BIBLIOTECA: Nytrya

Nytrya – Federico Galdi
Editore
: Plesio Editore
Formato: Brossura
Pagine: 278
ISBN: 9788890646218
Prezzo: 13.50€


Sinossi
Sono passati venticinque anni da quando gli atlantidei hanno invaso la Frontiera, distruggendo, uno dopo l'altro, il regno dei nani di Khaemir, quello di Hesperia e quello di Delphoi. Hanno così soggiogato le popolazioni invase, rendendole schiave nei loro stessi territori. In questo contesto Myrddion, militare membro della famiglia imperiale, riesce a ottenere il trasferimento a un incarico lontano dai campi di battaglia e viene inviato a Nytrya, la miniera in cui il re dei nani Kennek, con i suoi figli Thorengreim e Bragion, è imprigionato. Sarà in questa occasione che l’atlantideo, per la prima volta, ascolterà la versione dei vinti.


Trama
Primo libro – sigh – dell’ennesima saga fantasy con un’ambientazione particolare: un misto di miti nordici classici con Nani, Elfi, Orchi e Draconici e un’infusione dei miti mediterranei con gli Atlantidei e il loro mitico oricalco, il metallo leggendario citato da Platone.

La trama segue le vicende di un re dei Nani e di un disertore Atlantideo, uniti gioco forza nella fuga dalle miniere di Nytrya, dove i Nani – dopo una battaglia campale contro proprio le forze belliche di Atlantide – sono stati rinchiusi come schiavi.

Myrrdion è un ufficiale appartenente alla famiglia imperiale atlantidea, si è fatto trasferire alla sorveglianza di Nytrya dopo aver visto troppo sangue e troppe battaglie in nome di un Impero che ha conquistato con le armi quasi tutto il mondo conosciuto e che mantiene il controllo con pugno di ferro. Rifuggendo dalle responsabilità del campo di battaglia, complice anche l’abuso di alcol, Myrddion spera di trovare pace e tranquillità, che però gli sono negate dopo l’incontro scontro con Kennek, re dei Nani lì rinchiusi, e l’impulsivo e sanguigno figlio Thorengreim.

Suo malgrado affascinato dalla storia recente raccontata non dai vincitori, ma da chi ha perso tutto tranne la propria dignità, nonostante l’impegno profuso dall’impero di Atlantide per spogliare il popolo dei Nani pure di quella, Myrddion comincia a porsi troppe domande per un buon ufficiale e comincia a guardare con occhi diversi questo popolo sottomesso, ma non domo. Come non è domo Thorengreim che lo fa oggetto dei tiri mancini più atroci facendogli perdere il rispetto degli atlantidei al suo comando.

Quando l’amico di una vita si rivela essere una serpe in seno pronto a tradirlo per un ideale che si rivela essere un ideale falso e vuoto, Myrddion si trova a dover scegliere tra un futuro in catene o la diserzione. Non sa e non cerca quanto accade dopo, cioè trovarsi investito dallo stesso re Kennek del compito di accompagnare e proteggere il figlio, quel Thorengreim che era stato per lui una spina nel fianco per tutta la sua permanenza a Nytrya.

In fuga, quindi, nano ed atlantideo si trovano a stringere un patto di non belligeranza che li porterà a incontrare persone credute morte, nuovi maestri e guide, compagni di ventura inaspettati e una nuova tremenda battaglia lungo la Frontiera, pedine inconsapevoli di un gioco molto più grande di loro.



Parere
Ecco che mi ritrovo mio malgrado ad affrontare un nuovo inizio, un’altra saga e sempre per colpa di Plesio Editore che oltre a fare offerte succulente, mette sul piatto prodotti di qualità che non ci si aspetta da editori piccoli e indipendenti come loro.

Nytrya non è più una novità editoriale da un pezzo e questa mia recensione giunge forse tardiva, nondimeno per me è stata una bella scoperta. L’unico vero difetto di questo libro è la quantità di refusi presenti, cosa ahinoi fin troppo presente nelle primissime edizioni di Plesio. Per fortuna le riedizioni e i secondi volumi delle saghe che io inizio non sono nemmeno paragonabili a questi primi libri, forse quindi ancora più preziosi perché testimonianza di un duro lavoro e del percorso che Giordana Gradara, titolare di Plesio Editore, e il suo staff hanno intrapreso in questi ultimi anni nella jungla editoriale italiana, portandoli a un miglioramento costante, su tanti fronti.

Ma ora basta divagare, siamo qui a parlare del libro, non del suo editore!

Federico Galdi ha uno stile che non definirei proprio immediato, ma nell’insieme sa ben dosare i momenti epici a quelli ironici, a sprazzi di umanità e di “normalità” – per quanto possa essere possibile la normalità con tutto quello che succede in questo romanzo – in modo molto buono, senza mai realmente appesantire la narrazione e inserendo preziosi flash-back (come per esempio la caduta della città dei Nani) o racconti (come quello della madre di Myrddion) che svelano tessere di un mosaico storico che sono celate anche alla conoscenza dei protagonisti stessi.

Questo romanzo spezza molti stereotipi del fantasy moderno: a partire dal concetto di protagonista che non è chiarissimo: sebbene si inizi seguendo un percorso di fuga di un alcolista decisamente non anonimo dai campi di battaglia verso un porto sicuro dove finire la sua carriera militare come le miniere di oricalco di Nytrya, dal suo arrivo a destinazione Myrddion sembra passare, via via che scorre il testo, il testimone di protagonista a Thorengreim.

Ecco, forse Thorengreim è una figura archetipica: il principe dei nani, appartenente al clan del Drago Rosso ed erede al trono, è il classico nano testa calda, rude, rozzo, irascibile e vendicativo.

Restando sui personaggi il migliore in assoluto è Jarl, il draconico, capace di tanta rozzezza quanta scapestrata violenza e ironia bastarda, ma splendido anfitrione della sua terra e guida d’eccezione per comprendere questa razza gestita in modo così unico, ben lontano dalle reminescenze (quasi) antiche di Dragonlance, unica altra opera in cui ho trovato citati i draconici. La differenza sostanziale è che Galdi li rende mezzosangue tra razze umane (umani ed elfi) e draghi, mentre in dragonlance erano il frutto delle uova dei draghi buoni corrotte dalla magia nera di Takhisis.

Jarl è anche il personaggi con i dialoghi più brillanti e spicci, infarciti di ironia e carichi di frecciatine alla volta di Tremerys, il druido, che perde puntualmente la pazienza, con sommo scorno di Thorengreim che raggiunge lo stesso risultato con molta più fatica del draconico.

Questa strana compagnia viene messa insieme da Galdi non certo a caso, soprattutto se teniamo in considerazione la piattezza dell’atlantideo per buoni tre quarti di libro e la stereotipata narrazione che coinvolge il nano sempre e comunque sulla falsa riga (si fa per dire, ok? È solo un modo per dire come viene gestita la narrazione) degli standard che coinvolgono solitamente questa razza.

Jarl e Tremerys sono effettivamente i personaggi meglio approfonditi nella storia e Jarl è assolutamente il mio preferito, anche se sono convinta che Myrddion può ancora sorprenderci.

Sì, perché nell’appiattimento di questo personaggio ho come l’impressione che si nasconda un percorso di crescita che si rivelerà essere diverso dai canonici percorsi in cui il personaggio impara qualcosa. Anche perché, in fin dei conti, Myrddion è già un veterano e non rispetta nessun cliché del fantasy moderno: le prende di santa ragione un po’ da tutti, ci rimette un occhio (nel vero senso del termine) e con l’ultima battaglia colleziona ferite come io colleziono campanelle.

Ed è questo a piacermi di questo personaggio: la sua umanità. La sua condizione di disertore nasce dalla volontà di andare oltre ciò che lo stato e il regno – cioè suo zio l’imperatore e il suo viscido consigliere – vogliono imporre al mondo e questa volontà e curiosità è una delle caratteristiche più naturali dell’essere uomo. Anche la sua impulsività, come il gesto di cancellare dalla fronte i simboli ocra del suo essere altaltideo.

L’insieme di caratteristiche di Myrddion è così sparpagliato per tutto il testo che non le si ravvisa. Insomma, a ben guardare, lui è un trentacinquenne, ufficiale veterano, appartiene alla famiglia imperiale del regno dominante ed è… un alcolista. E nemmeno anonimo, visto che tutti lo sanno o lo capiscono e ne approfittano in varia misura, a partire proprio da quello che lui considera il suo migliore amico che invece lo tradisce per prendere il suo posto. Non è nemmeno tanto bravo nel combattimento a singolar tenzone, le prende nell’arena, le prende dall’istruttore di tiro, le prende dagli Elfi e le prende pure nella battaglia contro gli orchi.

Insomma, la letteratura fantasy di oggi vi ha abituato a personaggi che sono ragazzini sedicenni, Eletti e destinati a incarnare una profezia di rivoluzione di qualche tipo, in grado di imparare l’arte della scherma e di padroneggiare gli arcani magici a tempo record, hanno ovviamente i loro patemi e le loro fisime mentali, anche se finiscono per perdersi dietro gli occhioni splendenti della strafiga di turno e che mostrerà di avercele quadrate molto più di loro. Beh, tutto questo in Nytrya non c’è! Non è fantastico?

C’è da aggiungere che il vero punto forte di Galdi sono i dialoghi e l’ironia che impregna tutto il libro, talvolta anche nelle descrizione. I dialoghi sono serrati, immediati, botta e risposta senza respiro carichi di sagacia e ironia, talvolta disprezzo. Insomma, l’autore ha un vero talento per svilupparli come si deve e lo fa con maestria. Purtroppo, come sempre, non si è i personaggi stracazzuti dei nostri libri e abbiamo le nostre pecche, quelle di Galdi è il mettere troppe informazioni – per quanto necessarie – nel romanzo senza approfondirle e dando come per scontato che il lettore sappia, quando invece non è così. Questo rende alcune parti confusionarie, come per esempio la trattazione delle religioni e delle gerarchie ecclesiastiche, nonché delle stesse divinità e culti.

Nell’insieme comunque un buon libro, che si legge bene e che coinvolge, non disdegna di approfondire senza pedanteria temi cari all’autore come la collaborazione, la tolleranza, il rispetto, la guerra e l’egemonia dittatoriale. Tutti temi caldi e attuali, calati perfettamente nell’ambientazione che risulta essere molto curata, seppur qualche volta confusa e “scontata” (mi ripeto: può esserlo per l’autore che l’ha creata, ma non per il lettore…).

Alla fine, quando ho faticosamente chiuso il libro una volta giunta al termine, mi sono resa conto che sì, non vedo l’ora di prendere in mano il seguito: Bandlòr. Poi, per leggerlo, visti i miei attuali impegni, ho paura che impiegherò i prossimi mille anni, ma questa è un’altra storia.

Voto: 4/5

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