PILLOLE DI STORIA: Dai pesci alle caldaie

Torna la serie di post (spero continuativa per un altro po') di carattere storico a tema Antica Roma, volti alla scoperta di aneddoti interessanti che spieghino in termini spicci episodi e curiosità su un'epoca affascinante che, più conosco, più mi rendo conto che negli ultimi decenni abbiamo inventato ben poco in confronto!

Oggi parliamo di architettura romana e subito dal titolo ci si chiede che parte abbiano i pesci. Ebbene, credo che ben pochi sapessero che uno dei più famosi piscicoltori romani, tale Gaio Crasso Orata (per l'appunto, chissà che pesci allevava?), sia stato l'inventore del sistema che rivoluzionò i sistemi di riscaldamento delle case (patrizie, ovviamente), ma soprattutto di terme e forti.

D'altronde, come si riscaldavano gli antichi quando ancora non esisteva il caminetto? Tutti sanno che tra i
romani era in uso principalmente il braciere, una grande vasca di bronzo - per i più ricchi - o in terracotta posta generalmente al centro della stanza nella quale si bruciava torba o carbone di legna. Non esistendo un sistema di convenzione dei fumi, appare ovvio che questo sistema avesse il grosso inconveniente di rilasciare il fumo nell'ambiente e, scrive Orazio, «si lacrimava per il fumo perché bruciavano rami freschi con le foglie e tutto». Per non parlare che, per difendersi dal freddo, si perdeva letteralmente il sonno a causa del terrore di incendi: non erano rari, purtroppo, specialmente nel periodo invernale e causati proprio dall'uso dei bracieri.
Orata, invece, inventò un sistema molto più sicuro e, di conseguenza, costosissimo per riscaldare l'ambiente. Un sistema che sempre più spesso installiamo noi stessi nelle nostre case (cosa vi dicevo sul discorso che non abbiamo inventato poi chissà cosa?) per efficienza energetica e consumi bassi: il riscaldamento a pavimento.

Coibentare una stanza richiedeva però una soluzione assai costosa, poiché sotto allo strato di marmo classico usato per le ricche pavimentazioni delle domus patrizie veniva creato un massetto fatto di mattoni, cocciopesto, argilla e massetto (sabbia e cemento per chi non lo sapesse), letteralmente sospeso sulle pilae, colonnine di mattoni disposte a distanza regolare sotto tutto il pavimento da riscaldare.
In questa intercapedine sotto al pavimento, si sprigionava il calore proveniente dalla caldaia, un vano sotterraneo ove era collocata la fornace.
Come sistema - pecca che nel XXI secolo ancora non si è realmente risolta - era efficace, ma lento: motivo
per cui generalmente le persone continuarono ad andare alle terme per riscaldarsi e rincasare solo per andare a dormire dopo aver cenato. La spesa esosa di questo sistema fece sì che nelle abitazioni private venisse applicato a una stanza soltanto, generalmente il bagno, o al massimo a un paio. Inoltre, Orata non aveva pensato a estendere il sistema alle pareti, per cui restavano fondamentalmente gelate.
Fu però un'invenzione epocale perché trovò immediata applicazione in ambito pubblico, specialmente nelle terme e nei forti lungo il limes del Reno, dove il clima era particolarmente rigido e lo stato aveva necessità di rendere il più confortevole possibile la vita ai suoi soldati.
Fu soltanto nel I sec. d.C. che qualche altro ingegnere e architetto si pensò di estendere l'idea di Orata alle pareti, creando un'intercapedine tra due muri che oltre a isolare meglio le case, consentiva di collegarla alla ventilazione della caldaia e, quindi, a riscaldare meglio l'ambiente. Si sfruttò la cosa anche per l'evacuazione dei fumi, che passavano attraverso dei mattoni forati appositamente pensati, i tubiculae, e che terminavano in cima al tetto con dei comignoli: oltre alla funzione di canna fumaria, quindi, svolgevano la secondaria - ma non meno importante - funzione di ulteriore riscaldamento.
Questo passaggio fu la fortuna delle terme, poiché si poterono raggiungere in taluni ambienti anche temperature elevate, intorno ai 50°C.

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