RACCONTO: Antico Credo - FINE

Era tornato là dove aveva sempre trovato pace, sul tetto del mondo, in cima alla vetta più alta che occhio umano avrebbe mai visto, tra neve e gelo, sprofondato in un cielo terso e vuoto di ossigeno, Omar guardava a qualcosa che non era più di questo mondo.
Eppure in quell'occasione non trovò la pace, rincorso dai suoi demoni personali.

Aveva portato a termine la sua missione, la Rivolta dei Riformisti si era conclusa con la parata di croci sulla Appia a monito di chi ancora aveva creduto possibile tradire l'ideale che era Roma.
Ancora una volta, il pericolo più grande per Roma era stata Roma stessa. E, ancora una volta, loro cinque, gli Imperatoris Spectra, avevano continuato a proteggere Roma da se stessa.
Ma nessuno aveva protetto lui. Nessuno aveva creduto in lui.

Quando alla fine di tutto Zarich lo aveva inchiodato al muro rivelando il medaglione che portava al collo, nessuno degli altri tre aveva levato un dito, nemmeno una parola o anche solo pensato un dubbio. Gli sguardi erano passati dallo stupore al livore, all'odio.

Non si era giustificato. Non avrebbero capito. Non avrebbero voluto capire.

Sospirando spinse ancora oltre lo sguardo, sull'orizzonte curvo ai suoi piedi, senza trovare risposte. Non era lì che avrebbe trovato la pace. Chiuse gli occhi, raccolse le sue energie interiori, le focalizzò e pian piano divenne ghiaccio e poi, nonostante il gelo, il ghiaccio si sciolse e come acqua chioccolò giù per la montagna, saltellando di sasso in crepa, raggiunse una sorgente e si unì ad essa,scivolando lento e inesorabile fino al mare, al grande mare oceano che circondava tutte le terre.
Si insinuò dall'acqua salata a quella dolce risalendo fiumi fino al grande lago per poi ridiscendere giù, lungo il Nilo culla della sua rinascita e tornare in forma là, dove tutto era ricominciato.
Stremato dal lungo viaggio costatogli settimane, incurante della fame e della sete, si inoltro nel deserto, crollando in fin di vita, come unica compagna la sabbia che sbuffò infastidita al suo stramazzare.

Riaprì gli occhi sentendo dell'acqua fresca rotolargli sulle labbra riarse. Non aveva la più pallida idea
di quanto fosse rimasto lì. Non gli interessava.
Era tornato là dove davvero aveva trovato la pace. Sorrise, a labbra spaccate. Seth gli scompigliò i capelli con un sorriso comprensivo.
«Sono tornato a casa, Padre.»
«Lo so, figliolo. Mi prenderò cura io di te, ora puoi riposare.»
Lontano, dall'altra parte del Mare Nostrum, Cassandra si svegliò urlando inorridita, stringendosi convulsamente il petto, quasi che qualcuno le avesse strappato il cuore per riempire il buco di solitudine.
Seth raccolse dalla sabbia un antico medaglione raffigurante il suo cartiglio e quasi con rimpianto vi soffiò contro, disperdendolo polvere al vento del deserto cui apparteneva da sempre.
Omar chiuse gli occhi con un sospiro rinfrancato, per riaprirli sorpreso all'abbraccio: Yezebel, scattante e magra come la ricordava gli era corsa incontro, saltandogli al collo come da millenni aveva fatto solo nei suoi sogni. Omar, incredulo, ricambiò l'abbraccio e tutto divenne chiaro. Entrò nella prima delle tre torri che svettavano verso il cielo, nere e lucide.
Era in pace. Era a casa.

Finalmente.

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