto con un miagolio disperato. Gawain vide il gatto cadere su alcune casse e poi rialzarsi lentamente mentre la gatta lo afferrava per la collottola trascinandolo al riparo dallo sguardo dell’uomo sul tetto.



Diotimus vide Gawain agitarsi nel sonno e lamentarsi, le due candele si stavano consumando lentamente quando le fiammelle aumentarono improvvisamente d’intensità consumando maggiormente la cera. Gawain aveva inciso quattro tacche su ogni candela la fiamma si stava avvicinando alla prima tacca.

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Il gallicano si ritrovò sul pianoro di una montagna innevata, davanti a lui due volpi stavano correndo sulla neve allontanandosi da una capanna di caccia dal quale uscirono correndo tre uomini armati di archi, a turno gli uomini si fermavano per scagliare delle frecce contro le due volpi: una rossa una bianca. Una freccia affondò nella schiena del maschio che crollò a terra con un lamento macchiando di rosso la neve candida mentre la femmina dalla pelliccia argentea si fermò voltando il muso verso il compagno ferito. Il gallicano vide i tre cacciatori avvicinarsi alle due volpi.



In un’altra stanza, a due giorni di distanza il Maestro Supremo e la sua allieva erano inginocchiati uno di fronte all’altra, tra di loro vi era una candela gialla bassa e larga quanto un pugno incisa con simboli egiziani. La luce della fiamma tremolava spandendo una luce fioca tutt’intorno, Omar aveva appena concluso un antico rituale che li aveva proiettati nel mondo dei sogni. Le sue mani stringevano quelle della sua allieva e il freddo gli fece aprire gli occhi.

«Maestro cosa è questo posto? Dove siamo finiti» ?

si ritrovarono in una radura in montagna , tutto era coperto di neve .

Davanti a loro tre cacciatori si stavano avvicinando a due volpi, quella con il manto rosso era a terra ferita mentre l’altra, con il pelo argenteo stava guardando da lontano. La seconda, vedendo gli uomini avvicinarsi all’altra femmina iniziò a digrignare i denti e a prepararsi a balzare addosso al cacciatore più vicino. L’ uomo estrasse la spada che teneva al fianco destro prepandosi a calarla sull’animale. Due figure vestite di bianco si sollevarono dalla neve, e scoccarono una freccia ciascuno. Uno impugnava un arco corto con doppia curvatura mentre l’altro ne usava uno lungo. Le frecce saettarono nell’aria affondando nel petto dei due uomini con un tonfo sordo. Uno dei due cacciatori, con i capelli lunghi e biondi, piegò il capo a fissare stupito l’asta che gli fuoriusciva dal petto, le gambe gli cedettero a cadde in ginocchio rantolando. Con una mano afferrò l’asta cercando di estrarla ma crollò a terra esanime. Il terzo cacciatore spaziò con lo sguardo l’orizzonte, mentre si avvicinava alle due volpi. Omar si sentì osservato e la sua allieva gli tirò una manica

«Maestro, non interveniamo ? Li vuoi lasciar morire?»

«Secondo te dovremmo ?»

Nailah fece due passi in avanti verso le volpi estraendo al contempo la Kopesh che teneva legata al fianco vedendo il cacciatore correre verso le prede con una spada in mano. La giovane si mise a correre più velocemente arrivando in scivolata a porsi tra il cacciatore e la volpe. L’assassina sollevò la spada impugnandola per l’elsa e il lato interno della lama bloccando la spada del cacciatore. I due contendenti erano immobili in una posa che poteva ricordare due statue se non fosse stata per la tensione.

La volpe stesa a terra fissò la scena con lo sguardo pieno di terrore, la sua vita dipendeva dalla forza di quella giovane. Il muso dell’animale iniziò a guardarsi intorno per cercare di capire se avesse una via di fuga o se non vi fosse altra possibilità che attendere l’inevitabile. Quando si voltò verso la compagna la vide in angosciosa attesa, quegli occhi sembravano quasi quelli di un essere umano.
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All’ennesimo stridore metallico Gawain sollevò il capo rendendosi conto che stava osservando la scena con gli occhi della volpe e sarebbe potuto morire ben presto. Omar decise di intervenire in aiuto della sua allieva e lo fece lanciando due spilloni contro il cacciatore ma questi deviarono colpendo la volpe argentata. Sentendo i guaiti di dolore dell’animale Nailah spostò lo sguardo un istante il suo avversario ne approfittò affondandole la spada nel ventre.

Nailah cadde a terra, la neve iniziò ad arrossarsi sotto il suo corpo. Di fianco a lei giaceva la volpe rossa, la bianca era scomparsa.



Gawain si svegliò di colpo mettendosi a sedere di scatto mentre l’edile stava spegnendo la seconda candela ormai quasi del tutto consumata. I loro sguardi si incrociarono e Diotimus vide nello sguardo sconvolto e nel volto sudato dell’amico il presagio di un futuro infausto.



Omar e la giovane si voltarono verso le due figure armate di arco che si stavano avvicinando lentamente fino ad essere a pochi passi di distanza. Sebbene fossero vicini non riuscirono a scorgerne i volti o altri particolari che non fossero un falco che volava in cerchio sull’ombra più alta e un’ombra rossa che si ergeva alle spalle del secondo.

Ad entrambi iniziò a girare la testa e ben presto la neve perse di consistenza.

Quando riaprì gli occhi Omar vide Nailah fissarlo con lo sguardo smarrito.

«Dove siamo stati maestro » ?

«Non lo so piccola, non era mai stato così intenso ... lui non è vicino» .

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