OPINIONI: tra i due mali alla fine sceglierei Martin

Sempre più spesso quando vado in libreria, la sezione fantasy è occupata per lo più da Martin, in tutte le salse, la Rowlings in trasferta dal settore “ragazzi” e tutta una pletora di nomi per lo più sconosciuti (alla sottoscritta) che non fanno altro che portare avanti filoni distopici alla Hunger Games o paranormal romance di vario genere. Per non parlare della commistione del paranormal-distopic-romance.

Tolta la Rowlings che se non altro viene tradotta bene e in ogni caso se ne esce con opere dal sapore prettamente fantastico adatte a tutte le età (un po’ come i romanzi della De Mari), mi vedo sprofondare poche rare copie di Abercrombie, Sanderson e pochi altri tra una moltitudine di Martin e “il resto”.

Ora, ammesso e non concesso che fin troppo spesso gli autori blasonati del fantasy tendono a ripercorrere sempre il solito cliché (squadra che vince non si cambia, neh…) e non osano nulla di innovativo, è anche vero che chi l’ha fatto – e male – viene osannato come il nuovo autore del secolo del genere. Per non parlare de “il resto”, miscuglio di generi banali con alla base la storia d’ammorree invisa ai più, ma l’ammorreee vince sempre e se non il sesso, ma la tensione sessuale, vince ancora di più facendo leva sulle tempeste ormonali delle ragazzine.

Ma, siamo franchi, questo non è fantasy. Martin non è fantasy e “il resto” non è fantasy.


Anzi, stanno dannatamente rovinando il genere.

Siamo franci, Martin con la saga infinita de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” ha messo in tavola una strana commistione storica che neanche la più fantasiosa ucronia poteva creare: una guerra dinastica tra due tra le più grandi famiglie di Westeros, Stark e Lannister, con l’ultima erede spodestata dei Targaryen pronta a tornare per riconquistarsi il trono. Il tutto infarcito da intrighi politici, alleanze disattese, tradimenti e matrimoni per rinsaldare le proprie posizioni. Insomma, un’epopea dinastica rinascimentale nota e già vista, almeno per chi la Storia l’ha studiata. Il tutto mentre da Nord preme una nuova e sconosciuta minaccia, gli Estranei, che spinge i popoli dei Bruti ad assaltare la barriera per trovare riparo oltre essa.

Vogliamo ricapitolare? Martin ha preso la Storia dell’Inghilterra, l’ha un po’ rimescolata a suo uso e consumo, mettendo insieme fatti di epoca romana con il casino dinastico che è stata la guerra delle due rose. Non ci credete? Faccio giusto un paio di esempi, puramente storici vediamo se serve che vi faccia poi anche il parallelismo.

Quando i Romani abbandonarono la Britannia lasciarono alle loro spalle un’imponente muro difensivo dai popoli ostili del Nord: Pitti e Scoti, barbari che nulla volevano da Roma se non le ricchezze che si favoleggiava ci fossero oltre il Vallo. In quel periodo storico, dalle coste Norvegesi e Svedesi calarono i Sassoni e i Vichinghi i quali fecero razzie ripetute sulle coste e sulle isole della Scozia, spingendo Pitti e Scoti a trovare riparo altrove. E quell’altrove era, idealmente, oltre quel muro che i romani avevano eretto per difendersi da loro, nei territori del Northumberland oltre il Vallo di Adriano. Da qui nasce anche il mito di King Arthur, tuttavia Martin ha avuto il buon senso di non toccare anche quella roba là.

Facendo un balzo storico non indifferente, nel 1455 inizia la contesa tra i figli di Edoardo III Plantageneto che con alleanze politiche dettate dai matrimoni fondarono due grandi dinastie: gli York e i Lancaster. Entrambi i casati avevano una rosa nello stemma di famiglia e dai contrasti nati per il diritto dinastico di sedere sul trono alla morte del Plantageneto si sfociò nella Guerra delle due Rose, tra scontri aperti in battaglia e sotterfugi di corte, tradimenti e alleanze strategiche.


Elisabetta I Tudor, il risultato della Guerra delle Due Rose
Aggiungo solo che, con gli scontri, in quel periodo si giunse a mettere sul trono bambini, talvolta veri e propri infanti di pochi mesi, e per tutelare il regno venne istituito dal Parlamento inglese il “Lord Protettore d’Inghilterra” che aveva il compito di guidare e consigliare il re e il regno.

Con un altro piccolo volo pindarico di qualche decennio ecco scendere dall’esilio cui è stata relegata una principessa, se ne stava per i fatti propri vivendo nella vergogna di essere una figlia illegittima, quand'ecco che l’ennesimo vuoto di potere alla morte di Enrico VIII la pone sul trono e per andare a sedercisi sopra non esita a fare un macello di tutti quelli che le si parano davanti. La vergine regina Elisabetta I prende il potere, non si sposerà mai nonostante in molti tentarono di convincerla a farlo, e guiderà con pugno di ferro il regno d’Inghilterra avviandolo a diventare la potenza mondiale che sarà poi nei secoli successivi.

Fermiamoci un secondo e ragioniamo: vi ho raccontato la Storia o vi ho parafrasato in termini diversi quella che è (e sarà? Chi lo sa...) la trama de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Beh, dai, non andate a sottilizzare sui personaggi specifici come Bran e Arya Stark, Petir Ditocorto Baelish o l’incommensurabile Varys… Certo è che, tolti gli Estranei e i draghi le viverne, non resta nulla di carattere veramente fantastico da questa serie infinita di romanzi, mentre infila a forza una nuova componente nel genere: il carattere dinastico e l’intrigo di corte, di cui francamente se ne poteva fare a meno. Succederà, vedrete se non ho ragione, che una volta terminata la saga cominceranno a fioccare nuovi autori, assolutamente “innovativi”, e i loro libri vedranno campeggiare in seconda di copertina non più la tanto amata/odiata mappa, ma l’albero genealogico. E dovremo armarci di pazienza per inseguire tutti i legami di parentela per capire quale legame esista tra i personaggi. E vabbé: la stagnazione del fantasy sullo stile di Tolkien e sulle trame del prescelto e della profezia, alla lunga portano a questo. Se non altro sarà un cambiamento.

Poi, dicevamo, c’è “il resto”. 
Questo è il risultato di ricerca di "paranormal romance" non di "fantasy"
Il paranormal romance e il 90% dello urban fantasy, che è solo paranormal romance sotto falso nome. Che è tutto quello che è young adult, perché va un casino e fa figo scrivere per i piccoli giovani adulti (una volta si chiamava teen literature, perché negli anni 80 e 90 non eri adolescente, eri un teen-ager), e anche perché se proprio vogliamo bistrattare come si deve la narrativa fantastica facciamolo con metodo e usiamo traduttori che vabbé, non facciamo un po’ di editing e imbottiamo le ragazzine di idee romantiche e pregiudizievoli (presente si Tuailait e tutte le menate della Bella deficiente?), perché l’ammorreee vince sempre, vince tutto e non guarda se tu sei un umano e il partner uno zombie. Sì, lo so, ma c’è davvero anche questo in giro (Warm Bodies, ci hanno ovviamente fatto sopra anche un film, schifezza tanto e forse più del libro).

Quindi prendiamo una storia romantica, mettiamoci di mezzo vampiri, licantropi e streghe (e gli zombie! non dimentichiamo gli zombie!), facciamogli vivere storie d’ammoorreeee struggenti, rimarchiamo il clichè indissolubile del romance ed ecco a voi servite sciatte storielle piene di preconcetti, pregiudizi e sesso ed otterrete il minestrone del paranormal romance. Che, a tutti gli effetti, riesce a dare anche delle storie veramente carine (io sono un’inguaribile romantica, lo sapete, sono cresciuta a pane, fantasy e harmony!) e che si è ritagliato uno spazio suo, si è guadagnato un’etichetta sua (perché noi umani amiamo etichettare le cose, sigh) e quindi… Quindi perché accidenti infilate i paranormal romance in tutte le possibili categorie del fantastico? 
Quand'è che Amazon, perché è l'unica che ha il potere di guidare tutti gli altri, si deciderà di creare questo genere e ci consentirà di scorrere le categorie horror e fantasy senza dover saltare a piè pari le
prime tre pagine, piene zeppe di questi romanzi che, per quanto di matrice fantastica, NON SONO FANTASY.

Il paranormal romance è ROMANCE. Ed è paranormale, ma – ripeto – NON È FANTASY. Il fantasy è ben altra cosa.

Giunti a questo punto, temo solo che qualcuno nel prossimo futura incroci il distopico con il paranormal romance (che dite, l’hanno già fatto? Già...) con il nuovo genere di fantasy dinastico di Martin e facciamo filotto. Il che mi fa rimpiangere, quasi, Tolkien e tutti quei nazitolkeniani che il fantasy è solo quello del professore di Oxford.


Certo che, se avessi voce in capitolo e dovessi scegliere, tra i due mali alla fine sceglierei Martin.

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