RACCONTO: Diario di un assassino

26 agosto.

26 agosto, una data che ricorre nella mia vita da sempre.
Mio padre, quelle poche volte che mi ha guardato, diceva che sono nato per fare questo. Perché sono nato  per Sua volontà, nel Suo giorno più fausto, consacrato a Lui e che la mia devozione alla causa porta onore e gloria alla famiglia, come mio zio prima di me e altri avi mai conosciuti.
Nascere il giorno in cui si celebra la nascita del nostro dio protettore è un grande onore. E una grande responsabilità. Ma poiché ogni volta mio padre guardava me e vedeva solo ciò che di buono mio fratello Aziz faceva, rinfacciandomi le mie mancanze, alla fine la causa è diventata la mia vita.
Oggi è il mio ventesimo 26 agosto.
Avaris, la mia bella e luminosa città, è in festa.
Oggi io, conosciuto tra noi come Lama Danzante, abbandono la mia casa, la mia vita. Forse per sempre. Ma la mia maestra ha fiducia in me, la mia maestra, Archantes.
Ero, e sono, orgoglioso di essere suo discepolo. Camminavo a un palmo da terra quando venne nominata Archantes e i palmi divennero due quando mi confermò come suo allievo. Archantes, con tutte le responsabilità della sua carica, non può avere più di tre allievi. Lei ne aveva sei e nessuno di noi ha saputo fino all'ultimo chi sarebbe stato escluso: a suo dire e a nostro modesto vedere eravamo tutti uguali. Ma lei sapeva vedere le sottili differenze tra noi, quelle differenze che ci distinguevano e che solo con il tempo ho imparato, e sto imparando a distinguere.
Lama Danzante.
Non si addice a un uomo, ma ogni volta che glielo dico Archantes mi guarda e sorride, dicendomi che si addice a questo uomo, cioè a me. Non capisco se sia un insulto o una presa in giro, ma non importa: lei, la mia maestra, colei che mi è stata più madre della mia stessa vanesia madre, ha ragione: ci sono cose più importanti di un nome. Io, che ho l'onore di occupare il primo posto alle sue spalle nella fila, ho una missione da compiere e sentirla pronunciare quelle parole, oggi, proprio oggi!, davanti al grande altare del tempio, dove innumerevoli volte mi sono inginocchiato durante i rituali del mattino, mi ha chiuso la gola.
Come quattro anni fa, quando smisi la veste bordata di cremisi. Mi ricordo ancora parola per parola ciò che Archantes mi disse, anche a quattro anni di distanza. Sono emozioni che non dimentichi.
"Con l'alba di oggi inizia il tuo nuovo corso, la tua nuova vita. Togli quella veste, novizio, e vesti il nuovo candore della tua età adulta, che tu venga annoverato da oggi tra gli adulti e che la tua lama continui a danzare per Seth per molti anni a venire."
Ho finito, con il mio sedicesimo anno di età, il periodo di noviziato iniziato dieci anni prima. Il mio primo omicidio l'ho compiuto che avevo otto anni. Non ho provato nulla. Come non ho provato nulla in seguito: erano colpevoli e dovevano essere puniti. Punto.
Mi sento nudo senza le mie lame, anche se sono ben riposte nel fondo della mia sacca, sotto un fondo finto, insieme con la mia veste bianca. Ma so che Seth accompagna i miei passi e guiderà la mia mano, la sua giustizia non conoscerà confini come non li conoscerò io. Finito il noviziato veniamo lasciati liberi per due anni di girare il mondo e capire come funziona. Dopo due anni a girovagare per il mondo, posso dire di conoscerlo abbastanza e di saper abbastanza bene come fare a portare la giustizia di Seth dove io vado, qualunque cosa stia facendo. Due anni e quando sono tornato mi è stata posta la domanda: "Sei fermo nella Sua volontà? Sei deciso nei Tuoi intenti?"
Ho visto in quei due anni atrocità e crudeltà gratuite di uomini senza dio e senza scrupoli, forti con i più deboli e lacrimevoli con le mie lame. La mia maestra ha saputo, ha sempre saputo credo, che ho applicato la Regola sempre, ogni qualvolta ne ho visto la necessità. E lei ha approvato.
La mia risposta non poteva che essere sì alla nuova missione.
Fa caldo su questa nave, ma fuori piove e mi sento esposto senza la mia veste bianca. Sto discendendo un ramo del Nilo diretto ad Alexandria e al castra romano, sto andando a farmi notare da chi di dovere. Devo entrare a far parte di quella cosa che chiamano Specula, chissà se Elettra è ancora in Aegyptus. Sto andando incontro a un futuro incerto, ma ancora sento nella testa la voce della mia maestra dirmi con sincero affetto che solo io posso davvero riuscire in ciò che in molti prima di me hanno fallito.
Sto andando incontro al mio destino, diventerò uno speculator, un sapiente perché mi piace studiare. Elettra è stata involontaria e piacevole fonte di informazioni. Diventerò ciò che a me è vietato essere, dovrò essere più scaltro della volpe, più sfuggente del vento. E il mio ordine sarà fiero di me, la mia maestra sarà fiera della sua lama danzante.
Sono Tamer Aziru Khenzer.
Sono un Assassino di Seth.

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