RACCONTI: Sortes - Cap. V

Attenzione: il racconto non appartiene alla linea temporale definitiva della Specula.

Racconto di Nazareno Vianello


Dal diario personale di Haimirtch Etrurio Venetio  comandante in carica della coorte XVII Siriana.


Una serva bussò ed entrò nell'oecus. Dopo un cenno d'assenso, si avvicinò al senatore sussurrandogli qualcosa all'orecchio per poi allontanarsi con un inchino.
Lucio Claudio Antonio prese la parola. « Miei ospiti, vi ringrazio di esservi uniti a me per questo frugale banchetto, vi annuncio che padre Antino ci onorerà con la sua presenza.»
Per un fugace istante, i nostri sguardi s'incrociarono. Caio, Tuscia ed io simulammo una perfetta sorpresa e ammirazione. Ci inchinammo come si conviene, in segno di rispetto ed attendemmo silenziosi.
Un uomo di statura media, con il volto placido entrò nella stanza. Indossava l'abito appena confezionato dal suo sarto. La stoffa pregiata, gli cadeva perfettamente senza errori di cuciture o quant'altro. Doveva aver pagato un occhio della testa, ma probabilmente a lui questo non interessava perché per i suoi conti venivano usate le questue della chiesa.
«Ave, domine Lucio, ti ringrazio della tua ospitalità che, come sempre, si intona ad un senatore di Roma  e che è pari solo alla tua immensa grandezza. Sia lodato il Signore che ti riempie della sua grazia.»
« Vi ringrazio padre, questo è il mercante Flavio Tullio Tribuno giunto qui con la sua famiglia, è venuto a farmi visita.»
Il vescovo dopo essersi inchinato al cospetto del senatore si accomodò su un triclinio servendosi della frutta fresca.
«Mi auguro che abbiate avuto l'occasione di visitare la chiesa»
Caio ebbe la prontezza di spirito di rispondere a tono.
«Mio figlio Pisone vi è stato appena giunti qui ad Antiochia e noi non mancheremo certo di farlo, vero figlia mia?»
« Certo, padre.»
Antimo tenne lo sguardo fisso su Scipione per alcuni istanti. I suoi occhi, per un attimo sembrarono freddi e calcolatori come quelli di un reclutatore dell'esercito, poi il suo sguardo si raddolcì ed il suo volto divenne calmo e placido come se nulla fosse accaduto.
«Bene, ne sono veramente felice.»
A Tuscia il suo sorriso sembrò più falso dei ninnoli che mercanti vendevano al mercato spacciandoli come benedetti dalla dea Fortuna.
Cornelio inscenò un' ottima farsa. Se non ne avessimo fatto parte, avrei potuto giurare che quella che stava presentando era davvero la sua famiglia ed i dettagli erano talmente curati che persino Tuscia si meravigliò di come quel vecchio centurione sapesse recitare.
Tra una frase e l'altra cercammo di scoprire il più possibile su quel traditore.
Trovammo conferma che risiedeva nell'ala est della domus Claudia ed anche che era un fuggitivo, anche se lui si definiva un perseguitato. Ovviamente negava di compiere miracoli in nome del suo dio, visto che una delle prime regole nella sua religione per poterli compiere si basava sull'umiltà. Ma si tenne ben distante dal rivelare dov'egli si riunisse con i suoi seguaci per predicare. Insomma avevamo fatto tanta fatica per nulla...o forse no?
Era la prima vigilia quando ci congedammo dal senatore Lucio. Quando raggiungemmo la popina Scipione ordinò semplicemente una brocca di vino. Avevamo mangiato talmente tanto che ci sentivamo lo stomaco scoppiare, ma almeno avevamo raggiunto un piccolo risultato. Antimo usava meditare lungo il sentiero che circondava il borgo immerso nella natura. Diceva di sentirsi più vicino al suo dio.


T'Challa aveva perlustrato l'hortus in lungo ed in largo, scambiando qualche parola con gli schiavi che vi lavoravano. Ora era al corrente degli spostamenti quotidiani del senatore e delle sue “passeggiate abitudinarie”. La cosa non era stata poi così difficile. Spacciandosi per uno schiavo, il numida era entrato subito nelle simpatie del mastro giardiniere che, anche se all'inizio lo aveva guardato con diffidenza, si scoprì essere appassionato di Seneca e questo, tra una citazione e l'altra, gli fece sciogliere la lingua.
Il senatore, anche se avanti con l'età, era una persona mattiniera e abitudinaria. Non per questo era da considerarsi un uomo da sottovalutare, al contrario, per raggiungere quella posizione, bisognava trattarlo come persona pericolosa ed esperta. Probabilmente sia Antiochia che le zone limitrofe come Dafne brulicavano di spie da lui pagate per tenere sotto controllo eventuali tentativi di aggressione alla sua persona oltre, ovviamente, alla sua scorta personale che non lo perdeva mai di vista.
Il violens fece un giro di ricognizione al di fuori della cinta muraria. Tutto sembrava tranquillo. Un gatto rovistava tra i i rifiuti ed un gruppo di ragazzini si rincorreva per la strada agitando dei piccoli gladi di legno. 
«Fermatevi invasori! Dobbiamo farvi prigionieri!»
«Non ci prenderete mai!» Ma alcuni di essi si arrestarono di fronte a quella montagna di muscoli fissandolo a bocca aperta.
Per alcuni istanti T'Challa si trovò circondato da un gruppo di mocciosi un po' intimoriti dalla sua stazza. Mentre gli occhi del numida fissarono quei bambini, scese il silenzio, poi il suo volto si aprì in un sorriso mentre faceva un piccolo cenno con la testa. «Sono andati per quel sentiero»
Quello che sembrava essere il capo ricambiò con una smorfia di vittoria. «Grazie domine!» E fuggì via con l'intero gruppetto dandosi all'inseguimento.


«So che il senatore Claudio ha un ospite di nome Antimo, cosa sai di lui?» Tamer ansimava sotto il corpo sensuale di Soraya. La schiava si muoveva ritmicamente sopra di lui per poi fermarsi, rotolare sui cuscini e lasciargli condurre i giochi.
«Perché t'interessa? Cosa vuoi da lui?» La donna gli morse un capezzolo facendogli stringere i denti per non gridare.
Il sapiens prese fiato e cercò contemporaneamente di portare in porto la conversazione.
«Io sono solo un portavoce, non ho la minima idea di quali siano i motivi per cui i principi di Aegyptus siano interessati ad Antimo... Ma suppongo.... Che essendo amici del senatore Claudio... Intendano assicurarsi la sua … Incolumità.»
La donna si fermò per un istante cercando di valutare la risposta datagli. Lo inchiodò con i suoi occhi scuri, ma il maestro d'ombre sostenne lo sguardo. I suoi occhi limpidi e la sua bocca non emisero il minimo movimento, Soraya appoggiò una mano sul suo petto. «Ripetilo. Dimmi che si devono assicurare la sua incolumità.»
Tamer stava controllando ogni parte del suo essere. L'oscura maschera di Seth era scesa su di lui.
« I principi di Aegyptus intendono proteggerlo.»
La schiava non distolse lo sguardo. Seguì quelle labbra mentre pronunciavano ogni singola sillaba. Nessuna vena pulsava sulla fronte di quell'uomo ed il suo cuore non aveva sussultato. Il suo sesto senso gli diceva di non fidarsi...eppure quell'uomo stava dicendo la verità. Fece così un ultimo tentativo per non lasciare nulla d'intentato.
«La tua è una mezza verità, cosa mi stai nascondendo?» Così dicendo strinse i muscoli delle gambe con tutta la forza che ancora possedeva, confidando nel suo istinto.
Tamer dovette pensare in fretta, quella donna lo stava mettendo alle strette e come se questo non bastasse, gli stava facendo male. D'un tratto gli venne un'idea.
« Va bene! Però lasciami!»
«Prima parla.»
«Sono qui per proteggerlo! Qualcuno vuole eliminarlo. Sono anni che difendiamo la sua causa! Chi credi lo abbia fatto fuggire dalle prigioni!?? No! Non io ovviamente, ma i principi hanno le loro persone fidate! Io sono solo una delle loro pedine, sono solo il loro portavoce! LASCIAMI!»
Soraya non si era mossa, sapeva che stava rischiando molto. I loro sguardi restarono inchiodati l'uno all'altra, il silenzio investì la stanza mentre la tensione si poteva tagliare con una lama; persino i loro respiri si erano ridotti, poi lo sguardo della schiava scese sul petto bronzeo e le sue gambe allentarono la presa. Aveva vinto... ma lei doveva morire e forse non sarebbe stata la sola.
I due si accoccolarono tra i cuscini sorseggiando del vino come se fossero stati una coppia d'innamorati.
«Non è necessario che tu vada a disturbare il senatore, Antimo ha una donna affidabile e discreta che lo segue ovunque. É lei che si occupa della sua sicurezza e non solo.» Così dicendo Soraya distolse per un attimo lo sguardo fissando la lanterna. Aveva superato il limite, lo sapeva, ma ormai aveva deciso di fidarsi e non si sarebbe fermata.
«Il nome della donna è...» La schiava si fermò ancora un ultimo istante e Tamer dovette fare appello a tutta la sua forza di volontà per non incitarla a proseguire, doveva pazientare, la donna ormai avrebbe fatto tutto da sola.
«...Loviana Tita. Ella è originaria di Nicomedia e da quello che penso, reputo che in realtà, la donna non gli sia stata propriamente “affidata”, ma semplicemente, deve averlo sempre seguito nei suoi pellegrinaggi... E per non destare sospetti, giunti qui ad Antiochia, abbia contattato domina Augusta per farsi affidare a lui.»
Il maestro d'ombre rimase sorpreso dal ragionamento che quella serva aveva fatto. In realtà era felice di affidare a T'Challa il compito di ucciderla perché, anche se era soltanto una schiava era una donna molto intelligente e se si fossero trovati in altri frangenti, iniziarla al proprio culto non sarebbe stata proprio un'idea da scartare.
« Loviana lavora come aiutante presso Shorab il sarto. Quando lui è impegnato, lei si occupa delle consegne a domicilio, altrimenti lo aiuta presso la sua taberna vestiarii al foro... Ad Antiochia. Ti prego, fa che non le succeda niente, ne a lei ne a padre Antimo... Promettimelo.»
Tamer fissò ancora una volta quegli splendidi occhi che brillavano alla luce della lanterna. 
«Farò tutto il possibile».

Era da poco passata l'hora duodecima quando il numida vide spuntare il maestro d'ombre dal sentiero laterale.
«É tutto a posto, ho l'informazione che ci serviva.»
T'Challa lo fissò ancora per qualche istante, aveva il presentimento che la frase non fosse finita.
«...Ma...?»
«Perché ci dovrebbe essere un “ma”??» 
«Perché con te ce n'è sempre uno. Quindi sputa il rospo.»
«Umpf, dovrai eliminare Soraya.»
«Perché?»
«Devi farlo e basta.»
«Prima ne parliamo al comandante e, di fronte a lui, mi spiegherai perché dovrei farlo e se lui ci darà il suo benestare, allora lo farò.» 
«Senti...»
Ma T'Challa lo interruppe serafico.
«Smettila Tamer, con te ho smesso di discutere da un bel pezzo, sai che non hai più appigli per provocarmi, quindi lascia perdere.»
Il sapiente lo fissò dritto negli occhi, ma nello sguardo del violens non vi era alcun segno di rabbia. Da quando aveva imparato a controllarsi, le cose erano cambiate e soprattutto l'equilibrio che Tuscia gli donava, nessuno riusciva a portarglielo via. Dovette desistere.

...continua... 

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