Racconti: La guerriera e l'assassino

Alexandria d’Egitto, una mattina fredda di gennaio

Il vento soffiava lento e freddo nel grigiore che annuncia l'alba imminente, muovendo i tendaggi pesanti che oscuravano le finestre mentre le imposte sbattevano di quando in quando. All’interno della stanza un uomo si muoveva silenzioso, appena alzato dal letto si spostò nella stanza di fianco per lavarsi al bacile. Tornando nella stanza da letto si fermò a fissare la donna stesa nel letto. Quasi completamente coperta dal lenzuolo leggero ne poteva intravvedere solo le scapole nude coperte dai lunghi capelli neri come la notte. Il corpo flessuoso della guerriera lo stava irretendo come il fuoco attirava una falena, ma seppe resistere alla tentazione di tornare in quel letto. 

Doveva ripartire, aveva già rimandato troppe volte la sua partenza e dopo due giorni sarebbe dovuto esser al fianco della sua maestra ad Avaris. La guerriera romana era più interessante rispetto a una votazione per eleggere il nuovo Archantes. 

Uno sbadiglio assonnato della donna lo sorprese mentre stava prendendosi la tunica bianca. Con una mossa agile lei si liberò del lenzuolo e fu in piedi lasciandolo senza fiato con la tunica penzolante in mano. 

L’uomo, la seguì con lo sguardo poi decise di indossare la sua tunica bianca mentre ascoltava il rumore dell’acqua che scendeva scrosciante dal tubo che aveva fatto installare nel balneus. Alcuni istanti dopo la guerriera ricomparve nella stanza, la pelle ancora umida dall’acqua mentre l’uomo, con indosso la tunica bianca lunga fino ai piedi stava per prendere una striscia di pelle con sei pugnali legati. 

Il tono pareva colloquiale, il classico discorso tra una coppia affiatata. Era un mese che i due vivevano spesso insieme e si consideravano una coppia affiatata. Un mese che per i due era sembrato una vita di pace e serenità. 

La donna si asciugò con cura per poi indossare la palla da romana che lui le aveva comprato alcuni giorni dopo che aveva accettato di essere ospite in un appartamento del giovane. In realtà tra i due non vi erano più di otto anni di differenza ma l’uomo, guardando il corpo allenato dell’amante, non vide alcuna differenza con quello di alcune sue coetanee. Quando lei si fu rivestita l’assassino le porse un boccale di birra con la mano sinistra mentre con l’altra teneva sollevato il proprio. 

Un sorriso complice nacque spontaneo a entrambi e dopo un brindisi bevvero lentamente gustandosi quello che sarebbe stato molto probabilmente l’ultimo momento insieme. 

Il sole tiepido sorse a scaldare quella mattinata egiziana illuminando la strada principale del quartiere di Rakothis, una strada dritta che portava alle porte del quartiere più pericoloso per i romani. Nessun romano sarebbe mai entrato di propria volontà in quella zona, tutti sapevano che da Rakothis non si usciva vivi. Solo un gruppo di pazzi era riuscito a uscirne viva un mese prima, una coorte di speculatores. 

Alcuni Assassini di Seth controllavano la strada dall’alto dei tetti, nessuno entrava o usciva dal loro
quartiere senza che lo sapessero, e la scena che videro li lasciò interdetti per poi sorridere sornioni comprendendo di chi si trattasse. Al centro della strada un assassino di Seth camminava a fianco di una donna in armatura, coperta solo da una palla di lana pesante. Si tenevano per mano come due bambini innamorati mentre nell’altra mano portavano una spada e il fagotto dei loro averi. 

Giunti sotto l’arco delle porte di Rakothis i due si fermarono voltandosi a guardare la strada. L’assassino sollevò la spada in gesto di saluto ai compagni sui tetti mentre la donna fece un leggero inchino omaggiandoli del proprio rispetto. In quel mese aveva avuto modo di conoscere le loro usanze, il loro modo di pensare e anche il loro onore, un onore uguale al suo e una fede forte come quella che muoveva lei e i suoi camerati. 

L’assassino sollevò il mento della sua principessa. Si fissarono negli occhi per alcuni istanti. 
I due si baciarono dapprima dolcemente poi la passione ebbe il sopravvento e si strinsero in un abbraccio che, sapevano, sarebbe stato l’ultimo. Se gli dei fossero stati benevoli forse si sarebbero incontrati nuovamente. Sperando non fossero dalla parte opposta della spada che li avrebbe infilzati. 

I due si voltarono incamminandosi ognuno per la propria strada, una strada che li avrebbe condotti incontro al proprio destino. 





In un luogo fuori del tempo e dello spazio.
Il sorriso sarcastico non sfuggì al dio che sorrise di rimando alla dea. 

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