RACCONTO: Diario di un assassino XII

3 Dicembre.

Siamo finalmente giunti a destinazione. Un'isola sperduta nel Mare Nostrum, dove... non lo so. Ancora. Non lo so ancora.

Anche il "quando" ci siamo arrivati non lo so di preciso, so solo di essermi svegliato in un cubiculum, sdraiato in un letto e con tutte le mie cose ordinatamente disposte vicino alla porta.
Non mi hanno disfatto i bagagli, ma l'amarezza di essere stato colto di sorpresa a questo modo non mi abbandona.
Ho controllato, certo che ho controllato e qui c'è tutto, qui continuo questo folle resoconto, ma nessuno mi toglierà mai dalla testa il dubbio che lui abbia trovato il doppio fondo, che abbia trovato questi rotoli. Nonostante la trappola d'ombra che avevo messo e che ho ritrovato intatta, affinché nessuno potesse arrivare a questo diario.

La sua espressione è sempre indecifrabile, non riesco a cogliere nulla che possa darmi un qualche indizio su quanto effettivamente sa. Certo che, se davvero sapesse, adesso mi troverei a sperimentare la fantasia dei mastri torturatori della Specula. Sarei forse impermeabile alle voci dei conciliatores, ma le fruste e tutti quei divertenti congegni di tortura che ti spezzano le ossa uno alla volta per poi distendertele e farti guadagnare una spanna in più in altezza... beh, non sono sicuro fino a che punto sarei in grado di resistere. 
Però sono ancora qui. A fare il mio dovere di speculator, seguendo un corso massacrante sull'arte di spiare. Per il Grande Padre delle Tempeste, riuscire a non ridere ogni volta che ci penso mentre Gawain spiega le tecniche, i sotterfugi, i segnali... è la cosa più difficile che mi sia mai capitata e il riuscire a resistere lo devo solo ed esclusivamente alla mia Maestra Archantes e al suo durissimo insegnamento. Per tutti gli dei, è davvero troppo divertente questa cosa.
Pare comunque che il Magister non abbia intenzione di farci assumere alcuna pozione, il che mi rincuora, in fondo. L'arte di governare le ombre tramite le conoscenze arcane e, soprattutto, l'arrivare a farlo come e quando voglio bevendo quegli intrugli improponibili ancora mi fa rabbrividire al ricordo. Sembrava quasi che mi dovessi liquefare sul posto, la terza e ultima volta, quella decisiva. Il fuoco mi scorreva dentro e so di non essere crollato a terra come altri miei compagni di corso al Magisterium Minervius per pura forza di volontà, perché noi Assassini di Seth non indietreggiamo mai di fronte al dolore, non mostriamo mai le nostre sofferenze, non diamo mai ai nostri nemici l'appiglio emotivo o psicologico per sfondare le nostre difese.
Ma, per tutti gli dei, se è stata dura quella volta!
L'idea di ripetere l'esperienza non mi arrideva e non mi arride per niente.

Nel frattempo, dovendo noi anche continuare ad allenarci, sto approfittando per affinare la mia tecnica con l'arco. E' da molto tempo che non ne faccio più uso e mi sono accorto di aver perso di precisione. E pensare che fino a qualche anno fa era tra le mie armi preferite e in Aegyptus le due piume nere e la piuma bianca dell'impennaggio diceva a tutti che Lama Danzante danzava anche nel vento senza sbagliare un colpo.

La struttura in cui siamo alloggiati e a cui facciamo capo è un piccolo castra nell'interno, nel cuore dell'isola, affossato in una valle e circondato da alte montagne ricoperte di pini. Il corso è iniziato dal giorno dopo il nostro arrivo, pare che io fossi l'ultimo dei selezionati allievi del Magister. Siamo appena una trentina e di questi, ci assicura, solo un terzo godrà del denario fantasma. Cosa voglia dire ancora non lo so, ma lo scoprirò: ho tutta l'intenzione di far parte di quel terzo.
Non ci sono altri aii o doctores, solo Magister Gawain insegna qui, però c'è un nutrito gruppo di soldati che sorveglia il campo e che si allenano nelle cose di tutti i giorni dei legionari, a far sembrare questo luogo ciò che in realtà non è.
Abbiamo libertà totale di movimento per l'isola, salvo che la notte - tanto in una giornata la si gira tutta senza problemi e più volte anche - durante la quale ci è vietato uscire dal campo. In pratica coprifuoco al tramonto e addio e arrivederci a un po' di piacevole compagnia notturna, sempre che si riesca a cavare un ragno dal buco anche in quella direzione. Le cinque speculatrices presenti le escludo a priori: troppo poche, troppo a contatto tra loro e, soprattutto, troppo facile non riuscire a schiodarsele di dosso per tutto il semestre. Non sono niente di eccezionale, non tanto fisicamente quando a livello di personalità. E poi, francamente, dopo Elettra nessuna donna della Specula è alla sua altezza.

C'è un villaggio nella valle adiacente a sud-ovest, dove l'attività più eccitante da fare è dare la caccia alle galline brade o litigarsi la proprietà di tali galline. Ci vivono allevatori di capre e pecore, qualcuno ha anche un paio di mucche e pare che gli abitanti siano bene o male tutti imparentati tra loro e i legionari.
Ah, sì, c'è anche un piccolo lupanare con tre ragazze che se ci fossero delle lupe vere in zanne e pelo non si capirebbe la differenza, salvo che forse quelle a pagamento hanno un pelo più morbido e setoso di quelle selvagge a quattro zampe, non fosse altro perché almeno l'abitudine di lavarsi è arrivata fin qui.
Terme neanche a parlarne, biblioteche meno di zero. Sembra quasi che non abbiano idea di che cosa sia un libro. Sono piombato in mezzo a barbari semi-selvaggi, e non ho con me nemmeno un libro... ingegneria, alchimia, architettura... saggi antichi... niente! Nemmeno Marziale si sa chi sia da queste parti! Par già tanto che parlino latino! Morirò di noia. Di solitudine. O soffocato dall'ignoranza di questi selvaggi. Quale miseranda condizione si deve osservare per compiere la propria missione.
Missione di spionaggio... quello che vanno a insegnare qui alle future Ombre di Mercurio.
Dei, ho macchiato con l'inchiostro il foglio di papiro.

A dire il vero qualche popolana è graziosa, ma riuscire ad avvicinarle è una vera e propria impresa: noi non abbiamo che qualche ora libera saltuariamente, le notti fuori ci sono proibite, l'unico porto dell'isola, a nord, dove sorge un agglomerato di case che chiamarlo villaggio è troppo per noi è zona vietata. Ci sono dei legionari, anche se ho l'impressione che siano altri speculatores, che lo sorvegliano e d'altronde il Magister è stato chiaro: ce ne andremo da quest'isola solo in due modi: o come ci siamo arrivati, o come Ombre di Mercurio.
Il che è da leggersi come: nessuno conosce l'ubicazione di quest'isola, la rotta per raggiungerla né tanto meno la parola d'ordine per potervi sbarcare senza essere infilzato come un maiale per lo spiedo. Questo dettaglio è molto intrigante e comincio a farmi un'idea sulla logica che sta dietro a tutta questa segretezza. Ne avrò conferma più avanti, man mano che evolverà questo corso.
Ma sei mesi così, prigionieri in un'isola chissà dove in mezzo al mare, con poche donne e quasi tutte non disponibili. In apparenza, almeno, poi si vedrà. In ogni caso, questo secondo corso sarà per me una tortura indicibile!


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