BIBLIOTECA: Markovitz, il demone



Markovitz il demone - Ignazio Presti
Editore: self-publishing
Formato: ePub - PDF
Prezzo: € 2,99

Attualmente ritirato dal mercato


La vera storia di Vyrus Markovitz. Dopo, fu solo leggenda.

Trama
Dopo una lunga e sanguinosa quanto inutile guerra in territori confinanti, Vyrus Markovitz viene abbandonato al suo destino insieme ai compagni e da onorato cavaliere torna in patria come reietto e traditore, scoprendo che tutti i suoi beni sono stati confiscati e la sua famiglia venduta come schiavi e dispersa nel mondo.
Impossibilitato a qualunque forma di riscatto da un'etichetta di traditore immeritata scende una china di disperazione che sfocia infine nella persecuzione di un solo fine: la vendetta.
Trovata la moglie e scoperta la fine del figlio, Markovitz non si pone limiti di tempo e pianifica con cura la sua vendetta, senza fermarsi davanti a nulla e senza porsi problemi sui metodi usati. Diviene in breve un mito cattivo, demonizzato dai più e cacciato e temuto da tutti, compresi i compari e sottoposti del Branco Selvaggio, sbandati come lui uniti sotto la sua bandiera con un unico fine: depredare e uccidere.
Fine condiviso dallo stesso Markovitz che si rivela essere fine burattinaio e sembra voler chiudere una partita con la vita guardando la morte bene in faccia quando essa verrà a reclamare la sua vita.

Parere
Se vi aspettate un fantasy, dal titolo, avete completamente sbagliato strada.
Se vi aspettate una narrazione epica, ancora, raddrizzate il tiro.
Se vi aspettate buoni o cattivi, lasciate perdere. Qui l'unico atto buono è sgozzare il nemico per dargli una morte rapida e dignitosa.
Questa è una di quelle rare perle di autori italiani sconosciuti che si autopubblicano solo per il piacere di rendere pubblici i loro scritti, senza pretesa alcuna, ma anche senza pubblicità alcuna.
Ma la migliore pubblicità è senz'altro il passaparola e questa parola voglio lanciarla come un sasso nello stagno di internet.
"Markovitz, il demone" è una storia amorale, fatta di cadute, violenze, vendette senza tregua. Una storia che sul finale ci lascia con un brivido e un piacevole sorriso soddisfatto, perché non tutto è davvero compiuto come sembra e la fine è solo una parola che lascia aperte nel lettore mille e più porte dense di congetture.
La storia è ambientata in un mondo fantastico, nel senso che non è nulla a noi noto se non in uno stile che, dalle semplici e rapide pennellate che ci dona l'autore, richiama il tardo Medioevo europeo quello che già si affaccia sul primo Rinascimento, non parla di razze diverse che convivono in un unico mondo e se lo contendono, non parla di strani animali o creature fantastiche. Ma parla di demoni, direte voi.
Si, parla di un uomo. Un uomo partito per la guerra, una guerra Santa e giusta, un paladino della giustizia che torna con l'infamia del tradimento sulla testa, tradimento subito due volte per la vigliaccheria di chi governa e che pur di mantenere la propria posizione non si fa scrupoli di condannare lui e i suoi compagni.
Parla della caduta di un uomo normale, del suo perdere tutto finanche la morale e il cuore.
Mia madre mi dice sempre: «non c'è peggior cattivo di un buono incattivito» e Markovitz, il protagonista,  ne ha ben donde di sfogare la propria furia e votarsi a una vendetta che come nella miglior tradizione viene gustata fredda, calcolata, misurata, ottenuta e assaporata.
Seguiamo la sua personale discesa negli inferi e mai per un secondo ci passa per la testa di accusarlo, colpevolizzarlo. Sublime maestria dell'autore, questa, nel non darci il tempo di ragionare, di riflettere e di capire che no, così non va. Che no, un uomo per quanto giustificato non può scendere così in basso da trasformarsi in demone agli occhi della gente e bearsi di questo, non lui, non un cavaliere.
Eppure è così e mai una volta recede dai suoi intenti, senza alcuno scrupolo egli uccide, usa, violenta.
Cosa c'è di bello, mi chiederete, in tutto questo?
Il bello è la verosimiglianza, la coerenza narrativa del personaggio, la vista di una possibile redenzione e il rifiutarla, fare di un eroe un antieroe e ancora portare i lettori a essere dalla sua parte, forse pensare che l'ennesima volta sia quella di troppo e vederlo ancora salvarsi a dispetto delle aspettative celate in cuore dal lettore che si trova ora a odiarlo e desiderare che venga giustamente punito per le sue malefatte, ora a parteggiare per lui, perché con tutto quello che ha passato è il minimo che ottenga vendetta, se la giustizia gli è negata.
Romanzo a forti gradazioni di grigio fa riflettere sulla natura umana e sul bisogno atavico di rivalsa che alberga anche nel più buono, istintivo senso di giustizia anche spiccia alla maniera babilonese, ma qualcosa.
Qualcosa che urla in fondo ai nostri cuori, forse specchio subdolo dell'attuale condizione di sopruso mediatico e sociale che viviamo nel quotidiano, a casa, per strada, al lavoro.
Markovitz è il demone che alberga dentro ciascuno di noi e che talvolta esce a urlare al mondo l'ingiustizia subita, quel demone che poi sempre riusciamo a tacitare per guardare con speranza al nuovo giorno.
Lo stile di scrittura è semplice e lineare come la trama, pulito e curato anche se si incappa comunque in qualche refuso che però non rovina l'effetto d'insieme anche se, francamente, la revisione di un occhio estraneo gli farebbe fare faville, figuriamoci il lavoro professionale di un esperto.
La ricchezza di linguaggio non salva alcuni passaggi dalla noia, specie nel finale con le epurazioni dei corrotti che di tutto sono stai causa scatenante, una parte a mio avviso un po' troppo lunga che poteva essere ben chiarita anche in meno pagine.
Nel complesso, per essere l'opera prima completamente curata dal solo autore, è la miglior lettura che mi sia capitata di fare negli ultimi mesi e che consiglio vivamente a tutti di fare.

Voto: 4/5

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