RACCONTI: Antico Credo - 3

Omar passeggiava per il cortile del Grande Tempio di Seth ad Avaris, cortile condiviso con l’Accademia e osservava i giovani che vi si allenavano.
La sua attenzione fu attratta da un ragazzino, non doveva avere ancora dieci anni, che si esercitava sulla trave alta, ad almeno dieci metri da terra. Un esercizio che – sapeva bene anche lui ormai – era vietato agli adepti con meno di sedici anni.
«Che ci fa lassù?»
«Il cretino.» Fu la secca e fredda risposta di Archantes, ma Omar poté cogliere la sfumatura che nessun altro avrebbe colto: puro terrore.
Cos’è per te quel piccolo?

Vide chiaramente la donna sbiancare sotto al cappuccio bianco impreziosito da ricami in argento. Ci mise qualche secondo di troppo a rispondere: «Se continua così il mio futuro ex-allievo migliore.»

Omar stirò le labbra in un sorriso nascosto dal cappuccio nero. Quando il piccolo cadde era però pronto e rilasciò il potere dalla mano che stese con tempismo perfetto: un getto d’aria improvviso refolò per il cortile fino al corpicino in caduta scomposta, lo fece ruzzolare contro la cima sbrecciata del muro di cinta e lo spinse oltre.
«Ci sono ancora le vasche di tintura oltre il muro, vero?» Chiese l'uomo, con un dubbio tardivo.
Meno di un secondo dopo si sentì il tonfo di un corpo che cadeva in acqua.
Non gli sfuggì l’espressione tesa dello sguardo di Archantes, nascosta abilmente da una maschera di impassibilità e tradita solo dal lento espirare quando udirono le voci concitate di alcuni tintori e la risata argentina di un bambino che stava scavalcando il muro nello punto sbrecciato. Completamente azzurro, da capo a piedi. Rideva divertito, mentre atterrava al suolo con una grazia degna del miglior assassino esperto, tradita solo dallo “sploch” dell’acqua colorata che aveva formato una piccola pozza ai suoi piedi.
Si avvicinò assieme ad Archantes al ragazzino e a tre passi di distanza Omar faticò a non arricciare il naso al puzzo di urina che il piccolo emanava. Se non altro sembrò contrito al vederli avvicinare e non profferì un fiato mentre Archantes lo rimproverava aspramente, per quanto con toni pacati. Conosceva solo un’altra donna al mondo capace di far accapponare la pelle per il terrore e il timore delle sue reprimende mai urlate, solo sibilate. Strinse le labbra per non scoppiare a ridere e stringendo gli occhi mentre chinava la testa per nascondere il sorriso si rese conto che l’ombra del bambino immobile guizzò come se avesse una volontà propria.

Congedato il piccolo, condannato a restare di quell’azzurro ceruleo per più di qualche giorno, Omar continuò a fissarlo mentre andava verso il dormitorio per lavarsi e cambiarsi.
«Chi è?»
Archantes rimase stupita dalla domanda e ora era certa che non vi fossero sfumature personali. «Si chiama Tamer Aziru Khenzer, ha nove anni e, francamente, è migliore di molti adulti esperti nel nostro ordine. L’anno scorso ha effettuato il suo primo omicidio, sotto la mia supervisione. Ora mi sarà più difficile seguirlo, la confraternita tutta ha bisogno del mio apporto, non solo lui. Ma vorrei continuare ad addestrarlo ancora… Sono convinta che possa dare molto di più e diventare il prossimo Archantes.»
Omar annuì, ma mantenne un’espressione corrucciata mentre si avviavano a continuare la passeggiata di sopralluogo degli allenamenti. A nessuno era sfuggito quanto successo, ma non un brusio curioso, né alcuno dei cadetti si era fermato a guardare. Quella era la magia del duro addestramento degli Assassini di Seth: cogliere profondamente tutto quanto accade intorno senza farsi distrarre da quello che si sta facendo.
Dopo lunghi minuti di assorto silenzio in cui Omar rimase colpito dalle evoluzioni e innovazioni che in quei duemila anni erano state apportate a quel piccolo seme che lui stesso aveva piantato, l’uomo deviò dal percorso stabilito portandosi dietro la donna.
Appartatosi vicino a una fontana si concentrò appena e l’acqua cominciò a zampillare più abbondante creando uno scrosciante muro d’acqua che li nascose a qualunque sguardo indiscreto, mentre il rumore simile a quello di una cascata celò al resto del mondo le parole che si scambiarono.
«Quel ragazzino, Tamer, hai detto. È un Aziru, giusto?»
Lei annuì, lasciando nell’intimità di quel momento che la maschera di impassibilità cadesse del tutto.
«Nessuno può sapere cosa diventerà in futuro, di certo sarà molto di più di un semplice Assassino. Hai visto la sua ombra?»
Archantes strinse le labbra preoccupata. «Sì, l’ho notata. Non è la prima volta, ma per quanto abbia fatto studi e rituali di divinazione, non ho trovato spiegazioni.»
«Capisco. Tienilo d’occhio, comunque, potrebbe non essere nulla come diventare un potere innato di qualche tipo. In quel caso dovrai mandarlo a Roma, nella Specula, lì potrà imparare a dominare eventuali suoi poteri. Non cercare di sfruttarlo come infiltrato, non potrei salvarlo.»
Archantes fissò negli occhi quello che sentiva essere il Maestro Supremo e sprofondando nelle iridi di acciaio comprese. La bocca della donna si aprì per lo stupore. «È un tuo discendente… Ecco perché ti interessa tanto.»
Omar nicchiò con la testa, ma non negò. Era stupito lui stesso di aver ritrovato ancora gli Aziru dopo tanti anni. «Probabilmente non è niente e col tempo andrà a perdersi tutto, si sa che in quest’età di crescita possono succedere le cose più disparate che poi si risolvono in nulla. Tra quanto sarebbe pronto per il passaggio?»
«Lo è già, a dire il vero, ma ancora non dimostra di avere sempre la maturità giusta.»
Omar rise di gusto al cruccio della donna. «Allora aspetta che abbia sedici anni, poi mandalo a fare un anno in viaggio per il mondo. Dovresti istituire questa cosa per tutti gli allievi: uscire da qui, vedere come si vive nel resto del mondo, in cosa si crede… Li renderà più consapevoli della scelta che faranno poi.»
Archantes annuì. In fin dei conti era una buona idea. E se non fossero più tornati voleva dire che non erano pronti a vivere nel mondo. «Andranno però accompagnati da un supervisore. Ciò che qui apprendono, non deve essere rivelato.»
«Sì, sono d’accordo.»
Dopo qualche secondo, riappropriatisi entrambi delle rispettive maschere di impassibilità mentre la fontana tornava a chioccolare tranquilla, Archantes pose una domanda: «La Specula, eh? Non è la prima volta che sento questo termine, ma ancora non ne sappiamo abbastanza.»
«Non ha importanza, il fine della Specula è preservare l’impero e non va in contrasto con il nostro Credo a patto che si resti nell’ombra. L’omicidio a Roma è piuttosto comune, ma non è esattamente il metodo che i romani prediligono per risolvere le dispute, almeno… Non in modo palese come qui.»
«Ecco perché hai chiesto che ordini di non lasciare la firma di Seth.»
«Anche.»

Stava per ripartire sulla sua barca quando Omar si accorse di essere osservato. Un ragazzino completamente azzurro stava in piedi vicino al molo e lo guardava serio serio. Non si era accorto del suo arrivo, tanto era stato felpato il passo.
Gli sorrise, ma non disse nulla.
«Davvero sei il supremo?»
«Davvero.»
«Menti.»
«Come fai a dirlo?»
«Dovresti avere più di duemila anni… E questo non è possibile! Nessun uomo può vivere tanto a lungo.»
«Ne conosco altri quattro che potrebbero smentirti.»
Il ragazzino inspirò profondamente, guardandolo astioso. «Non mi interessa, ma ti avverto di una cosa: stai alla larga dalla mia Maestra. Lei è la persona migliore del mondo e non merita di essere presa in giro da te!»
Omar per poco non scoppiò a ridere in faccia al pargolo. Era un soldo di cacio e stava già mettendo mano alle lame per difendere la sua Maestra. Fu irresistibile lo sguardo di fuoco che quei piccoli occhi argentei gli stavano lanciando e gli sondò la mente e i ricordi per capire. E comprese tutto nel vedere un bimbo di tre anni lanciarsi con fiducia tra le braccia di una donna che era poi diventata Archantes, ma che ancora – nonostante il nuovo titolo – non disdegnava di giocare alla lotta coi cuscini con lui, ridendo e scherzando. Come una sorella maggiore o, lesse nel cuore del piccolo Tamer, come una madre.
Annuì rispettoso. «Non prendo in giro nessuno, te lo assicuro. E poi comunque me ne sto andando, dubito che tornerò ad Avaris per il prossimo secolo o anche di più. Però, Tamer Aziru Khenzer, ricorda una cosa: per quanto ami una persona, la Regola viene anche prima di questa. Nessun giuramento può venire meno, solo questo è un assoluto. È la Regola. Tutto il resto è relativo e mutevole e può avere più di una spiegazione, magari anche tutte valide. Non lasciare che siano gli altri a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, nemmeno la tua Maestra è infallibile. Cerca di usare sempre la tua testa, anche se è difficile, anche se sbaglierai. E quando sarai in dubbio confida nelle tue capacità, ma soprattutto nella Regola e nel Grande Padre Seth, signore delle Tempeste e padrone del deserto.»



Con quelle parole, che lasciarono ammutolito il piccolo, Omar chiuse gli occhi, inspirò profondamente quindi espirò piano e con costanza verso la vela quadrata che si gonfiò portandolo via un’altra volta da quella città antica.

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