OPINIONI: eBook o carta?


eBook o Carta?

La domanda torna costantemente sin dalla prima comparsa degli ebook reader trovando accaniti e accesi sostenitori da entrambe le parti che finiscono, alla fine, per dire la stessa cosa ed esprimono lo stesso amore per i libri e la cultura.
Quando ci poniamo o ci pongono questa domanda si finisce sempre per sentirsi come davanti a un bivio e dover scegliere per forza una sola strada tra innovazione e tradizione, quasi sempre con una punta di paura a dare la risposta sbagliata. Dal mio punto di vista, a ben guardare, c’è una terza via: i contenuti. Ma questo lo vedremo in seguito.

Certamente, i libri cartacei hanno un loro fascino intramontabile, il fruscio delle pagine sfogliate dona al lettore un momento di relax rituale che infonde pace e gli consente di immergersi nel mando che tiene tra le mani. Un libro, inoltre, ben disposto nella libreria, diviene per i più appassionati e per i motivi più diversi, quasi un oggetto di culto, specie se ci è entrato nel cuore con una bella storia e, personalmente parlando, riviverlo leggendolo a distanza di mesi e di anni mi procura ogni volta sensazioni differenti capaci di calarmi nel mondo che esso descrive con accezioni sempre diverse e mi porta a scoprire dettagli sempre nuovi.
Queste cose con gli eBook reader possono non essere possibili, visto e considerato che i supporti digitali possono essere facilmente rovinati da fattori ambientali, da smagnetizzazione dei supporti, da colpi che rovinano il dispositivo. Sappiamo tutti, avendo a che fare con le novità tecnologiche, che spesso una perdita di dati è possibile cancellandoci – per esempio – la possibilità di rivivere un libro che ci è piaciuto particolarmente.

Gli eBook, dal canto loro, consentono cose che altrimenti non sarebbero possibili con il cartaceo: innanzitutto per chi viaggia molto o deve soggiornare all’estero per lunghi periodi risultano essere una buona soluzione di compromesso consentendo al lettore di avere con sé molti libri senza dover riempire un’intera valigia di libri (con il conseguente peso e ingombro che essi comportano), inoltre il costo stesso del libro risulta di molto abbattuto – circa un terzo rispetto all’edizione cartacea – e nei vari store on-line è possibile trovare moltissimi libri distribuiti gratuitamente, spesso per il piacere dell’autore, molte altre volte come promozione temporanea.
C’è da dire, inoltre, che i libri cartacei sono soggetti al tempo e al conseguente deterioramento con il brutto ingiallimento delle pagine fino alla fin troppo facile fragilità delle stesse, delle cuciture e delle incollature delle rilegature, a seconda dell’edizione usata. Edizioni, di un libro cartaceo, che si susseguono nel corso degli anni per quelli che vengono considerati best seller dalle case editrice con costi via via decrescenti dalle costosissime cartonate con sovra copertina ai paperback pure di scarsa qualità.

Non è che gli eBook siano propriamente a buon mercato, anche se il costo dei libri in sé è molto più basso di quello di un comune libro (a parte, al solito, le produzioni dei grandi marchi i cui costi di ebook si discostano ben poco dai costi del cartaceo), è anche vero che il supporto da solo ha solitamente un costo non proprio indifferente, sebbene alla lunga lo si possa ammortizzare, anche se poi come in tutte le cose che riguardano la tecnologia, l’evoluzione tecnica dei supporti ci rende la vita sempre più difficile dal momento che ci invoglia a cambiare il dispositivo anche quando non ce n’è realmente bisogno anche solo per la possibilità – con i nuovissimi reader – di avere schermi full HD e la connessione diretta a Internet.

Pro e contro ve ne sono da entrambe le parti, insomma e non ultima la difficile distribuzione del libro in mano a poche grandi società distributrici che governano l’economia di mercato del libro da sole come una piccola casta, rende sempre più facile il rivolgerci alle nuove frontiere del mercato digitale. E se da un lato i grandi store on-line ci mettono a disposizione anche l’acquisto del cartaceo con la comoda soluzione della consegna a casa, va da sé che avere un ebook reader facilita di molto le cose annullando di fatto i tempi di consegna e, di conseguenza, anche i relativi costi consentendo al lettore di avere sempre con sé il libro che vuole leggere.
Diventa altresì impensabile nel formato digitale il furto del libro quando in buona fede lo presti a qualcuno che poi si dimentica di restituirtelo fino a rendersi poi irreperibile, ma è altrettanto vero che se pure non c’è il rischio del furto materiale del libro, il digitale ha aperto le porte al furto dei contenuti, con veri e propri plagi e con il rischio di vedersi magari anche accusare dal ladro di aver noi plagiato lui (cose già viste...), obbligando il sistema a rivedere il concetto di copyright e di tutela dei diritti d’autore e i sistemi per farlo. Per non parlare del fiorente scambio illegale sui soliti e ben noti canali peer-to-peer nei quali è possibile trovare PDF che assomigliano fin troppo alle impaginazioni di stampa vere e proprie.

Rimaniamo quindi, a onor del vero, ancora a chiederci cosa sia meglio tra i due mezzi di comunicazione e ancora ci ritroviamo di fronte a quel bivio in cui non sappiamo ancora trovare la via giusta,  a meno che non si sia della categoria di persone chiaramente fanatiche (nel termine buono, cioè fan convinti) di uno dei due sistemi. Io però da tempo ho visto e ho iniziato a seguire una terza via che sta nel mezzo.
Il piacere impagabile di tenere un libro tra le mani, accoccolata sul divano con il gatto acciambellato sulla pancia a leggere non me lo dà un eReader, la comodità di passare diciotto ore di volo ininterrotte leggendomi tre romanzi in fila senza dover per questo avere un macigno al posto della borsa da bagaglio a mano un libro non me lo dà. La terza via sta nel mezzo e come al solito media e fa da tramite dall’una all’altra senza alcuna velleità di dare maggior risalto a un mezzo piuttosto che a un altro. In base alle esigenze mi sono uniformata, soffermandomi ad apprezzare per entrambi i sistemi i punti di maggior pregio: mentre da un lato il libro è il mio momento di relax rituale accompagnato dalle fusa del gatto e da una tazza di te bollente (anche in estate!), dall’altro la comodità dell’ebook reader – specie quelli di ultima generazione – mi apre a mondi nuovi: dopotutto, per non incidere troppo sui costi di produzione e quindi sul prezzo finale di copertina, i libri sono notoriamente stampati in bianco e nero, hanno poche pagine con illustrazioni o tavole fotografiche a colori. Necessità questa, che con gli eBook cade, non ha più senso di esistere e che consente – con i dispositivi di ultima generazione – un’esperienza di lettura nuova, un’immersione in una storia che diventa interattiva grazie al contributo di nuovi contenuti multimediali impossibili da inserire in un libro normale, anche accludendoci un CD o un DVD.
Volete mettere il coinvolgimento a leggere “Lo Hobbit” e la canzone dei nani in casa Baggings e quello scatenato dal fatto che, oltre a seguire il testo con la vista, lo ascoltate pure? Giusto per citare un esempio della contenutistica particolare che gli eBook possono permettere, per non parlare della possibilità di rendere il libro in digitale ancora più interattivo e scambiarsi pareri e condividere con i social network ai quali in pratica siamo tutti più o meno interconnessi se non ventiquattro ore al giorno, quasi, passi interessanti, aforismi, perle di saggezza, momenti comici, battute pungenti e qualsiasi altra cosa vi può venire in mente o vi conquista in un libro?

Riprendendo un attimo il discorso del mercato on-line e della sempre maggior diffusione degli eBook, comincia anche quello strano fenomeno di costume tale per cui l’Italia si rivela come già detto in altri articoli un paese di scrittori che non leggono. Basta guardare uno degli store on-line più diffusi come per esempio Amazon.it per renderci conto di quanti nomi letteralmente sconosciuti affollano le nostre ricerche. La moda del self-publishing e del print-on-demand, spinta all’inverosimile dal malcostume dell’editoria a pagamento (se tanto mi dà tanto e devo comunque pagare per pubblicare, preferisco far da me), inonda le librerie di internet della qualunque e scegliere diventa sempre più difficile. Ultimamente si sta diffondendo l’abitudine di poter consultare un estratto dell’opera, di solito il primo 10% delle pagine totali, ma non è certo paragonabile all’atto in sé di poter aprire e sfogliare e leggere a caso per tutto il libro come possiamo fare in libreria prima di acquistare un volume. E anche questo ci espone, come lettori, sempre di più al rischio di prendere enormi cantonate.

Se da un lato il self-publishing apre le porte a un modo completamente nuovo di fare editoria e può, per certi versi, decretare successo o fallimento di un’opera secondo le vere leggi liberiste del mercato, dall’altro vede nascere sugli stessi siti il commercio delle recensioni perché, anche se non viene più ricordato, Internet è un mare della memoria eterna, in cui anche le cose più lontane da qualche parte nel mondo ancora ne esiste una copia. E con l’apertura di account fake atti solo a creare false recensioni il rischio di incorrere in cantonate epocali negli acquisti diventa ancora maggiore.
È pur vero che, a ben guardare e a saper scegliere, si possono trovare delle vere perle di narrativa e di saggistica di emeriti sconosciuti che meriterebbero di essere valorizzati molto di più di quanto in realtà siano (e posso citare il gruppo F.V. Ottavian, Ignazio Presti, Paolo Massimo Neri o Sabrina Miso giusto per fare qualche nome che merita attenzione). Cosa li differenzia dalle ondate di spazzatura che li circondano? Credo sia la professionalità con cui vengono impostate le cose: pur facendo da sé, non è un fai-da-te hobbistico con la velleità di grande opera, ma con l’umiltà di dire “ho fatto il meglio che ho potuto, se ci sono errori ditemelo che correggo”. La professionalità di dare attenzione all’opera e di preoccuparsi che sia ben curata per il lettore, la professionalità e l’umiltà di lasciarla decantare per un po’ di tempo e poi di leggerla cercando di mettersi dalla parte del lettore. Sembreranno cose scontate, ma non lo è affatto e basta guardarsi un po’ intorno per rendersene conto, poi, ovviamente, la cosa per certi versi è sempre molto soggettiva: dato l’impoverimento culturale delle generazioni più giovani (dall’alto dei miei trentasette anni) va da sé che anche il linguaggio della scrittura cambia e si appiattisce al consumismo locale dando al lettore ciò che vuole e ciò che – forse – può comprendere. Con questo non sto dicendo che le nuove generazioni siano stupide (ci mancherebbe altro), ma che approfondire la propria cultura e leggere qualcosa di più impegnativo come trama e sfumature dei personaggi costa fatica, perché si deve mettere in moto il cervello e la cosa non sempre è ben accetta. Basti vedere come, pur di non avere intere annate di bocciati, l’Italia ha riformato la scuola: considerando i risultati era meglio tenere il sistema precedente, vecchio di quarant’anni e più, ma che garantiva una certa selezione di qualità.
Selezione di qualità che poco alla volta è venuta meno un po’ in tutti gli ambiti e la narrativa, specie la narrativa fantastica, non è altro che uno specchio come tanti altri della società che ci circonda.

Alla luce di questo, rimane quindi il problema di come riconoscere un buon eBook, un eBook che possa interessarci, eBook che non possiamo sfogliare a caso come un libro in libreria. Da questo punto di vista ci sono molti mezzi per diffondere il più comune mezzo di condivisione: le recensioni.
Ora, dietro la grande parolona, un tempo esclusiva dei critici d’arte e letterari, si nasconde in realtà un mondo di commenti spassionati o meno, positivi o meno, su un’opera. La valenza del termine si è quindi erroneamente spostata da “recensione critica” a “opinione personale” e fin troppo spesso viene vista dagli autori come il fumo negli occhi se questa viene data da blogger o altri specialmente in internet, considerati incapaci di recensire un libro o comunque senza i titoli per farlo.
La vera questione che sta dietro alle recensioni, però, è il fatto che con le tecnologie attuali diventa estremamente semplice comunicare il proprio parere su una lettura ed è come se io chiedessi in una sala affollata: “chi ha letto questo libro? Cosa ne pensi?”
Ecco cosa sono, in realtà, le recensioni che si trovano in giro per il web: opinioni personali di chi ha letto il libro. Non chiediamo, forse, agli amici cosa pensano di un libro che vediamo nella loro libreria? E, se ci piace come lo racconta, facile chiederlo in prestito. Credo che nessun blogger – e noi meno di tutti gli altri – abbia intenzione di mettersi in cattedra a insegnare agli autori cosa scrivere e come, però abbiamo tutti una passione comune (la lettura) e la voglia di consigliare per il meglio chi segue il nostro blog perché trova interessante quello che scriviamo. E il miglior consiglio può essere dettato solo dalla sincerità.
Ma mentre questo è per noi demiurghi e per moltissimi altri nella rete è un dato di fatto assodato e concreto, per molti altri non è così. Ecco quindi a ben guardare come cominciano a esserci problemi anche in questo settore: nascono account fake sui principali social network librari (anobii, goodreads, zazie…) con il solo scopo di incensare opere che sono a tutti gli effetti spazzatura, al fine di far salire il ranking positivo dei voti e quindi portare quell’opera all’attenzione di tanti potenziali lettori. Non solo, account fake si trovano anche sugli store on-line: più recensioni positive riceve un’opera, più sale in graduatoria sugli store e più diventa visibili e – di conseguenza – vendibile. Si deve forse rivedere il sistema di votazione e di condivisione delle informazioni, ma siamo consapevoli che non sarebbe una cosa gestibile, è come voler censurare una parola su tre di ciò che una qualunque persona vuole scrivere e pubblicare in rete. Infattibile. Ciò che dovrebbe cambiare, ammettiamolo, è la mentalità italiana, siamo il paese dei furbetti e per noi sembra essere all’ordine del giorno cercare di forzare la mano; il punto è che chi lo fa spesso e volentieri non è poi così furbo poiché lascia facili tracce di sé lasciando intuire la sua reale identità (la cosa più frequente è che gli account fake siano di proprietà degli stessi autori che in questo modo si autocelebrano).

Altro problema è il commercio delle recensioni. Commercio inteso non tanto come scambio di denaro in cambio di una recensione comunque positiva, ma scambio di favori con recensioni comunque positive. Alcuni siti e blog sono diventati dei veri e propri punti di riferimento letterari ed essere “censurati” da questi può essere per il web-marketing un affondo mortale alla diffusione di un’opera o di un eBook. Quindi, se so che sto scrivendo la recensione/opinione di un libro il cui autore collabora con uno di questi siti, lo elogerò anche se penso che fa schifo, poi glielo pubblicizzo e glielo faccio sapere così sono sicura che quando toccherà a me farà lo stesso.
Non sarà un mercato delle recensioni consapevole, sarà un’innata forma di corruzione e concussione gratuite cui alle volte non ci rendiamo nemmeno conto, ma innesca una china discendente sulla qualità degli scritti che vengono infine diffusi. Non è quello che noi facciamo, non è ciò che fanno tutti, per fortuna!, ma è cosa di uso abbastanza comune ed è cosa che ci avvicina sempre di più alla cantonata colossale. Cosa questa che frena, nell’insieme, la fiducia delle persone negli acquisti on-line. Quante volte ho sentito dire: l’ho visto in libreria, mi è piaciuto e l’ho comprato su sitodivenditaonline.it!
E questo vale tanto per gli eBook quanto per i libri tradizionali.

In definitiva non c’è un modo certo per sapere se un eBook è valido o meno, se gli eBook saranno o meno il futuro a lungo termine della lettura (io credo di si), se vale la pena di spendere soldi per comprare qualcosa che fisicamente non esiste, ma che ci può donare qualcosa di più. In definitiva non c’è alcuna certezza di niente e dopo tutte queste considerazioni restiamo molto probabilmente con il dubbio ancora vigile su che formato sia migliore. Entrambi i sistemi sono unici e consentono di vivere la storia che si legge in modi completamente diversi e l’uno non necessariamente deve sostituire l’altro: tutto dipende dalle esigenze del singolo lettore. Per chi viaggia molto, al pari di chi si è dovuto trasferire all’estero e i libri in lingua italiana non sono facilmente reperibili salvo giocarsi il peso di un’intera valigia solo di essi, l’ebook reader può essere una soluzione pratica e comoda, nonché quasi indispensabile. Per altri il libro è assolutamente insostituibile da una serie di anonimi bit, perché una volta terminato diventa oggetto d’arredo e di culto oppure ricomincia il suo ciclo con prestiti, regali, donazioni alle biblioteche, vendita nei mercatini dell’usato (dove tra l’altro, è possibile trovare delle chicche veramente incredibili alle volte).

Ebook o Carta?

Una domanda che trova risposta solo ed esclusivamente nelle coscienze dei singoli. E sempre più spesso la risposta non è nessuna delle due parole, ma entrambe.

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