OPINIONI: La poesia dell'impossibile

Ammetto che quanto emergerà da questo post è stato molto influenzato da quest'altro, scritto da Cristina e postato nel suo bellissimo blog Athenae Noctua (che vi consiglio caldamente di seguire soprattutto se amate l'arte).

Il post di Cristina esordisce con una poesia del greco Antipatro di Sidone (c'è sempre da scoprire qualcosa di nuovo!) sulla città di Corinto devastata dai romani nel 146 a.C. durante la conquista della Grecia.
Cercando un po' su wikipedia e in internet scopriamo che Antipatro di Sidone era un greco vissuto nel II secondo secolo a.C. e che visse le vicende narrate in questo epigramma.

Dov'è la tua mirabile bellezza,
o dorica Corinto? E le corone
delle tue torri e le antiche ricchezze,
i templi degli Dèi, i tuoi palazzi? Dove le tue donne,
dove le folle immense del tuo popolo?
Nemmeno un segno rimane di te,
infelicissima! Divorò tutto
a rapina la guerra. Solo noi
Nereidi, figlie di Oceano, immortali,
come alcioni, siamo rimaste a piangere
le tue sventure.

Cristina la chiama la poesia delle rovine e ben rende in effetti l'idea di quanto poco fosse rimasto già all'epoca. Poesia delle rovine, d'accordo, che ben si confà alle sensazioni che proviamo noi, ora, quando visitiamo siti archeologici quali Ostia, Aquileia o, meglio ancora e più noto, Pompei.

Una poesia delle rovine che ci assale camminando per strade che hanno resistito per un millennio prima di essere sepolte dalla storia e dal tempo, dall'ignoranza e dall'incuria e che adesso, a duemila anni di distanza, dissepolte dal silenzio e dall'indifferenza (o dall'ottusità del periodo rinascimentale specialmente nello Stato della Chiesa) sono abbandonate a se stesse e alle intemperie, trasformando la poesia delle rovine in una poesia dell'impossibile.

Se vi state chiedendo se questo mio articolo sarà l'ennesimo sassolino scagliato contro l'incuria e la stupidità tutta italiana sulla gestione di un patrimonio che il mondo ci invidia e che decisamente non meritiamo, beh... ci avete azzeccato.
Possiamo portare a esempio Pompei, perché è il più grande, il più noto, il più rinomato e il più trascurato sito archeologico mondiale, ma come Pompei il maltrattamento generale di un bene inestimabile noi idioti italiani lo dispensiamo senza requie a tutti e quarantanove i siti maggiori dichiarati patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Sì, avete letto bene, quarantonove siti dichiarati patrimonio dell'umanità sono nel nostro - ahiloro! - territorio. Il grafico qui sotto rende un attimo l'idea di come, a livello mondiale, siano distribuiti tutti i siti inseriti nella Lista dell'UNESCO (Grafico tratto da Wkipedia).

Ora, per quanti non lo sapessero, la Convenzione UNESCO sul Patrimonio dell'Umanità decreta che i siti inseriti nella detta lista sono patrimonio di tutto il mondo e, pur restando in rispetto delle leggi e delle regole degli stati in cui i siti si trovano, tutti i Paesi membri sono tenuti a intervenire per preservarli, indipendentemente dallo Stato che ospita detti siti. 

Oh, sfortuna maledetta, perché hai dato a noi incompetenti, incapaci e idioti interessati solo a calcio e veline, l'onere di tutto questo ben di dio?
Giusto per mantenere una vena poetica/polemica, poiché al solito quando mi guardo intorno anche nella mia bella Venezia (città dichiarata, udite! udite!, tutta Patrimonio dell'Umanità!) vedo le cose andare di male in peggio nel corso degli anni.
L'incuria, la cecità di chi ci governa, la malafede di chi gestisce le cose... già ne parlai in questo blog a suo tempo per quanto riguarda Aquileia e Pompei l'anno scorso quando si promosse l'iniziativa un museo a un euro, plaudendo in cuor mio alla scelta dei direttori del sito archeologico di Ostia quando mi raccontarono che più di metà città è ancora sepolta sotto la terra e che là intendono tenerla, per evitare il male di ogni altro sito storico italiano: l'invecchiamento.

Come per una bella donna, la bellezza nel corso degli anni svanisce e se non si fa nulla per mantenerla (e non sto incitando le donne a riempirsi di botulino o darci dentro di bisturi con il chirurgo estetico) questa sfiorisce, colpita al cuore dal più naturale degli eventi: la vecchiaia. La vecchiaia che ha comportato la perdita dell'80% degli affreschi medievali di Treviso nel corso degli ultimi quarant'anni, la stessa vecchiaia che ha lasciato filtrare l'acqua nel sottosuolo attraverso le crepe causate dagli scavi e le aperture volute dagli archeologi causando il crollo di una parte della Domus Auresa di Nerone, la stessa vecchiaia che lentamente e inesorabilmente ci mostra anno dopo anno sempre più parti di Pompei chiuse al pubblico che, poco alla volta e spesso nella silenziosa indifferenza generale (ma solo italiana, all'estero come notizia desta stupore, scandalo e indignazione internazionali) crolla.

E noi? Noi, semplicemente, stiamo a guardare nonostante l'UNESCO sia intervenuta in modo molto duro specialmente alla luce della relazione stilata dopo la visita a Pompei, Ercolano e Torre Annunziata del gennaio scorso. Eh già, mica parliamo di anni e anni fa, parliamo appena di sette mesi fa. La relazione in inglese e in francese (le lingue ufficiali) la potete scaricare qui.
Secondo questa relazione la commissione di controllo ha riscontrato gravi mancanze (ma va?!) nella gestione e nel mantenimento dei più bei siti archeologici esistenti al mondo 
Come anche Cristina nel suo articolo fa notare, la relazione riporta quanto segue:

La missione ha osservato ulteriori collassi e individuato altre tredici case di Pompei che sono considerate a rischio. C'è ancora preoccupazione per il cattivo stato di manutenzione di parti di Pompei e per il numero di strutture che necessitano di importanti lavori di conservazione, oltre che per il graduale deterioramento di dipinti, pavimenti a mosaico e altri elementi decorativi. Se il decadimento è inevitabile per le rovine esposte, le condizioni sono rese estreme dall’eccessiva umidità e dalla mancanza di manutenzione. (Cap. 1, pag. 5)
E, di conseguenza, qualora non si ravvisino nel prossimo futuro significativi interventi qualitativi
di recupero e di conservazione adeguatamente avviati e sviluppati, l'UNESCO si riserva la possibilità di togliere questi siti archeologici dalla Lista dei Patrimoni dell'Umanità (queste conclusioni si trovano a Cap. 5, pag. 33).

La cosa triste e preoccupante è che io, e come me immagino molti altri, ci si trovi a desiderare e pensare due cose sostanzialmente: la prima, per quale maledetto motivo un patrimonio artistico e culturale così vasto e magnifico sia finito in mano nostra (se lo chiese anche Alphonse de Sade, già proprio il famoso Marchese, durante il suo viaggio nel 1776 fatto in Italia per sfuggire agli ennesimi problemi con la giustizia per le sue amate orge) per poi crollare tristemente la testa augurandoci la seconda, e cioè che subentri qualche governante che faccia - nella solita malafede malavitosa italiana - la cosa giusta ossia vendere questo patrimonio a enti e società private straniere che di certo le saprebbero valorizzare e mantenere decisamente meglio di quanto noi dimostriamo di fare.

D'accordo, lo ammetto, sto sputando veleno puro in questo contesto, ma cosa si può pretendere da noi, da me? Ci guardiamo intorno e la storia è sempre la stessa: siamo onesti cittadini che pagano tasse usate principalmente per finanziare inutili manovre - tanto per citare l'ultima eclatante decisione del governo italiano - di mantenimento di stati come gli USA con l'acquisto di aerei totalmente inutili (dal momento che non siamo in uno stato di guerra non vedo alcuna utilità a comprare dei caccia da combattimento, tanto meno comprare dei caccia da combattimento con così tanti, eclatanti e noti a tutti problemi e sperperi!) o il mantenimento di forze militari all'estero o mille altre cose altrettanto dannose non solo per la nostra società, ma anche per l'immagine stessa che l'Italia dà al mondo, mentre l'unica cosa ovvia e logica, cioè investire a piene braccia in cultura e scienza dove - maledetti noi! - saremmo i migliori, non viene fatta.

C'è solo da augurarsi che, in vista di una così eclatante esclusione, gli altri 690 Paesi membri dell'UNESCO si muovano per salvare Pompei e altri patrimoni mondiali, così come all'alba della storia di questa convenzione fecero per Abu Simbel e per i templi di Philae in Egitto quando venne costruita la diga di Assuan, ma, per l'amor del cielo, che incarichino aziende straniere a farlo e non versino allo Stato Italiano nemmeno un centesimo!
E questo lo dico non per fare politica (Dio me ne scampi), ma per l'amor di Storia che provo in cuore, pur consapevole che tutta la poesia che queste rovine mi trasmettono, con la potenza e la grandezza della civiltà che le ha costruite, si sta inesorabilmente trasformando in una poesia dell'impossibile poiché sempre più difficilmente riesco a credere che riusciremo a salvarle e a beneficiarne tanto noi quanto le generazioni future.
E, come Cristina nel suo articolo, anche io (cito testuali parole dal suo blog)

Mi auguro che il monito dell'UNESCO venga accolto per non dover assistere all'ennesimo sfregio alla cultura e al patrimonio artistico italiani, perché la vera poesia delle rovine che vorrei condividere è quella che si esprime nello sguardo nostalgico di un passato da custodire e nutre la consapevolezza del carattere effimero e per questo prezioso dell'esistenza.

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3 commenti:

  1. Sono lusingata dell'apprezzamento dimostrato verso il mio blog e verso questo specifico articolo, soprattutto perché mi rendo conto che il tema della conservazine dei beni storici, artistici e culturali è caro a molte persone (anche se, ahinoi, non sembra esserlo per coloro che ne dovrebbero risollevare le sorti). Un post al veleno non è affatto fuori luogo: è quello che ci vuole per commentare una situazione disastrosa di sprechi ed incuria. Non è ammissibile che l'Italia, piena di ricchezze e onorata di tante nomine di patrimoni UNESCO, sia conosciuta ormai più per i crolli di Pompei o il degrado dei giardini della Reggia di Caserta che per quegli stessi tesori. Grazie ancora per la menzione e per esserti fatta a tua volta portavoce dello sdegno e del desiderio di veder nuovamente valorizzati i nostri beni culturali!

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  2. La verità è che non ci meritiamo l'eredità che abbiamo ricevuto.. ci interessano di più i reality show e gli ultimi gossip su Belèn e Corona.. siamo diventati un popolo di ignoranti supponenti, e ci meritiamo tutte le disgrazie che ci succedono.
    A questo punto c'è solo da sperare che qualche fondazione estera, qualche sceicco di buon cuore, aprano il borsellino e si facciano sponsor delle italiche rovine... cacciando a pedate i vari sovrintendenti, politici e funzionari che hanno permesso e incoraggiato questo stato delle cose. Se noi non siamo in grado di farlo, lo faranno gli stranieri, con o senza il nostro permesso.

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  3. Mi permetto di dissentire quanto all'affermazione che noi Italiani meritiamo il degrado e l'ignoranza che ormai si legano alla nostra immagine. E' verissimo che molte persone badano più al gossip, al calcio, allo spettacolo e alle volgarità che i mezzi di comunicazione (soprattutto la tv) ci propongono quotidianamente, ma io ritengo che accanto a questa massa di persone di cultura discutibilissima, esistano molti che, invece, meritano di meglio perché credono e apprezzano cose di valore, come l'arte, la letteratura, l'informazione pulita, l'educazione e tanto altro che sarebbe troppo lungo citare, persone che non spenderebbero un centesimo per un giornale di gossip, ma che in ogni città che visitano aprono volentieri il portafogli per vedere musei, mostre e siti storici. Penso che una buona percentuale del popolo italiano conservi ancora questa salute di costumi e di idee (altrimenti non saremmo qui a parlarne), ma che, purtroppo, sia oscurata dai seguaci di Belen e Corona perché il mondo della divulgazione è orientato in quel senso (i programmi culturali vanno in onda al 90% negli orari di studio e lavoro o a notte fonda, mentre Verissimo e compagnia bella ci bombardano negli orari di relax) e finisce per dare un'immagine distorta degli Italiani... allo stesso modo, non condivido che, parlando del degrado della politica, si dica che abbiamo ciò che mertiamo, quando non ci è data la possibilità di scrivere il nome di chi vorremmo eleggere: sono entrambe sovrastrutture che dipendono non dalla sostanza, ma dalla forma esteriore, non da una scelta, ma da un sistema prefabbricato.
    Tengo a precisare che il mio commento non ha alcun tono polemico, spero sia recepito come un'affermazione distesa e pacata.

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