PILLOLE DI STORIA: Le regole dell'omosessualità romana

Sappiamo tutti che nell’Antica Roma l’omosessualità ( e la bisessualità) era frequente e non suscitava alcuno scandalo, ma era soggetta a “regole” stabilite dalla morale comune, la cui mancata osservanza la rendeva oggetto di scherno e addirittura motivo di perdita di alcuni fondamentali diritti civili per chi la manifestava pubblicamente.
Un cittadino romano poteva tranquillamente essere un omosessuale rispettato dunque, purché mantenesse sempre un ruolo “attivo” nell’ambito della propria scelta e a patto che l’amante fosse di rango inferiore; se su quest’ultimo punto i Romani potevano tuttavia chiudere un occhio, su quello della “passività” si dimostravano invece inflessibili, tanto che l’omosessuale “passivo” diventava per tutti un “cinedo” (mollaccione), veniva deriso e perdeva addirittura la facoltà di votare e di rappresentarsi in un processo.
Celebri per aver compiuto tale scelta nella storia romana sono Giulio Cesare, invaghitosi del re di Bitinia Nicomede, con il quale allacciò una chiacchieratissima relazione (al punto che i suoi soldati lo dileggiavano bonariamente - guai se a farlo era qualcun altro, però! - cantando durante i trionfi la frase: “ecco il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”) e Nerone, almeno a detta di Svetonio, secondo cui lo stravagante Imperatore si sposò addirittura due volte con due schiavi dello stesso sesso, Sporo e Doriforo, la prima volta nel ruolo di “marito” e la seconda di “moglie”.
Un’altra stranezza, almeno a giudicare con il metro e la morale di oggi, riguardava la libertà di avere rapporti con minori, considerati più opportuni con i bambini che con gli adolescenti; la discriminante era data dal fatto che i primi, essendo del tutto inconsapevoli del senso delle azioni che mettevano in atto, non correvano nessun pericolo di essere “deviati” da esse, mentre i ragazzi, che per ragioni di età erano evidentemente consci di quanto facevano, incorrevano nel rischio di diventare, come si diceva, dei “maschi riusciti male”.
Insomma davvero un insolito modo di pensare, che tra l’altro distingueva fortemente i Romani dai Greci, per i quali l’omosessualità con gli adolescenti costituiva una tappa fondamentale e positiva del loro percorso di crescita e di maturazione psicologica e fisica, ma i rapporti con i minori di 14 anni erano rigorosamente vietati.

Articolo originale: pillole di storia

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