RACCONTI: Sortes - cap. III

Attenzione: il racconto non appartiene alla linea temporale definitiva della Specula.

Racconto di Nazareno Vianello


Dal diario personale di Haimirtch Etrurio Venetio  comandante in carica della coorte XVII Siriana.

Quando ci riunimmo alla popina, Caio e T’Challa portarono buone notizie oltre ad una splendida sovratunica viola. Questa missione prometteva bene, finora non vi erano stati intoppi e anche se la cosa mi sembrava strana, dovevo ammettere che la nostra copertura e le nostre precauzioni forse avevano dato i loro frutti.
Scipione prese la parola serio e conciso.
«T’Challa aveva ragione, Antimo risiede nel quartiere di Dafne; è ospite di un facoltoso patrizio della famiglia dei Claudii da poco convertitosi al cristianesimo. La sua villa è una copia ridotta della domus di Diocleziano, e ha dato al suo protetto libero uso di tutta l’ala est della stessa.»
Proseguì anticipando la mia domanda: «Scioglie più lingue Bacco, di qualunque tortura.»
Cambiai tattica .
«Notizie di Tuscia e Tamer?» 
«Nessuna, quindi direi di dirigerci alle terme come avevamo deciso.»
«D’accordo T’Challa, andiamo.»
Li raggiungemmo, ed anche se i bagni erano separati i pettegolezzi non venivano fermati da nessun muro. La voce che una giovane donna, figlia di un ricco commerciante, si era portata dietro il suo eunuco personale aveva fatto il giro delle terme.
«Flavio, padre, fai chiamare nostra sorella: vorrei potergli dare quella splendida sovratunica di persona».
«Certo coman…volevo dire, figlio mio.»
Scipione si diresse dal guardiano descrivendo Tuscia il meglio possibile, e, identificandosi come suo padre, disse di avere la necessità di vederla.
«Mi dispiace domine, ma vi sono dentro troppe donne dai capelli scuri, come potrei riconoscerla? Chiamandola per nome, giustamente so che si farebbe molto prima, ma non posso disturbare l'intero complesso per la consegna di una sovratunica.»
Il centurione stava per perdere la pazienza quando gli venne un'idea.
«…Sai, mia figlia è un po' viziata, si porta sempre dietro il suo...» «…Aaah! La domina con l'eunuco! Ve la chiamo subito!»
Il guardiano chiamò una schiava, che, ricevuto l'ordine, svanì dietro l'entrata.
Dopo pochi minuti la schiava ricomparve seguita da Tuscia e da Tamer che camminava a passo lento ancheggiando e gesticolando perfettamente calato nel suo ruolo.
«Padre, mi stavi cercando?»
Tuscia recitava bene - per una volta - la parte della ricca figlia viziata, il tono della sua voce sembrava spocchioso e altisonante. Cornelio restò di stucco ma si riprese immediatamente. «Certo figlia mia, io e tuo fratello volevamo farti una sorpresa. Abbiamo un regalo per te...»
Ci allontanammo tutti assieme di una decina di passi, mentre io consegnavo a Tuscia la sovratunica.
«Grazie, mi viziate sempre...ahem, ho scoperto che la mezzana si chiama Fausta Flavia Augusta, in realtà il suo nome sarebbe solo Fausta Flavia. Augusta le è stato dato grazie alla sua magnanimità nei confronti delle sue “predilette”. Eccola, sta uscendo adesso! Non giratevi tutti assieme.»
Flavia era una donna sulla quarantina dai folti capelli rossi. L'impalcatura creata dalla sua acconciatura svettava imponente sulla sua testa, la splendida tunica blu ornata d'oro si posava su un corpo dalle forme morbide. Aveva uno sguardo acuto ma gentile, molti la salutavano con reverenza, anche se il suo “mestiere” poteva non essere apprezzato da tutti.
Tutti eravamo concentrati prima a studiare e poi a seguire la mezzana con discrezione, quando apparve...
Era una donna bellissima, straordinariamente alta, dai capelli corvini, lunghi e folti che le ricadevano fino quasi a metà schiena intrecciati con fili d'oro; i suoi occhi verdi avevano un taglio leggermente orientale e splendevano come smeraldi su un viso perfetto, mentre le labbra sottili ma ben disegnate si socchiudevano lasciando intravvedere dei denti bianchissimi. La sua pelle bronzea contrastava con una tunica bianca di semplice fattura.


Eravamo rimasti tutti a bocca aperta, persino T'Challa si voltò a guardarla, anche se per un motivo differente.
«Assomiglia a...a mia madre...»
Ci voltammo a fissare il violens. Tuscia guardò il numida e comprese da chi avesse preso la sua bellezza, anche se bisognava notarla sotto le cicatrici di anni di battaglie.
Tamer era rimasto di sasso...non muoveva un muscolo, quando sembrò respirare di nuovo se ne uscì con una delle sue.
«Per tutti gli dei, e quella chi è?»
Quando mi ripresi, cercai di riportare tutti alla normalità. «Non è il momento per le distrazioni, forza! Diamoci da fare»
«Ma l’avete vista?… Ahia!»
Cornelio aveva pestato il piede del maestro d'ombre senza tante cerimonie, premendo per bene con la sua caliga, ed avvicinandosi al suo orecchio, parlando a denti stretti, gli diede un ordine a cui non si poteva ribattere. «Sei un eunuco, cazzo! Se ti azzardi a mandare tutto a puttane, per Giove, ti giuro che ti ficco il vitis in posti che nemmeno pensavi di avere! Ti è chiaro il concetto? Fai cenno di sì con la testa e sorridi ed io toglierò il mio piede dal tuo.»
Egli scosse la testa avanti e indietro così rapidamente che pensavamo lo avesse morso una lampreda. Caio tolse il piede prendendo sotto braccio Tuscia. La splendida figura si era affiancata a Flavia e, chiacchierando, passeggiavano tranquillamente per la strada principale. Scipione si diresse assieme alla sapiente verso il guardiano delle terme.
«Chiedo scusa, sapreste per caso dirmi chi è quella giovane donna? Potrebbe interessarmi, sa mio figlio laggiù è un po’ tonto...e quella sarebbe un ottimo sistema per, diciamo, svegliarlo un pochino...»
Il guardiano scoppiò in una grossa risata. «É bella vero? Si chiama Soraya. Mi dispiace, domine, ma è l'ultimo acquisto del senatore Lucio Claudio Antonio. Dice di averla acquistata mentre era di ritorno dal suo ultimo viaggio e ne ha fatto dono al suo protetto Antimo di Nicomedia, a quanto pare era ancora vergine quando è stata acquistata; la mezzana se ne prende cura da qualche tempo. La splendida donna vive con il senatore nel quartiere di Dafne alla domus Claudia.»
Il violens ringraziò il guardiano della cortesia, per poi voltarsi e fare ritorno verso di noi.
«Pisone, figlio mio, mi dispiace ma la domina appartiene al senatore Lucio, sarà per la prossima volta..»
A Tamer non era sfuggita nemmeno una parola, l'espressione del maestro d'ombre era indescrivibile. Era un misto tra la soddisfazione ed il piacere di sapere a chi ora il gruppo avrebbe dovuto rivolgersi. Assunse così un'espressione indifferente, quasi angelica, mentre volgeva lo sguardo da un'altra parte.
Mi rivolsi agli altri cercando, ora che un'altra tessera si era aggiunta alla soluzione dell'enigma, di organizzare un piano che ci permettesse di arrivare al nostro obiettivo: Antimo.
Tamer guardava Scipione con aria divertita. Dalla sua espressione si poteva immaginare quello che stava pensando... Dai dillo, sei costretto a dirlo... Chi deve aprirvi la strada adesso? Forza vecchietto... te lo do io il vitis ora...
«So a cosa stai pensando, disgraziato, ma ricordati la copertura! E se ti fai scoprire e mandi tutto a puttane non so quale sarà la punizione che ti verrà inflitta, ma so quello che ti farò io dopo tutta la fatica che stiamo facendo! É tutto chiaro?»
«Bene ragazzi. Dopo questa, vista l'ora direi che possiamo ritornare alla popina ed agire indisturbati domani, mentre tu, Cornelio, come ricco commerciante puoi far visita al senatore portandogli magari un dono per ingraziartelo...che ne pensate?…Ah, mi raccomando Tamer, per arrivare alla schiava ricordati che dovrai circuire prima domina Fausta...»
La bocca del maestro d'ombre assunse una smorfia che lo fece assomigliare ad una di quelle maschere usate durante le rappresentazioni teatrali, per poi riprendersi con la sua solita malizia.
«Vabbè, vorrà dire che per questa volta ci sarà prima il dovere e poi il piacere.»

...continua...

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