RACCONTI: La prova - cap. 3

Racconto di Nazareno Vianello


Theodred crollò a terra e la spatha spezzò la clavicola, trafiggendogli il cuore.
«Mettetevi in salvo! Qualcuno deve tornare! Dovete fare rapporto e mettere in guardia Roma del pericolo che incombe sull’Impero! É un ordine!»
Galeno fissò nella sua mente l’immagine dei suoi compagni per l’ultima volta. In fondo aveva vissuto una vita piena ed ora era pronto. Fissò Antimione e Caio ed un suo cenno diede il via all’ultima battaglia.

«Chi è il nostro obiettivo, prefetto?»
«Il suo nome è Gautigoth, appartiene alla Fulguralis...»

«...Ma... la Dodicesima...è stata...» Le parole di Galeno erano uscite a fatica, la sua voce di solito imperiosa, era stata poco più di un sussurro. Correvano voci su quella coorte, voci di fantasmi e di mostri, voci di morte.
Galeno non aveva mai creduto alle storie di fantasmi e non era mai stato un uomo superstizioso, ma questo era troppo anche per un violens del suo calibro. 
Aveva trentotto anni, ma non era mai stato battuto. Il cranio deformato da una ferita riportata durante l'epoca dei disordini era il suo marchio. Portava il nome del più grande medico mai esistito e forse questo non era un caso. Un pilum gli aveva spaccato il cranio sul lato sinistro, ma egli ancora cosciente, aveva afferrato il suo avversario rompendogli il polso, lo aveva sollevato di peso con un urlo disumano per poi fargli schiantare la schiena contro il proprio ginocchio spezzandogli la colonna vertebrale. Aveva lasciato il suo cadavere nel fango mentre, barcollante, veniva immediatamente soccorso dai suoi compagni.Il medicus della Specula, quella volta, si era complimentato con il violens per la sua enorme resistenza. In effetti era rimasto cosciente durante tutta l'operazione, anche se intontito dall'oppio e dalle erbe che avevano usato praticando la delicatissima operazione, Galeno aveva tenuto gli occhi bene aperti e un lembo di stoffa tra i denti. 
«Le nostre spie lo hanno intercettato sul confine della Raetia, si aggira tra grotte e boschi lasciando dietro di sé soltanto terra bruciata. Se prosegue la sua strada presto incontrerà un nostro distaccamento ed infine, se nessuno lo ferma, Roma. 
Non intendo mettere a repentaglio la vita del nostro imperator e soprattutto non intendo allarmarlo obbligandolo a spostarsi. Abbiamo faticato per raggiungere quest'equilibrio che, anche se precario, grazie ai suoi sforzi stiamo mantenendo. É per questo che siete stati scelti, dovete fermare quella macchina di morte, ad ogni costo.» 
Le parole del prefetto non ammettevano repliche e dopo un saluto di commiato venne interpellata la Sibilla.
Ella non predisse nulla di buono; vedeva sangue, ma questo per loro era una routine, nessuna veggente aveva mai visto la vittoria prima di una spedizione suicida…

Quel ricordo fu il suo ultimo pensiero prima di scontrarsi con quel mostro…
«Io sono l’imbattuto Galeno! Sono io la tua nemesi! Fatti avanti!»


Azia aveva corso come mai prima di allora, dopo aver abbandonato il suo morello sfinito alle pendici delle Alpi. Dopo un viaggio di oltre dieci giorni a cavallo, fermandosi solo lo stretto necessario per far riposare l’animale, aveva corso per altri otto giorni, fermandosi solo per mangiare e dormire un paio d’ore ogni quattro. Per fortuna, nelle desolate lande innevate delle Alpi, la proprietà magica della sua Plutonis Furia l’aveva aiutata: per ogni passo ne aveva coperti dieci in distanza e questo era stato sicuramente un vantaggio per raggiungere il luogo dove il suo ex-comandante aveva scelto di isolarsi.
Pregò la divina madre Minerva di arrivare in tempo, mentre lesta e rapida correva nella neve. Non fece mai caso al fatto che in risposta al suo senso di urgenza, Keris, la sua spada, non le concedeva sosta lunga a sufficienza per affondare nella neve.
Solo quando si fermò se ne rese conto, poiché la spada la fece svanire e poi riapparire cinque passi più in là, sopra a un masso. Ormai doveva essere quasi arrivata.
Guardandosi attorno vide le profonde tracce del passaggio di molti uomini.
«Meglio se passo sopra gli alberi.»
Una vibrazione costante fu la risposta e lei sospirò sconfitta. La spada era una spada, anche se sapeva che poteva parlarle se non altro nella mente. Solo che Keris faceva quello che voleva e amava essere criptica come la peggiore delle sibille. «E va bene. Dove allora?»
La vibrazione si dipanò dall’alto al basso e lei girò su se stessa verso la propria sinistra. Vide una serie di orme, in lontananza, allontanarsi. Si mosse e come le raggiunse in poco più di tre o quattro passi, vide il chiaro marchio scarlatto del sangue. Seguì la pista, fino a giungere a una grotta nascosta dalla vegetazione che si inerpicava sul versante della montagna da cui era scesa. Trattenne il respiro, quindi decise di inoltrarsi all’interno.
Si chiese come l’avrebbe presa Gauthigot, la sua presenza lì. Cercando di calmare il respiro e frenando il giramento di testa causato dalla mancanza di riposo, Azia si inoltrò nella grotta.
Quando i suoi occhi si abituarono all’oscurità vide una sagoma appoggiata alla parete. Si avvicinò con cautela, non sapendo come il mastino avrebbe reagito.
Dopo pochi passi si accorse che la corporatura dell’uomo non corrispondeva a quella possente del violens, c’era qualcosa che non andava…
«Lumen!» E la spada sparse attorno a sé una pallida luce rossastra, che cadde sugli occhi dell’uomo come una gragnuola di sassi sull’acqua.
L’uomo si eresse come meglio poteva ed un arco spuntò dal buio, la freccia era incoccata e pronta ad essere scagliata. Non riconoscendo l’amico, l’explorator scagliò il dardo, ma Keris si mosse con volontà propria togliendo Azia dalla traiettoria.
«Eliogabalo?? Dov’è Gautigoth?»
«Azia? Che ci fai…qui?»
L’uomo respirava a fatica, era ferito e aveva tremiti di febbre. «Siamo braccati da dei violens, Gautigoth… è andato a sistemarli. Sono nella foresta…Laggiù!»
«Merda. Quanti ne sono rimasti?»
«Non lo so… forse sei, se non ne ha sistemati altri.»
«In che direzione?»«Ha detto che li avrebbe portati lontani… Credo sia andato a Ovest.»
La sapiente si alzò di scatto e corse fuori. Corse a perdifiato e la sua disperazione e rabbia furibonda si riversarono sulla spada. La Furia rispose beffarda, poi tutto intorno iniziò a vorticare come sempre quando usava quella proprietà magica e la Sapiente si trovò in breve a una cinquantina di passi dallo scontro.



T’Challa, Dario, Tersa, Callisto, Angus e Ganimede iniziarono a correre a perdifiato, mentre il cielo minacciava un forte temporale. Il numida si voltò involontariamente e vide una figura dai capelli di fuoco apparire dal nulla, frapponendosi tra loro e quella bestia sputata dall’Averno, prima di fuggire verso il valico.
Gautigoth lacerò con le unghie la gola di un violens per poi staccargli il cranio dalla colonna vertebrale e frantumarlo con il piede.
Gli occhi di Caio divennero rossi per l’ultima volta mentre il germanico, lasciandosi affondare l’arma nella spalla, gli spezzava la cassa toracica strappandogli il cuore.

Il barbaro si voltò per inseguire gli ultimi superstiti, ma si trovò davanti un muro di fiamme.
Dall’altro lato i mastini superstiti rallentarono fino a fermare la corsa, guardando stupiti quel prodigio, scaturito da una torcia che uno dei compagni caduti aveva con sé. Era quella che usava Tersa per accendere le sue frecce.
Un’esile figura dai capelli color fiamma camminava lenta verso il muro che aveva innalzato e voltò appena il volto per parlare loro da sopra la spalla: «Fermi dove siete, speculatores. Non un passo o vi garantisco che sarà l’ultimo e per mano mia.»
«Come osi darci ordini?»
«Oso eccome. Siete sollevati dall’incarico, la vostra missione è compiuta qui. In quanti siete rimasti?»
«Siamo solo noi, ma…» Interloquì con veemenza Dario.
«Tu…» Si intromise Tersa, corrugando la fronte e cercando di ricordare dove aveva già visto quella donnetta.
«Azia Rubinia, Magistra Sapientum e Violens della Coorte XII Fulguralis.» Replicò succinta e Tersa sbiancò, ricordandola al tavolo dei Magistri durante l’investitura a Mastino. Azia non le badò, tornando a guardare il muro di fiamme davanti al quale si era fermata e che aprì con un gesto della mano per attraversarlo e andare incontro a Gautighot.
«Aspettate qui» Furono le ultime parole che i sei sopravvissuti sentirono, il resto fu coperto dal ruggito del fuoco che non accennava a diminuire, pur non avendo nulla da bruciare.

Gautighot aveva tentato un paio di volte di attraversare le fiamme, ma il calore intenso lo aveva fatto desistere. Gli era parso di vedere delle figure tra le fiamme ed era balzato nella loro direzione, lungo quella muraglia impenetrabile, ma senza successo. Fino a quando lei non fu di ritorno.
La vide varcare il fuoco indenne e le fu addosso. Fece per lacerarne le carni, ma il suo colpo andò a vuoto. La donna si era spostata più velocemente di lui. Stava cercando di dirgli qualcosa, ma a lui questo non importava, voleva solo finire il lavoro. Tolta di mezzo lei, le fiamme sarebbero sparite, non sapeva perché, ma ne era convinto, e avrebbe potuto riprendere la caccia.

Fece per rincorrere i fuggitivi, ma lei insisteva mettendosi in mezzo. C’era qualcosa nei suoi lineamenti, qualcosa di familiare…
«Togliti di mezzo, carne morta!»
«Gautigoth fermati! Fermati, ti prego!» ma il violens non la ascoltava. D’un tratto Azia ebbe una folgorazione…
«Eliogabalo sta morendo!»
«Elio…gaba... lo...»
Quel suono fece breccia nella mente del germanico, lentamente il fuoco di Marte si ridusse ad una scintilla fino a spegnersi completamente, ricacciando indietro nel contempo anche la maledizione. Azia si trovava a pochi metri da lui, fradicia e distrutta mentre il suo braccio stava iniziando ad assumere un colore violaceo.
«CHE COSA CI FAI TU QUI?»
Aveva cacciato il demone, ma la sua rabbia riaffiorò alla sola vista della Sapiente.

«Sono venuta a fermare un massacro inutile, sperando di tenerne vivo qualcuno.»
«Cosa vuoi dire?»
«Dopo ti spiego. Adesso c’è una questione più importante.»
«Elio?»
La sapiente annuì e barcollò vistosamente. Si chinò in avanti e si tenne con le mani sulle ginocchia. «Sta morendo, Gauti. Devi portarlo al più presto nel castra più vicino, sperando che ci sia un sapiens medico.»

Recuperato l’arto staccatogli dal fendente di Caio, il mastino avvicinò le due parti e i nervi si mossero agitandosi come serpenti, il braccio si saldò in meno di un minuto come se nulla fosse successo. Strappatosi la freccia dall’occhio attese fino a quando il bulbo oculare ebbe finito di rigenerarsi prima di girarsi a guardarla di nuovo e replicare calmo, ora: «Tu sei una sapiente.»
Azia scosse la testa, sollevandola il minimo per guardarlo. «Non sono in grado di curarlo: la febbre è troppo alta e mi è sembrato avesse una brutta ferita alla spalla.»
Lui ruggì di disappunto e solo in quel momento si rese conto della stanchezza della donna. «Vieni con me.»
«Devo parlare con gli altri…»
«Lo farai dopo.» Decise lui, come aveva sempre fatto, poi, senza che la domina avesse il tempo di aggiungere altro la sollevò bloccandola contro il suo corpo.
Ad Azia sembrò di volare. 


Per raggiungere la grotta non impiegarono che pochi secondi.
Posatala a terra, Gautigoth si diresse subito verso l’amico. Esaminò le ferite dell’explorator, ormai pallido quasi quanto lui. I suoi abiti erano madidi di sudore e il respiro era irregolare.
Qualcosa dentro al germanico scosse una cosa che se fosse stato umano si sarebbe chiamata compassione, ma nel suo caso era amicizia. Pur sapendo di essere in costante pericolo, Eliogabalo lo aveva seguito ugualmente. Aveva dimostrato una fedeltà assoluta, ma soprattutto un’amicizia che andava oltre le regole della Specula.
Gauthigot s’inginocchiò accanto all’amico e il suo udito finissimo sentì il battito cardiaco farsi sempre più debole.
«Eliogabalo, ascoltami…»
«Comandante... quali ordi... ni…»
Il violens tacque per cercare le parole giuste, ma non vi riusciva…D’un tratto si fermò, immobile come una statua, la sua mente stava calcolando cause e conseguenze. La decisione fu presa.
«Ti ho portato la medicina.. amico mio..»
Così dicendo Gautigoth, come aveva già fatto - a sua insaputa - tutte le volte che l’amico era stato in pericolo di vita, gli aprì delicatamente la bocca ed una goccia del suo sangue si posò sulla lingua dell’explorator… Il veleno fece il suo lavoro, le ferite iniziarono a rimarginarsi mentre il fuoco ardeva nel petto del retico, che urlò rizzandosi sulla schiena. Quando tutto ebbe fine l’uomo si alzò raccogliendo arco e frecce, ancora stordito.
«Santi numi, cosa è successo?»
«Niente, è tutto a posto. Azia, mi vuoi spiegare perché sono venuti a darmi la caccia? Non c’era un accordo
La donna era rimasta in silenzio, bloccata da quella scena senza sapere se definirla commovente o raccapricciante, ma in fondo non erano affari suoi.
«Ho una lettera del Praefectus Urbis in persona.»
Il barbaro stava per staccarle la testa dal collo, ma la domina fu rapida a continuare.
«Sei reintegrato a pieno diritto nella società dell’Impero.»
«Non me ne fotte niente di essere reintegrato! Noi stiamo bene come stiamo, vattene!»
«Farai parte degli imperatoris spectra e avrai carta bianca su tutto .. risponderesti solo all’imperator. Sei la perfetta macchina da guerra e quei mastini erano i più forti di tutto l’Impero, eri stato messo alla prova e sei sopravvissuto… Sei... il più forte.»
Azia stava giocando sporco, ma sapeva benissimo che il germanico non era insensibile alle lusinghe sulla sua forza…Fece centro.
Gautigoth strappò dalle mani la pergamena recante il sigillo imperiale e dopo averla letta fissò la donna lasciando passare qualche minuto, assaporando la tensione e la paura che le incuteva. E, nonostante tutto, ne ammirò il sangue freddo perché non un tremito tradì quella paura. Solo l’odore nel suo sangue, un odore che solo lui poteva sentire.
«Eliogabalo… Andiamocene.»
«Gauti…»
La voce di Azia era poco più di un sussurro…
Il barbaro si voltò a fissare quella figura dai capelli color fuoco inchiodandola con lo sguardo.
«…ci penserò. Tu hai altro da fare, se non sbaglio… Magistra

Azia annuì e li osservò andare via, verso Nord. Quindi con passo stanco, si avviò a Ovest. Aveva dei Mastini da riportare a casa.

1 commento:

  1. Che dire...grande. Grande. Grande...Avrei preferito sapere dov'è esattamente ma porgo omaggio all'autore. Mi piacerebbe avere info di prima mano sul Mastino suo protagonista. Sarei interessato ad ispirarmi a lui per una storia. Decimus Darius Varro

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