Augusta Taurinorum: ricerca per un racconto Parte II


Continua la ricerca su Augusta Taurinorum.
In questa seconda puntata concluderemo la parte storica per poi immergerci in quella esoterica: storia e mistero si fondono in un unicum che danno vita a brani ispirati.





Tornando all'importanza di Torino dobbiamo pensare all'importanza che la città doveva raggiungere dopo la sua fondazione: per l'esercito di Cesare doveva diventare la Roma del Nord. Il più grande baluardo contro le tribù ostili.


Circolano diverse leggende sul conto dei primi abitatori dove poi si insediano i romani conquistatori per me sono state interessanti solo per comprendere come fin dalla fondazione in questa città si muovessero delle etnie diverse che si riscontreranno in seguito per tutta la storia della città e che ho inserito nel racconto.


Tutti gli scrittori e storici antichi ci hanno tramandato il Mito di Fetonte che cadde nel fiume Eridano, l'attuale Po, in alcune versioni della leggenda, e anche in altre leggende simili risultano presenti anche un principe egiziano o le stesso Osiride. Ora senza scomodare troppo certe versioni che ci porterebbero diretti nella fantarcheologia, ma che in caso sarebbe interessante leggere per diletto personale, sappiamo "di certo" che un uomo che guidava il carro solare è caduto nel fiume Po in tempi lontani e questo è quanto riportato dal mito. Tornando alla fondazione di Augusta Taurinorum da parte dei romani risulta che alcuni autori hanno riconosciuto alcune varianti nella centuriazione della città che li avrebbe portati a ipotizzare l'utilizzo del cubito reale egizio e non del classico metodo della centuriazione romana. Vi sono alcuni autori che ipotizzano, senza portare peraltro nessuna prova, la stessa fondazione della città risalire agli Egizi.


La prima variazione è l'aver posto la Porta Pretoria vero Sud Est e non al contrario, poiché si conveniva che fosse il più vicino ai nemici. Ma non meraviglia immaginare che Giulio Cesare poneva seri dubbi sulla fiducia verso di lui da parte del Senato romano, tant'è che decise di valicare il Rubicone e marciare su Roma per risolvere con la forza questo stato di cose a lui ostili. Infatti per Cesare i suoi nemici più pericolosi erano quelli che si era lasciato alle spalle e non i Galli che stava affrontando.
L'altra variazione si basa sull'inclinazione del cardo e del decumano e sull'utilizzo di una centuriazione tagliata a metà diagonalmente. Ad un osservatore normale non risulterebbe nulla di strano, si penserebbe al semplice fatto che magari in quel punto in antichità vi fosse un impedimento a chiudere il quadrato della centuriazione. Ma stiamo parlando dei romani che hanno scavato gallerie lunghissime per non deviare una strada di montagna. Inoltre dobbiamo sempre tener conto di quanto detto prima rispetto alla superstizione dei popoli dell'epoca.
In quest'ottica alcuni autori, e mi limito solo a riportare la conclusione senza commentarla in quanto non siamo in grado di approvare ne confutare questa teoria, sono giunti a questa conclusione:

La quadratura del cerchio è il segno della perfezione; le terne di Pitagora portano alla rettitudine; infine l’orientamento della pianta di Torino romana inclinata nel giusto modo, attraverso la sezione aurea che vi deriva, lega l’uomo all’armonia del creato.

Per uno scrittore questa è una frase evocativa notevole, che sia vero o meno ha poca importanza per la stesura di un racconto come quello che ho scritto in quanto non erano essenziali ma fanno parte del mito della città, e la città di Torino è stata da sempre il centro di una credenza magica che risale alla sua fondazione per svilupparsi nei secoli a venire.


Spinto da alcune intuizioni e leggende misteriose mi sono dedicato alla ricerca di ulteriori fatti e conoscenze della città che potessero infittire il mistero che avrebbero dovuto svelare i nostri Speculatores.


Augusta Taorinorum ebbe, come quasi tutte le città dell'epoca un'area dedicata alle sepolture, area che era esterna alla città come imposto dalla legislazione romana. Non è stata rinvenuta una necropoli vasta ma numerose tombe, o resti di esse, in una vasta area estera alla città.


La zona con una maggior concentrazione di tombe è quella che si trova tra l'attuale chiesa della Consolata e Porta Palazzo. In questa zona vennero ritrovate molte tombe con resti epigrafici e oggetti funerari di vario tipo.
Lungo la sponda destra della Dora furono ritrovate una cassa di piombo a coperchio mobile e di un
sarcofago di granito grigio, di epoca imperiale, accanto a resti di sepolture tardoromane, emerso nel corso degli scavi del sottopasso di corso Regina Margherita, proprio davanti all'ingresso secondario del Museo di Antichità, .
In tutta la zona di pianura tra la città e le colline sono stati rinvenuti resti di aree adibite a necropoli ed è stato possibile datarle anche in base alle monete degli imperatori che vennero trovate al loro interno.







BRANO:
Poco fuori le mura della città si potevano vedere alcune fiaccole che illuminavano il terreno, intorno ad esse si muovevano una decina di ombre che danzavano nella notte. Sul terreno vi erano ancora i cadaveri di coloro che erano stati giustiziati il giorno prima e di un gruppo di banditi che erano stati catturati e uccisi durante una scorreria nelle campagne circostanti. Per ordine del Prefetto i condannati furono lasciati al Vallis Occisorum per un giorno in modo che gli altri cittadini vedessero la fine di coloro che si opponevano alla legge di Roma.
L'odore di carne in decomposizione ammorbava l'aria in quanto quel giorno era considerato un giorno infausto e nessuno si era presentato al lavoro per seppellire i corpi. A quell'ora della sera ormai l'odore era diventato insopportabile, inoltre le fiaccole e quegli esaltati che ballavano contribuivano a rendere più tetro il luogo.



In effetti per Torino non si hanno molte notizie di monumenti sepolcrali o, più in generale,di tombe non sotterranee: già da tempo si ipotizza la pertinenza ad un monumento funerario, probabilmente ubicato nell'area sepolcrale fuori Porta Praetoria, del frammento di stele marmorea recuperato in piazza Castello nel 1925 ed attualmente conservato a Palazzo Madama; attribuito alla prima metà del I sec., presenta sulla fronte un rilievo con la lupa che allatta i gemelli nel contesto di un paesaggio roccioso. E' del resto plausibile che anche Torino,analogamente alle altre città romane, vantasse almeno alcune strutture funerarie, dedicate a personaggi e famiglie di spicco, ragguardevoli sia per monumentalità che per valore artistico.
In particolare, studi recenti compiuti in relazione ad un restauro su reperti conservati nel Museo di Antichità porterebbero all'individuazione di un'imponente monumento a pianta quadrata, collocato ipoteticamente nell'area funeraria fuori Porta Palatina. Tali reperti sono noti già da lunghissimo tempo nelle collezioni torinesi, forse già dalla fine del XV sec. se è vero, come è stato ipotizzato, che gli stipiti del Duomo decorati con fregi d'armi ne rappresentano un'imitazione, e consistono in un gruppo di blocchi parallelepipedi, forse provenienti dall'area di Porta Palazzo, in marmo bianco di Carrara ed alti in media 45 cm, decorati su una faccia da un ricco repertorio di armi romane e "galliche". In effetti già nel XIX sec. i blocchi erano stati riconosciuti come resti di un monumento funerario, il cui destinatario si identificherebbe con Q. Glizio Agricola, illustre personaggio torinese, peraltro vissuto in un'epoca vicina a quella corrispondente allaprobabile datazione dei fregi (prima metà del II sec.). Si tratterebbe, invece,secondo una suggestiva interpretazione risalente agli anni '30 dello scorso secolo, di un monumento celebrativo posto extra moenia, assimilabile alla tipologia dell'arco di trionfo in base ad elementi tecnici ed iconografici nonché di confronto con vari archi onorari, tra cui quello di Aosta.
Di interesse anche il rilievo recuperato in via Parma che, come evidenziato dalla Mercando, "presenta eccezionalmente i busti dei due defunti nudi…di solito, invece, i busti dei defunti sono più o meno riccamente panneggiati,come si può osservare in un altro rilievo torinese, coevo: i personaggi maschili indossano la toga, quelli femminili la tunica a palla".
Di particolare interesse storico, infine, un gruppo di epigrafi commemorative dei caduti nella battaglia che nel 312 vede affrontarsi proprio a Torino Costantino e Massenzio.


Passando alle fonti meno storico-archeologiche ma più storico-esoteriche. Al fine di un racconto sviluppato nell'epoca romana potrebbero risultare inutili ma visto che le avevo trovate le ho lette ed alcune notizie sono state comunque interessanti ed ispiratrici:


Da alcuni studi si è scoperto che Torino è situata sul 45°parallelo, sulla metà esatta del nostro emisfero ed è il vertice di un “triangolo bianco”, insieme a Lione e Praga, ma anche di un “triangolo nero” con Londra e San Francisco.
Al di sotto della città in superficie si sviluppa una città sotterranea, un universo di cripte, gallerie, tra le quali le leggendarie Grotte Alchemiche – un luogo segreto di potere situato all'incrocio di linee geomantiche che probabilmente si trovano nei sotterranei di Palazzo Madama.
Leggenda vuole che anche Torino abbia il suo punto più “nero”, situato in Piazza Statuto, considerato sin dall'antica come luogo infausto in quanto in epoca romana era sede di una grande necropoli. Al centro della piazza si trova la Fontana del Frejus, un monumento dedicato alle vittime sul lavoro per la costruzione del traforo del Frejus. Sotto lo stesso monumento, si troverebbe una delle prime indicazioni della Torino sotterranea… la Porta degli Inferi. In questa zona ai tempi dei romani si trova il Vallis Occisorum che all'epoca si trovava fuori della città. In questo luogo venivano eseguite le condanne. All'epoca dei romani la pena di morte era applicata frequentemente e i corpi dei condannati, dopo esser rimasti esposti anche per alcuni giorni, venivano sotterrati nel Vallis stesso. In questa zona durante lo scavo per la costruzione della ferrovia venne ritrovata una antica necropoli.


Dall'entrata dell'attuale parcheggio in piazza Emanuele Filiberto si scende nelle ghiacciaie, un tempo grandi frigoriferi del mercato soprastante.
Torino prosegue il suo cammino sotterraneo verso la Chiesa della Consolata, che accoglie lapidi e testimonianze dal medioevo in poi.
Il piano sotterraneo di Torino ha da sempre aiutato i suoi abitanti – a partire da Pietro Micca – a fuggire, a nascondersi dall'antichità alla guerre più recenti e infatti inizierei a riportare alcune nozioni proprio sulla parte sotterranea della città, curiosità e notizie interessanti.


Parte della storia recente è la collocazione dei laboratori di Fisica cosmica che sono stati organizzati dal CNR all'interno di un rifugio antiaereo Sotto il Monte dei Cappuccini,


Nella città oltre alle grotte alchemiche che, alcuni dicono essere collegate a Palazzo Madama si trova anche il quadrato magico inciso sulla pavimentazione in via Gioberti. Tralasciando le speculazioni sull'esistenza delle grotte alchemiche che, essendo un segreto per degli iniziati non se ne saprà mai la verità, possiamo trovare in città anche il quadrato magico, che in realtà è una semplice incisione sulla pavimentazione. Il quadrato è composto da cinque parole che possono essere lette in qualsiasi direzione e che dovrebbero comporre una frase o indizio. In realtà le parole sembra risalgano al dialetto celtico, dico sembra in quanto le stesse fonti da me trovate non lo riportavano come certo, come nemmeno la frase che dovrebbero rappresentare.
Sicuramente molte notizie e costruzioni sulla parte "moderna" della città sono state create ad arte per aumentarne la leggenda di città magica come ad esempio la leggenda che narra che in città vi siano delle statue che indicherebbero la collocazione del Graal.
Di sicuro sotto la città vi è un'altra città scavata, un labirinto di grotte che collegano ogni luogo della città e questa realtà è stata utilizzata insieme alle cisterne dell'acqua e all'esistenza di altre sale sotterranee.

BRANO:
Altri uomini e donne della città iniziarono a discendere nei sotterranei seguendo i primi tre addentrandosi per cunicoli di mattoni con le volte ad arco svoltando poi per una lunga galleria scavata nella nuda roccia. Per illuminare il percorso di quel gruppo vi erano solo delle lampade ad olio poggiate nelle nicchie scavate nelle pareti di mattoni, poste a circa tre passi l'una dall'altra. che illuminavano debolmente la zona circostante e la pavimentazione di lastre di pietra.
Plic ... plic ... plic.

Le gocce d'acqua cadevano lente e costanti dalla volta di mattoni sul pavimento di pietra scavando costantemente i piccoli buchi che avevano creato nei secoli precedenti. Le donne si innervosirono per la presenza di ampie zone d'ombra e per il rumore dell'acqua che le portò ad accelerare il passo



Alcuni punti considerati magici in Torino:
Vicino al Po, sui ruderi di un tempio ritenuto dedicato alla Dea Egizia Iside fu costruita nel 1818 sullo stile del Pantheon la chiesa dedicata, si noti, non alla Madonna ma alla Gran Madre di Dio. Questo è considerato punto di massimo interesse esoterico positivo della città ovvero di magia bianca; degno di notevole interesse esoterico sono le due statue collocate a lato della grande scalinata che rappresentano rispettivamente la Fede e la Religione: quella di sinistra in particolare, la Fede, tiene in mano un calice e con lo sguardo pare indichi la direzione dove il mitico e immateriale Graal dovrebbe essere custodito in Torino.
Ovviamente il punto di massimo interesse negativo è Piazza Statuto.

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