BRANI: Attorno a un fuoco


«Allora?»
«Non sento nulla.» Rispose la ragazzina alla voce della sorella maggiore. Mollò la presa, indifferente all’uomo e – ignorando sia il suo stupore, che le sue esclamazioni – si rivolse alla donna che le aveva posto la domanda. «Non è quello giusto?»
La donna le carezzò la testa con un sorriso amorevole, salvo poi voltarsi verso di lui e tirare un potente ceffone per zittirlo. «Sentirai se è quello giusto, è un’emozione indescrivibile che ti parte da dentro.»
Era la donna incinta, la figlia maggiore della loro ospite. Che si chinò a guardarlo, si passò la lingua sulla mano e poi, nonostante lui tentasse di svicolare, gliela passò sulla bocca. Qualcosa di viscido e appiccicoso gliela tappò nuovamente e Marzio rabbrividì allo sguardo divertito della donna. C’era qualcosa di sadico in fondo agli occhi scuri che non era riuscito a cogliere prima. Gli odori divennero improvvisamente più intensi, chiuse gli occhi tentando di calmarsi. Il panico avrebbe scatenato il cacciatore, come già successo in precedenza, e al momento la cosa non sarebbe servita a nulla. Sperò di riuscire a mantenere il sangue freddo, ma le poche parole che le due sorelle si scambiarono nel frattempo rischiarono di farlo uscire completamente pazzo di disperazione.
«Tu dici?»
«Sì, fidati tesoro. Vedrai che quando sarà il momento giusto e sarai con l’uomo giusto lo saprai da te. E allora sarà tutto naturale, dall’accoppiamento a tutto il resto.»
«E potrò avere figli miei?»
«Certo.»
«Com’era quel romano che hai conosciuto tu otto lune fa?»
La maggiore, avviandosi all’uscita di quello che doveva essere un magazzino, rifletté un attimo prima di rispondere leccandosi i baffi e guardandolo: «Era un uomo molto buono.»
E Marzio ebbe l’impressione che quella donna non intendesse “buono di carattere”.

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