RACCONTI: Sortes - Cap. VIII

Attenzione: il racconto non appartiene alla linea temporale definitiva della Specula.

Racconto di Nazareno Vianello


A.U.C. 1064
Dal diario personale di Haimirtch Etrurio Venetio comandante in carica della coorte XVII Siriana.

Tamer fece ritorno alla popina allo scadere dell'hora decima. La fortuna volle che ci fossimo appena riuniti.
Si sentiva esausto. Il maestro d'ombre aveva dato fondo a tutte le sue energie. La sua arte era stata messa a dura prova ed i componenti avevano cominciato a scarseggiare, ma la cosa aveva dato i suoi frutti.
Quando si sedette al tavolo, stavo compilando le solite scartoffie. Il suo volto era più magro del solito e tirato dalla stanchezza.
«Non hai un bel colorito!» Scherzai, ma onestamente era la prima volta che vedevo Tamer senza il suo sorriso sghembo, forse aveva incontrato delle difficoltà.
In fin dei conti finora, anche se la riuscita di questa missione dipendeva da ancora da troppi fattori, le cose stavano andando per il verso giusto. Avevamo rintracciato il nostro obiettivo, trovato il suo collegamento ed il suo protettore. Ancora un piccolo sforzo e ce ne saremmo potuti tornare tutti a casa.
«Bah! Sono distrutto.»
Gli versai un boccale di vino, nella speranza che questo servisse a ridargli un po' di forze.
Normalmente Tamer avrebbe mantenuto il silenzio, ci avrebbe guardati dall'alto in basso con quella sua aria di strafottenza e si sarebbe dilungato in chiacchiere insignificanti fino a quando non avessimo perso la pazienza, per poi pendere dalle sue labbra mentre ci forniva le informazioni goccia dopo goccia.
Questa volta però la cosa andò diversamente, fu lui a prendere la parola.
«Ho dovuto pazientare. Loviana non si muoveva dal suo banco di lavoro e non ha ricevuto visite degne di nota, tranne alcuni clienti, suppongo, abituali.
L'ho seguita fino alla sua casa. Abita sopra una taberna, probabilmente è il padrone della stessa ad affittarle la stanza. Lei non dorme molto, ed onestamente ho dovuto prendere alcune precauzioni: è molto sospettosa. Ma l'attesa anche se estenuante, mi ha ripagato.»
Il maestro d'ombre tracannò un altro boccale di vino prima di continuare.
Tuscia lo osservava con un misto di sospetto e preoccupazione. Era un medicus ed il suo istinto l'aveva messa in allerta.
«Va tutto bene?»
«Sì, sono solo molto stanco, ho bisogno di riposare...vuoi farmi da mamma chioccia?»
La sapiente lasciò cadere la frecciata. Probabilmente era vero, quell'imbecille aveva consumato le proprie energie pur di far bella figura e fornire così le informazioni che tutti loro stavano aspettando. Tuscia sapeva che, anche se agiva sempre di testa sua, il maestro d'ombre prendeva veramente sul serio i propri compiti, ma ora ne stava pagando il prezzo. Lo vedeva affaticato più del solito.
Un bagno caldo e una buona dormita, ecco cosa gli serviva!
«La sarta è uscita a notte fonda. Ha iniziato a percorrere strade e vicoli secondari. Probabilmente è il suo modo per cercare di depistare eventuali spie!» Tamer si concesse un ghigno prima di proseguire. «Quando si è sentita al sicuro, è uscita da Antiochia ed ha raggiunto il borgo di Dafne. Lì ha ripetuto lo stratagemma e poi finalmente si è diretta alla destinazione finale.»
Il sapiens tacque e bevve un altro sorso di vino.
«Beh? Accidenti a te! Ti decidi a parlare o ti devo tirare fuori la lingua con la forza? Sono stanco di fare il mercante!» Cornelio stava perdendo la pazienza ed aveva semplicemente espresso il pensiero di tutti, anche se in maniera un po' troppo accesa.
«Loviana è entrata nel tempio di Ecate, quello ordinato da Diocleziano. I lavori non sono ancora ultimati e la sala interna non è pienamente accessibile: i ponteggi chiudono l'entrata e le pietre ne ostruiscono il passaggio facendo il resto; ma vi è un pertugio, non è molto grande, ma riesce a passarvi una persona per volta. Si sono incontrati là.
Antimo sfrutta quella sala per le sue farneticazioni facendola in barba anche all'imperator... Che beffa!»
«Evita i commenti e prosegui, non è il caso di mettere più legna al fuoco di quella che già c'è!» lo invitai a proseguire prima che Scipione, questa volta, lo sbranasse sul serio.
« Si riuniranno domani notte allo scoccare della tertia vigilia. La sua predica durerà almeno un paio d'ore, perciò dovremmo attendere almeno fino alla quarta vigilia se non oltre.»
«É rischioso ma non abbiamo scelta, quasi certamente Antimo farà un'entrata teatrale e questo ci impedisce di colpirlo prima della cerimonia. Probabilmente al termine della predica la maggior parte dei suoi seguaci tornerà da dov'è venuta e con lui si fermeranno solo i suoi fedelissimi. Basterà avere ancora un po' di pazienza e poi potremo agire indisturbati. Sono quasi sicuro che quell'uomo non si muova mai assieme alla folla, sa che potrebbe essere pericoloso. Qualche fanatico può mescolarsi ad essa in ogni momento ed aggredirlo quando meno se lo aspetta.»
Il discorso di T'Challa aveva lasciato tutti a bocca aperta. Era sceso il silenzio e tutti lo stavamo fissando. Appena il numida se ne accorse, distolse lo sguardo e tornò alla sua cena. Ogni tanto mi meravigliavo dei suoi ragionamenti. Apriva bocca solo se necessario, ma alcune volte se ne usciva con delle intuizioni che avrebbero lasciato di stucco anche uno stratega esperto.
Tamer si congedò. Tuscia lo osservò mentre usciva. Il maestro d'ombre sembrava aver perso il suo smalto.
Decise di seguirlo.


Il sapiens si diresse alle terme, pagò un guardiano affinché lo lasciasse entrare anche a quell'ora tarda... Lei fece lo stesso. Probabilmente l'uomo pensò ad un appuntamento clandestino tra innamorati, perché quando Tuscia gli allungò qualche moneta, in tutta risposta, ricevette uno sdentato sorriso di comprensione.
Il medicus si mantenne a distanza, protetta dalla semioscurità.
Normalmente non sarebbe riuscita a sorprenderlo, al contrario: lui sarebbe sparito lasciandola lì come un' idiota per poi ricomparire alle sue spalle, magari facendola sobbalzare sfiorandole la schiena in uno dei suoi soliti scherzi; ma il maestro d'ombre non se ne accorse. Si era fermato una volta soltanto, e, insospettito, si era voltato fissando le ombre che si stendevano dal colonnato.
Il suo sguardo vigile aveva inquadrato in pochi attimi l'intera area.
L'istinto lo aveva messo in allarme. Tamer, ora, era immobile come una statua, ma pronto a colpire come un serpente scatta sulla preda.
Era eretto sulla schiena, i suoi occhi grigio argento brillavano assieme alla sua pelle bronzea alla luce delle lampade. L'egiziano rimase così per istanti che a Tuscia parvero eterni.
Un rivolo di sudore le scivolò sulla tempia. Ella tratteneva il respiro, mentre obbligava ogni suo muscolo a non compiere il benché minimo movimento, poi il maestro d'ombre riprese a muoversi e ignorando l'etichetta che ogni romano rispettava, si tolse le caligae, lasciò cadere la tunica di lino e la sottotunica quasi in mezzo alla stanza.
I muscoli ben delineati della schiena ora brillavano grazie al vapore che si depositava sulla pelle. Tamer sciolse infine i nodi che trattenevano il subligaculum per poi immergersi direttamente nel tepidarium.
Era esausto. Sentiva la testa scoppiare e gli doleva la schiena: quei letti facevano proprio schifo.
Aver pedinato quella Loviana era risultato più stancante del previsto. Il doversi fondere con le ombre così a lungo lo aveva messo a dura prova, aveva dato fondo a quasi tutte le sue scorte di componenti ed ora quelli che gli restavano doveva dosarli con cautela altrimenti i sesterzi, questa volta, li avrebbe dovuti chiedere a qualche strozzino...Beh, in fondo la missione era quasi finita. Ancora un piccolo sforzo e poi si sarebbe preso un po' di riposo.
Tuscia si trovò a combattere tra i sentimenti e la ragione.
Il medicus era rimasto immobile dietro una colonna poco distante, respirando appena per non farsi sentire. I rapporti con il maestro d'ombre erano ormai stati chiariti da tempo, l'amore per T'Challa era cresciuto giorno dopo giorno, mentre la loro fiducia veniva messa alla prova e le difficoltà si interponevano tra loro, lei e il numida erano più uniti che mai.
Il sentimento che la legava al maestro d'ombre era sempre stato difficile da comprendere. In effetti, il suo comportamento altalenante e sempre scherzoso, non gli aveva mai permesso di comprenderlo fino in fondo.
Qualche volta aveva anche pensato che provasse qualcosa per lei, ma la chiarezza non era mai stata il suo forte e per quanto fosse, una donna deve essere trattata con rispetto: se un uomo la desidera sul serio, deve farsi avanti. Il loro mestiere non era certo tra i più semplici, era ovvio...sapeva benissimo che le loro vite erano continuamente appese ad un filo, infatti quando dichiararsi - con sua somma sorpresa - era stato il numida, Tuscia si era spaventata. Un violens? E se avesse perso il controllo mentre erano insieme? E se fosse morto in battaglia il giorno dopo? E se... Ma forse, tra i tanti dubbi, quello che aveva fatto breccia nel suo cuore erano state le sue parole...
Vorrei poter invecchiare al tuo fianco, vorrei che tu fossi la prima cosa che i miei occhi possano vedere quando si aprono, perdendomi nei tuoi ogni mattino e l’ultima quando si chiudono al giungere della notte, sognandoti nell’attesa di risvegliarmi il giorno seguente accanto a te...
Parole tirate fuori a fatica, combattendo contro un nemico più grande di lui: il ricordo.
T'Challa sapeva benissimo che ogni attimo passato accanto a lei poteva essere l'ultimo e per questo l'amava così intensamente da trasmetterle il suo calore anche quando lei si arrabbiava con lui e non gli parlava per giorni. Si limitava a guardarla. Diceva che era la sua piccola dea. Paziente, le stava accanto sempre e comunque, aspettando... poi quando lei tornava, apriva le sue forti braccia e le sorrideva, baciandola. Il suo uomo era per lei un punto fermo e questa era la cosa più importante.
Tra lei e Tamer, c'era comunque una profonda amicizia, con la quale lui si divertiva, a volte, a stiracchiarne il limite mettendola a un po' a disagio. Sapeva che questo sarebbe stato uno di quei momenti.

...continua...

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