recensione:prima di svanire

Prima di svanire - Marco Siena
Editore: Butterfly Edizioni
ISBN: 9788897810193
Edizione: copertina flessibile - 230 pagine
Prezzo: € 14,00

Sinossi
Tutto inizia in una fredda mattina di febbraio: improvvisamente in tutto il mondo la gente comincia a svanire. Senza un perché, senza nemmeno la possibilità di un ultimo bacio. Basta l'attimo di un battito di ciglia o di un soffio di vento. Lentamente le città si trasformano in immensi cimiteri, le case restano disabitate, il denaro non conta più nulla, la gente girovaga disperatamente alla ricerca di cibo. Cosa succede? Perché la gente svanisce? Ritorneranno tutti? È la fine del genere umano? In questo scenario apocalittico, Piero, Pablo ed i loro amici sono protagonisti di una serie d'avventure sospese tra mistero e thriller.

Trama
In un paese emiliano fuori porta, in cui si riconducono facilmente i rimandi alla Modena che tutti conosciamo, improvvisamente iniziano a scomparire le persone. 
Dapprincipio gli anziani, poi in seguito gli altri.
In questo contesto si muovono Piero e Pablo, due amici che inizieranno un viaggio che li porterà verso l'ignoto e durante il quale incroceranno la strada, in un contesto molto da serie tv, con poche altre persone, altri "sopravvissuti" come loro e finendo per scontrarsi con qualcosa che sembra non aver mai fine, nemmeno dopo la quasi estinzione dell'umanità: il Male.
Cercheranno di capire cosa abbia portato via la gente e perché, addentrandosi con lenta cautela in una realtà dai tratti horror ma che non intaccherà la loro amicizia.

Parere
Prima di andare a scrivere questa recensione, ho voluto guardare in giro cosa si trovava, chi diceva cosa a proposito di questo libro. Sono rimasto spiazzato, perché in effetti mi sento il classico pesce fuor d'acqua visti gli "osanna" che vengono rivolti all'autore e quanto viene decantato questo libro.
Per carità, io come gli altri Demiurghi, siamo sempre dell'opinione che "de gustibus non disputandum", dopotutto ci sono fans sfegatati della Meyer e dei suoi vampiri di pailette.
Già da questa premessa di capisce che a me questo libro non è piaciuto, ma non è solo una questione di gusti, è l'insieme di cose che ho riscontrato che mi hanno lasciato... perplesso. E deluso.
Personaggi, trama e situazioni sono un insieme di stereotipi e cliché molto spesso anche forzati, momenti che forse avrebbero voluto strappare un sorriso hanno lasciato un vuoto deluso, punti di svolta nella trama clamorosamente mancati e personaggi ligi ai loro ruoli, tutti ben incastellati nei cliché da cui sono stati estrapolati - e non è per forza una cosa brutta, però si dovrebbe almeno dare agli stessi una caratterizzazione che li faccia spiccare e che rilevi il loro spessore, che in questo caso è purtroppo rimasto quello del foglio di carta su cui sono descritti.
Come dice Azia, concordo con lei che non necessariamente la mancanza di originalità sia una cosa brutta, se l'autore sa scrivere, può anche ripetere lo stesso cliché in venti modi e verranno fuori venti storie diverse, con gradi di approfondimento diversi e con anche tematiche sostanziali diverse. Marco Siena, però, mi dispiace dirlo, non rientra in questa categoria di scrittori: la storia ho faticato molto a concluderla, il libro l'ho iniziato e abbandonato, ripreso e ri-abbandonato un'infinità di volte prima di mettermi con spirito critico a leggerlo tutto e dall'inizio per avere un'idea organica.
Purtroppo, di organico questa storia mi ha mostrato poco, molti punti sono confusi evidenziando una struttura un po' sconclusionata e a ben vedere, nonostante lo stile tutto sommato piacevole e fluido, si è dimostrato piuttosto povero sia di contenuti che di vocabolario, dal momento che in certi passaggi l'uso di parolacce e improperi sembra sia l'unico modo scovato dall'autore per dare spessore a una trama tutto sommato leggera e, alla fine, inconcludente. 
Ora, l'uso delle parolacce personalmente non mi infastidisce, a meno che non si arrivi - come in questo romanzo - a passi in cui diventano troppe. Non mi interessa in modo particolare e non mi offende, ma il parco dei lettori è vasto e a molti questa cosa invece potrebbe dar fastidio. 
Anche il ritmo narrativo è lento e, benché non vi siano refusi o errori grammaticali che rompano la sospensione dalla realtà, è facile tuttavia venirne a noia, visto anche il vocabolario non particolarmente ricco.
Nell’insieme, insomma, come racconto potrebbe “svanire” come i suoi personaggi senza che nessuno se ne accorga né ne senta la mancanza.

Voto: 1/5

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