RACCONTI: Sortes - Cap. VI

Attenzione: il racconto non appartiene alla linea temporale definitiva della Specula.

Racconto di Nazareno Vianello


Dal diario personale di Haimirtch Etrurio Venetio, comandante in carica della coorte XVII Siriana.

Era da poco iniziata la seconda vigilia, quando la compagnia finalmente si riunì alla popina.
Dopo esserci riuniti nella stanza da letto comune, Tamer ci mise al corrente dell'anello mancante: Loviana. Lei ci avrebbe condotto da Antimo, e da lì le cose - dei permettendo - avrebbero raggiunto la giusta conclusione.
«Ma come possiamo avvicinarsi a lei senza destare sospetti?»
Lo chiesi perché ormai sentivo la necessità di alleggerire quel peso che mi stavo portando dentro da quando ci era stato impartito l'ordine dal praefectus. Avevo bisogno di sentirmi parte del gruppo senza esserne sempre e soltanto il comandante.
T'Challa e Cornelio si scambiarono un rapido sguardo, ma mentre quello del numida sembrava deciso, quello del centurione aveva assunto un'aria interrogativa. Dopodiché, il violens si avvicinò a Tuscia.
«Perdonami, mia piccola dea...» e così dicendo, T'Challa compì un gesto talmente rapido che faticai a vederlo.
Il gabon gli si materializzò in mano e con un movimento circolare dal basso verso l'alto strappò la sovratunica viola indossata dalla sapiente.
La reazione della nostra medicus all'impulsività del violens fu, tutto sommato, commovente e divertente allo stesso tempo, ma questo credo che resterà scritto solo nel mio diario, perché non avrei mai osato ridere in un frangente del genere.
Tuscia restò di stucco, strabuzzò gli occhi con la bocca spalancata. Per un attimo rimase immobile come una statua; poi, ripresasi, per prima cosa cacciò un urlo di paura ed infine si morse il labbro inferiore, mentre stringendosi addosso i lembi di stoffa i suoi enormi occhi si riempivano di lacrime. Con quei capelli appena arruffati, sembrava un gattino a cui avevano prima servito e poi portato via la cena per dispetto.
«Ma...ma...Perché?? Potevi avvisarmi, prima...» 
Più che in collera, la sua voce sembrava una supplica.
«Scusami.» 
T'Challa, se possibile, era arrossito e faticava a guardarla negli occhi, ma una volta rinfoderata l'arma, l'aveva stretta tra le sue braccia.
«Sei... Sei uno stupido!» La sapiente lo colpi ripetutamente a pugni chiusi sul petto, ma il numida continuò a guardarla amorevolmente ed attese che i suoi piccoli pugni si fermassero. Lentamente i colpi diminuirono d'intensità e forza fino a quando Tuscia non si fermò completamente, mentre lui le accarezzava dolcemente i capelli.
I due rimasero abbracciati per alcuni secondi, per una volta nessuno di noi aveva osato intromettersi...e, sinceramente, ero curioso di capire cosa passasse per la testa di quel bestione.
Quando Tuscia si fu calmata, lui la allontanò leggermente prima di parlare.
«Ci serve una scusa e tu puoi darcela. Shorab non si sprecherebbe mai per un rattoppo, quindi lo affiderà a Loviana...così, potremo identificarla senza fare domande per poi seguirla ed eliminare Antimo. Ormai conoscono sia te che Cornelio e poi, come padre e figlia di certo non destate sospetti. Tamer vi terrà d'occhio da lontano e si assicurerà di seguire la sarta quand'ella si muoverà per seguire l'epischopo
«E tu che farai?» Il maestro d'ombre incalzò dubbioso, vedendo che il numida lo lasciava gironzolare accanto a Tuscia.
Lo sguardo del violens si volse verso il comandante. «A me è stato chiesto di eliminare Soraya e se tu Haim, mi darai il tuo benestare, lo farò.»
«E chi te lo avrebbe chiesto?? E soprattutto, perché?»
T'Challa tornò a fissare il maestro d'ombre.
«Beh, adesso puoi illuminare tutti noi con le spiegazioni che hai volutamente omesso a me durante il tragitto.»
Bastardo... Questa me la paghi.
Quel pensiero attraversò la mente di Tamer come un lampo che però si spense quando, nello sguardo del numida, non trovò nessuna malizia o cattiveria. Quell'uomo che giungeva dalla lontana Africa, si sentiva probabilmente più romano di un cittadino che risiedesse nella capitale. Cives Romanus sum, forse la frase più orgogliosa che un uomo potesse dire...sono un cittadino romano. T'Challa si stava semplicemente comportando come tale. Proveniva dall'Ars Gladiatoria ed era uno speculator. Probabilmente la lealtà che quell'uomo aveva nei confronti del suo comandante era incommensurabile quanto quella che aveva verso Roma. 
Accidenti a lui!
«Beh? Ti hanno mozzato la lingua?» «No.» «Allora spiegati!»
Stavo per perdere la pazienza.
«Ho dovuto mentire in modo pesante. Forse un po' troppo. Ho dichiarato che vi sono delle persone che sono giunte fin qui per uccidere Antimo, ma che io sono qui, assieme ai miei compagni per proteggerlo.» Forse può funzionare... in fondo, Tamer pensò che stava solo omettendo qualche piccolo dettaglio, nulla di più.
«Ti rendi conto che potresti aver mandato tutto a puttane? Adesso rinforzeranno la guardia ed il senatore lo proteggerà mettendolo sotto scorta!»
Cornelio aveva preso la parola, ma si stava alterando un po' troppo.
«Non è detto.»
La voce di Tuscia si alzò sopra quella del centurione e tutti ci voltammo a guardarla.
«...in realtà lui è qui in gran segreto, giusto? Solo i suoi fedeli e pochissimi altri sanno come incontrarlo, o sbaglio? Inoltre, essendo ospite del senatore non corre alcun pericolo durante la notte...»
«Dove vuoi arrivare?» Scipione si era calmato, incuriosito dai ragionamenti della sapiente.
«...secondo me non aumenteranno le guardie. Attirerebbe l'attenzione, e questo rovinerebbe tutto. Non penso sia la prima volta che mandino dei sicari per farlo fuori, quindi saranno sicuramente preparati a questa eventualità. Il mio consiglio è di attenersi al piano ed in caso di difficoltà... beh, in quel momento vedremo il da farsi. Non possiamo montare castelli in aria per niente.»
Tamer si rilassò, l'aveva scampata.
Caio lo fissò in tralice. Da dietro le sue cicatrici, al suo sguardo vigile non era sfuggito il cambiamento nell'espressione del maestro d'ombre.
«TE LA SEI SCOPATA! Brutto figlio di una lupa!»
Quelle parole gli uscirono come un ruggito, il vecchio si era fatto largo e gli si era piazzato a meno di due centimetri. Lo stava fulminando con lo sguardo. 
«Te l'avevo detto che...»
«Basta così! T'Challa, non abbiamo scelta. Tienila d'occhio e procurale...un incidente.» 
Cercai di essere il più autorevole possibile, ma essere ascoltato in quei frangenti era come farsi sentire dagli spalti del Circo Massimo durante le corse dei carri.
Scipione aveva cercato di prendere Tamer per la tunica, ma lui lo aveva agilmente schivato. Ora i due si fronteggiavano a tre passi di distanza l'uno dall'altro.«Fidati, questa me la paghi! Ti avevo avvisato!»
Il centurione senti una mano posarsi sulla sua spalla, un'ombra scura si era stagliata dietro di lui.
T'Challa lo fissava paziente. Ci fu uno scambio di sguardi, il volto truce di Cornelio si rilassò, e, dopo un cenno, il veterano ed il numida lasciarono il sapiens dov'era, mentre si andavano a sdraiare sulle rispettive brande.
Se l'era cavata. Il maestro d'ombre rimase fermo ancora per qualche secondo, in attesa. Ora toccava al comandante dargli una strigliata, ma la cosa non avvenne. Si voltò e dopo un'alzata di spalle, andò a coricarsi. Si sentiva stanco e affaticato aveva veramente bisogno di una bella dormita. L'indomani avrebbe dovuto pedinare quella Loviana o come minimo tenerla d'occhio.

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