LO SFATAMITI: I Gladiatori atto 2°

Torniamo a parlare di gladiatori e di falsi miti associati a queste figure.
Generalmente si pensa che nel mondo gladiatorio romano le donne non fossero presenti se non in veste di spettatrici e che la loro presenza sulla sabbia dell'arena sia invece un'invenzione hollywoodiana.
Niente di più sbagliato.

Certamente, lo spettacolo gladiatorio comprendente anche la figura della gladiatrix era raro, poiché comunque le donne venivano cresciute secondo gli schemi e la volontà patriarcale dell'epoca (e che tutt'ora vige forte in Italia) che la vuole succube del padre prima e del marito poi. Per lo più erano combattenti provenienti dalle provincie più "barbare" o schiave razziate oltre confine, ma anche per le donne come per gli uomini, alcune andavano volontariamente dal lanista.

Tanto è vero che, benché ancora più rare (al momento se ne conoscono solo due in tutto il mondo), esistono delle raffigurazioni concrete delle gladiatrici, come il bassorilievo di Alicarnasso o la statuetta conservata al Museo di Amburgo.
Ne "Le vite dei Cesari", Svetonio narra di come Domiziano indisse dei giochi addirittura notturni e Cassio Dione racconta che in questi combattimenti notturni gli scontri tra le donne o tra donne e nani era il culmine dello spettacolo, tanto che per far ben vedere la qualità dello spettacolo (ossia quanto avesse pagato in più per la loro presenza), le donne combattevano - oltre che a torso nudo come al solito - anche senza alcun elmo affinché fossero ben riconoscibili.

La rarità del fenomeno femminile nell'arena era quindi dovuta più a una questione morale che ad altro, difatti oltre al fattore di crescere le donne e gli uomini con un forte senso della famiglia e dei ruoli consoni a ciascuno, tipico di una cultura patriarcale, non vi erano altri impedimenti per una donna che voleva diventare una star dell'arena. A conferma di tali argomentazioni vi furono delle leggi in materia, l'imperatore Tiberio vietò che nessun parente - maschio o femmina - di un senatore fino alla terza generazione si esponesse al pubblico con i giochi gladiatori.

Fu nel 200 d.C. che Settimio Severo vietò i giochi gladiatori alle donne, trovandoli disgustosi e contro la morale. Il cristianesimo, benché ferocemente combattuto e perseguitato da questo imperatore, stava mettendo forse radici nella morale e nel costume popolare.

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