Brani: Discorso di Diocleziano al Senato

Alcuni autori ricordano il discorso di insediamento di Diocleziano a Senato di Roma, nella nostra ucronia ne abbiamo ritrovato uno stralcio che verrà inserito nel gioco di ruolo della Specula in elaborazione.




[Dal primo discorso di Diocleziano al Senato di Roma.]

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Nella sala della Curia era sceso il silenzio all'ingresso dei pretoriani che anticiparono il nuovo Imperator.
I senatori erano in piedi, come al solito, lungo le due pareti laterali della lunga sala rettangolare. Il drappello di pretoriani, due file da cinque uomini ciascuno anticipati dal centurione, marciarono in siulenzio e con passo cadenzato fino alla fine della sala per poi spostarsi di lato in modo da lasciar libera la visuale del seggio dell'Imperator. 
Quando l'eco del rumore prodotto dai chiodi delle caligae sul pavimento di piastroni si spense entrò Diocleziano. I senatori lo guardarono passare silenzioso e meditabondo. Nessuno sussurrò nulla fino a quando l'uomo si voltò di scatto per affrontare l'assemblea. 


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Senatori di Roma, in questo momento difficile dovremo essere uniti per ricostruire l'impero.
Questi ultimi vent'anni ci hanno visto combattere tra noi: romani contro romani e chi ha beneficiato di questi anni di guerra sono stati i nostri nemici. I parti e i Sarmati hanno ripreso le ostilità ad oriente mentre i popoli barbari hanno più volte superato il limes razziando e dando alle fiamme i villaggi e le città che avremmo dovuto proteggere.
E i giovani che non erano nelle legioni cosa hanno fatto?

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a quel punto i senatori avevano smesso di ascoltarlo con diffidenza pareva che quel generale sapesse esattamente cosa fare per migliorare la sicurezza dell'impero. Quando l'imperator espresse l'intenzione di migliorare la destinazione delle derrate alimentari alle popolazioni emarginate delle
province e non solo della Prefettura italica ricevette l'aperto applauso dei senatori e dei rappresentanti di tali province, che spesso fornivano il maggior numero di soldati all'impero.
Infine, con decisione immediata ripristinò l'applicazione della Leges Iuliae, in particolare del Mos maiorum.
Alla fine del discorso nella Curia era sceso il silenzio assoluto, con quell'ultimo provvedimento l'imperator aveva voluto dare un chiaro impulso al riordino della famiglia, all'austerità dei comportamenti e al rispetto delle leggi.


"Signori Senatori, vedo la perplessità nei vostri sguardi ma per dimostrarvi che non sono un dittatore ma un buon padre cercando di ispirarmi ad Augusto, vi comunico che questa legge entrerà in vigore dall'alba di domani. Ora altri impegni richiedono la mia presenza e immagino che altri richiederanno la vostra poichè voi siete l'esempio del popolo e un senatore che non dovesse rispettare questa legge basilare non è ammesso. Ma se per disgrazia doveste esser scoperti in compagnia disdicevole sappiate che non verrete mandati in esilio come aveva deciso Augusto, i tempi sono cambiati.
Un sorriso rassicurante dell'uomo ebbe il potere di gelare l'assemblea.
Il disgraziato in questione dovrà pagare una congrua multa, proporzionale ai suoi poderi, alle casse dell'impero e poi servire nelle legioni di confine per cinque anni come attendente del legatus della provincia da me scelta."




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