RACCONTO: Diario di un assassino II

25 Settembre

Non è stato facile farsi prendere, ma alla fine qualcuno ha visto cosa riesco a fare con le ombre. Non sempre, mai quando voglio, ma quando sono agitato alle volte la mia ombra... Ma non importa. L'importante è che ci sono riuscito e ora sto andando verso Antiochia.
Sono di nuovo bloccato dentro una nave e manca ancora un giorno di navigazione fino a Seleukeia Pieria: abbiamo fatto tre tappe a Cipro e siamo appena partiti da Kleides. Da lì, poi, in un paio d'ore di marcia dovremmo essere a destinazione.
La compagnia è talmente variegata che non vale nemmeno la pena parlarne, sembra di stare in un baraccone di saltimbanchi. Tutti sconvolti, questa mattina, quando al risveglio uno di loro non si è svegliato.
Capita.
Mi vien da sorridere al ricordo e non visto credo anche di farlo. Tutti mi ignorano e la cosa ha i suoi vantaggi.
Anche se uno è stato scelto per qualcosa di grande, non ha il diritto di imporre la sua volontà su una cameriera che invece era interessata solo a servire i tavoli e arrotondare con qualcun altro. Tutto il mondo è paese, ne sono consapevole, ma se una donna ti rifiuta bisognerebbe avere il buon senso di non forzarla.
Sentirla chiedere aiuto mi ha fatto agire d'istinto, ancora si chiede, immagino, chi abbia legato alla gola il suo importunatore e l'abbia trascinato via tra le ombre, fino poi a ritrovarlo morto questa mattina, strozzato da una garrotta.
Capita.
Ovunque vada applico ciò in cui credo e accolgo la Regola come unico conforto e unica via per sopportare la nostalgia di casa. Non lo credevo, ma ora mi accorgo di aver nostalgia. Sono già stato due anni in giro per il mondo, ma sapevo che sarei tornato non appena lo avessi voluto e di sicuro entro due anni.
Ora invece è diverso: non so quando potrò tornare a casa, ad Avaris, non so nemmeno se potrò mai più farlo. E questo mi genere inquietudine. Nostalgia.
Che strano effetto.
Mi chiedo cosa mi aspetterà questo anno di corso. Sono curioso. Beh, prima di domani non lo posso sapere e quindi tanto vale che vada a consolarmi con la dolce Adrastea. Il suo ex-marito deve essere un deficiente a mollare una donna così comprensiva per una più giovane che viene trattata, a detta di Adrastea, alla stregua di una fattrice. E' salita a Paphos e negli ultimi due giorni abbiamo avuto modo di parlare, almeno mi sono svagato un po'. Le poche ragazze partite con me e gli altri da Alexandria sono tutte troppo rudi o troppo prese da sé stesse per interessarmi, anche se le mie notti sono sempre state molto piacevoli. Adrastea invece è diversa: è una trentenne matura e molto dolce, nasconde una forza interiore non indifferente, visto che dopo la separazione dal marito ha deciso di partire per la città natia, Antiochia, e ricostruirsi una vita lì grazie alla dote lasciatale dai suoi genitori, ormai già deceduti.
Ammiro le donne forti, mi ricordano le donne indipendenti e austere della mia terra, mitigano un po' questo senso nostalgico di solitudine.

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