STORIA: Devastazione di Roma - 3. Pro Chiese

Estratto dall'articolo di romanoimpero.com reperibile per intero qui.
Rispetto all'originale mi sono presa la libertà di non riportare qui tutto l'articolo, ma solo alcuni stralci a mio avviso più interessanti. Nulla di quanto pubblicato qui - comprese le foto - è stato in alcun modo alterato dai Demiurghi.
Si ringrazia lo staff di romanoimpero.com per le sue interessantissime e approfondite pubblicazioni.


DEVASTAZIONE DI ROMA - SPOGLIAZIONE PRO CHIESE 3/6


- Si deve principalmente alla decorazione delle chiese l'esportazione dei marmi romani, per dedicare al santo protettore un tempio "grande, bello, magnifico, le cui armoniose proporzioni in altezza, larghezza, e lunghezza si legassero tanto perfettamente ai particolari dell' ornato da renderlo decoroso e solenne e degno del culto divino, e della fama della città come in Siena: col campanile che dovesse innalzarsi, come a Spoleto « usque ad sidera " . I più vecchi raccoglitori di epigrafi danno curiosi particolari sull'uso e sull'abuso dei marmi antichi nelle fabbriche delle chiese. -

[…]

LO SPOGLIO DEI MARMI PER LE CHIESE "Tutti i marmi erano di buona preda, ma tre classi furono prese specialmente di mira per le chiese. La prima è quella dei cippi, il cui ricettacolo quadrato o rotondo si prestava a contenere l'acqua santa, e talvolta anche come fonte battesimale, oppure come vere da pozzo. La seconda le conche  delle terme e delle fontane, nonchè i calici marmorei, posti in parte nelle chiese e in parte nei palazzi romani. La terza delle lastre inscritte per uso dei pavimenti, poi anche travi e architravi scolpiti con fregi o scritture, spesso scalpellati per cancellare gli ornamenti o girati per non mostrare l'epigrafe."

Quando era troppo costoso radere al suolo si innestavano chiese cristiane sui templi antichi, anche per evitare, come accadeva, che la gente andasse a pregare sui templi distrutti, e/o si sostituiva il nome della divinità con uno affine di un santo esistito o meno.
I pavimenti cosmateschi furono eseguiti nelle chiese che sorgevano su templi pagani. Infatti i marmi serpentino e porfido rosso erano cave già esaurite al tempo dei romani. Così per avere un'idea di come fossero i pavimenti degli edifici pubblici romani basta guardare il pavimento del Pantheon, rimasto intatto perchè il tempio venne trasformato in chiesa cristiana.

Bolla Sistina contro i devastatori delle chiese, semidirute o no. "Ad nostrum pervenit auditum quod nonnulli iniquitatis filii de patriarcalibus et aliis ecclesiis et basilicis porphyreticos marmoreos et alios lapides abstulerunt hactenus, et in dies auferre, eosque ad diversa loca per se vel alios asportare praesumunt " . È loro comunicata la scomunica maggiore. 11 documento "Statuta Almae Urbis "  si riferisce però solo ai furti dei marmi nelle chiese, ma tace del tutto i furti di preziosi marmi e decorazioni e statue dei monumenti classici.

ARA COELI - sopra TEMPIO GIUNONE SOSPITA
- conca di basalte nero morato con quattro teste leonine. Fu costruita sopra il tempio di Giunone Sospita.
- Presso la porta laterale della chiesa verso il Campidoglio si vedeva scritto LOCVS SACER IVSSV Q. BATONI TELESPHORI.
- Cippo romano in Aracoeli.
- conca di porfido  nell'altare di s. Elena in Araceli
- Altro esempio dell'uso dei marmi scritti e scolpiti nelle chiese di Roma si ha a proposito dell' Aracoeli. Questi monumenti servivano « prò ara s Angeli, prò altare Annuntiate, prò fulcro altaris divi Georgii, prò fulcro alt. Marie virginis prò fulcro alt. santi Pauli » etc.

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CAPPELLA DI S. ANDREA  - È noto l'episodio del sacco del ventisette relativo alla fuga del cardinal del Monte, e dei tre suoi compagni Bartoliui, Pucci e Giberti dal palazzo della Cancelleria, nel quale avevano trovato momentaneo ricetto presso il cardinale Pompeo Colonna di parte imperiale. In memoria di tale liberazione, avvenuta nella notte di sant'Andrea, e in memoria parimenti del suo ingresso in conclave avvenuto nella stessa ricorrenza, Giulio III volle erigere un tempietto votivo sull'estremo confine dei suoi possedimenti dalla parte di via Flaminia.
Conduttore dei lavori murarli fu Bartolomeo Baronino, architetto il Vignola.
E qui deve notarsi che il sito per l'erezione del tempietto era già consacrato da reminiscenze locali. Ai 12 d'aprile 1462, domenica delle palme, Pio II era venuto in questo luogo per incontrare la testa di s. Andrea apostolo, portata in Roma dai cardinali Bessarione, Olivieri e Piccolomini « e sino ad hoggi ivi è una cappelletta in memoria che ivi sopra un'altare fabbricato per tale effetto stette tale reliquia una notte intera ». Torrigio, Grolle, p. 225. Sembra però che la testa dell'apostolo fosse una testa romana di un qualche personaggio, probabilmente un antico filosofo.
Per soddisfare alle spese di culto Giulio III aveva imposto un balzello ai possessori dei fondi sulla via Flaminia. Gregorio XIV emise nel 1571 un motuproprio « che tutti quelli che hanno le vigne da porta Pia fino a san Pietro debbano pagare ogni anno sei bajocchi per pezza alli capellani o parrocchiani di santo Andrea » . E siccome tale misura parve al Consiglio comunale dovesse « partorire gran danno à particolari » così nella seduta del 16 ottobre fu deciso « eligendos esse aliquos nobiles qui, una cura conservatoribus et Priore, accedant ad S. D. N. eidemque hurailiter supplicent prò revocatione dicti motus proprii ». L'esito dell'ambasceria però è sconosciuto. {Decretor. pò. ro. Credenz. I, tomo XXV, e. 148', A. S. C).

CATTEDRALE DI PISA - La cattedrale di Pisa cominciata nel 1063, e consacrata nel 1118 da Gelasio II, contiene infiniti marmi di Roma e di Ostia, alcuni dei quali anch' oggi portano il certificato d'origine, come quello del Genio della Colonia Ostiense CIL. XIV, 9, presso l'angolo s. o. della nave transversa.
- Si importarono anche sarcofagi, come quello di Marco Annio Proculo (ibid. 292) scoperto nuovamente l'anno 1742 a piedi dell'aitar maggiore.
- L'officina ove « molte spoglie di marmi stati condotti dall' armata de Pisani » (Vasari) si adattavano alle nuove opere sotto la direzione di Busketo e Ronaldo, fu scoperta fra gli anni 1883 e 1892 nell' orto di Luigi Bottari, contiguo alla piazza del Duomo.

CATTEDRALE DI WESTMINSTER E come non bastasse la devastazione per Roma, ma quando tutta l'Europa era ancora cattolica: "I porfidi e i serpentini onde sono commessi il sepolcro di Enrico III, parte del pavimento davanti all'altare grande, e certi altri sepolcri nella cattedrale di Westminster furono portati via da Roma dall'abbate Richard of  Ware poco dopo il 1258."

DUOMI VARI - Dalle cave inesauste « districtus urbis » si cavarono materiali per la costruzione di vari duomi e cattedrali. Per taluni di questi edificii manca la prova scritta, ma la qualità e la condizione dei marmi che li compongono bastano a mostrarne l'origine.
- del duomo di Lucca (1060-1070),
- di Monte Cassino (1066),
- di s. Matteo in Salerno (1084),
- di s. Andrea in Amalfi (XI secolo),
- del duomo di Spoleto,
- del battistero di s. Giovanni in Firenze (1100),
- del monastero di Nostra Signora di Tergu in Sardegna,
- del monastero di s. Fruttuoso a pie del monte di Portofino,
- della chiesa di s. Francesco a Civitavecchia,
- del duomo d'Orvieto (1321-1360).

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MONASTERO S AMBROGIO sopra TEMPIO HERCULIS - Venne costruito sulle rovine del tempio di Herculis Musarum  nei pressi del Circo Flaminio e rispetto al quale, sul lato Nord, (l’attuale via del Portico di Ottavia), si erano andati allineando nel tempo portici e templi che diedero origine ad un assetto urbanistico dove la successiva realizzazione dei teatri di Marcello e di Balbo ne consoliderà il carattere monumentale. A riprova il ritrovamento del piedistallo di una delle muse di Ambraeia, portate in Roma da M. Fulvio Nobiliore in occasione del trionfo etolico dell'anno 565 (CIL. VI, 1307) fu scoperto l'anno 1868, quasi di fronte al portone maggiore del monistero di s. Ambrogio. Vedi de Rossi in Bull. Inst. 1869, p. 9.

MONASTERO S SPIRITO sopra FORO TRAIANO - 1432. FORVM TRAIANVM. Petronilla Capranica, sorella dei cardinali Angelo e Domenico, fonda in una sua proprietà al foro Traiano il monastero dello Spirito Santo, distrutto l' annuo 1812 in occasione degli scavi napoleonici.

S MARIA AD MARTYRES sopra PANTHEON - AREA PANTHEI. « Sulla piazza dirimpetto alla chiesa una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dallato una bella petrina et con due vasetti di porfidodallato», p. 573. 

QUO VADIS sopra TEMPIO DI APOLLO - Edificata sopra un tempio di Apollo a cui si portavano exvoto per le guarigioni ottenute. La famosa lastra di pietra che avrebbe preso il calco dei piedi di Gesù apparso a S Paolo altro non è che un exvoto scolpito a mano, reperto debitamente riutilizzato.

S AGATA sopra DECEM TABERNAE - « In quo monte (Quirinali) est ecclesia sauctae Agathae in Subura ubi et decem tabernae fuerunt: ut in tiburtinis lapidibus no vite r effossis apparet », f. 15. Insomma vennero depredate dieci taberne per edificare la chiesa.

S AGNESE - W. Amelung ha segnalato una terza classe di marmi usati dagli scultori del rinascimento, quella delle « statue antiche trasformate in figure di santi ».Egli cita il S Sebastiano in s. Agnese dei Pamphili, ricavato da un Giove o da un imperatore seduto: la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica (antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda.
- S Agnese in Nomentana,  Il card. Giuliano della Rovere restaura il portico di s. Agnese. 1480, 12 giugno con marmi di scavo.

S AGOSTINO su Fabrica Romana […]
- La chiesa fu fabbricata sopra una collinetta la quale, come il monte Giordano, il monte de' Fiori etc. rappresenta la rovina di un grande edificio: ma non se ne conosce la natura il nome antico.
- Venne costruita utilizzando il travertino proveniente dal Colosseo.
- La statua della Madonna, più grande del vero come in genere le divinità pagane o gli imperiali, seduta con corona e pargolo, sarebbe per alcuni una Grande Madre rimaneggiata. Secondo una tradizione popolare sarebbe invece un'antica effigie di Agrippina che teneva fra le braccia il piccolo Nerone. In ogni caso è di epoca imperiale.

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S ANDREA CATA BARBARA sopra BASILICA DI GIUNIO BASSO - Questa chiesa fu costruita all'interno della basilica di Giunio Basso, una grande e preziosa aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.c., che prese il nome dall'annesso monastero denominato cata barbara patricia, in ricordo dell'antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine barbara aveva originato la denominazione catà barbarum patricium, ossia presso il barbaro patrizio. Il pavimento era in opus secrile, l'edificato con colonne e marmi.

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S APOLLINARE sopra TEMPIO APOLLO
- Il Mazochio copiò sei iscrizioni antiche in s. Apollinare vecchio, una nelle quali « in urna aquae benedictae » le altre « in pavimento prope rostra chori, in pavimento inter rostra chori, in pavimento a latere dextro chori, in pavimento prope altare maius "
- Calice marmoreo  in s. Apollinare.
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S BARTOLOMEO all'Isola  sopra  TEMPIO DI ESCULAPIO  - La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X secolo) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche.
- Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne romane di recupero con basi e capitelli di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto.
- La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un antico grifone in s. Bartolomeo all'isola.
. L'imperatore depose il corpo di Bartolomeo apostolo ed altre illustri spoglie in una vasca di porfido, la maggiore delle conosciute, misurando m. 3,34 in lunghezza, 0.90 in larghezza e profondità. Conserva ancora il foro per la chiave di scarico dell'acqua. Il nome di Pasquale è inciso sull'architrave della porta maggiore di s. Bartolomeo, insieme a quello di Ottone III il sanguinario. La data è del 4 aprile 1113.
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S CLEMENTE sopra TEMPLUM MITRAE - La ricostruzione della chiesa di s. Clemente per l'incendio normanno fu incominciata dal card. Anastasio circa il 1125, e condotta a termine dal card. Pietro Pisano il 26 maggio 1128. Gli amboni e i plutei furono tolti dalla basilica sotterrata; le 36 colonne del portico e dell'atrio da più edifici celimontani fatti a pezzi. Formano gruppo 17 fusti di granito bigio, e 6 di cipollino  e le scaglie dei piccoli blocchi già lavorati sono assai minute. Vedi Bull, com., tomo XXVI, a. 1899,
- Cippo romano e colonne di recupero in s. Clemente.

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S CRISOGONO - Giovanni da Crema riedifica contemporaneamente la eh. di s. Crisogono, sollevandola dal piano antico al moderno. Vedi Bull. com. 1892, p. 304. È probabile che le 22 colonne della nave, di granito orientale, e le due rarissime di porfido sotto l'arco della tribuna, appartengano alla basilica primitiva, a sua volta però edificata con marmi antichi. I marmi del pavimento furono in parte scavati lungo la via campana.

S CROCE IN GERUSALEMME sopra PALAZZO SESSORIO - conca di basalto nero morato con quattro teste leonine in s. Croce, chiamata dal Ruccellai "concha di paraone molto gentile dove si posa la tavola dell' altare "
- La s. Elena nella cripta di s. Croce in Gerusalemme, altri non è se non la statua di Giunone
-  « In domo Ioannis Ciampolini non loge a campo florido legi infrascriptas litteras in lapide marmoreo multis in locis fracto qui repertus fuit apud ecclesiam sanctae crucis » CIL. 1259, f. 19. Per la chiesa di S. Croce in Gerusalemme vennero usate le lapidi romane. 
 - « Nella valle che è fra la villa Madama e Ponte Molle si scoprirono nel 1500 le rovine di un antica chiesa a tre navi in volta, che credesi essere stata fabbricata da Costantino Magno nel luogo medesimo dove questo imperatore vide in aria la Croce ". La notizia è alquanto sospetta. Le collezioni artistiche di palazzo Cesarini sono descritte dall' Aldovrandi a p. 221, il quale nomina “il cortiglio” e tre sale riempite di busti e teste che richiamano alla memoria la scoperta così descritta dal Vacca:  « Dietro le terme Diocleziane, volendo il padrone della vigna fare un poco di casetta . . . scoprì due muri che poco avanzavano sopra terra e cominciando a cavare tra di essi vide un poco di buca . . , fatta a modo di forno e vi trovò diecidotto teste di filosofi che vende per diecidotto scudi al sig. Gio. Giorgio Cesarini » Mem. 104. Nella terza sala eravi « una gamba grande di bronzo lodata molto da Michel Angelo ». Claude Bellièvre di Lione, che visitò Roma nel 1514-15, ricorda una statua di Catone Censore, simile a quella posseduta dai Medici in Firenze. Nel prot. capit. del not. G. B. Garbani a e. 8, si narra come Giuliano, figliuolo di Giorgio, ricomprasse il 30 aprile 1571 da Paolo Giordano Orsino il palazzo vendutogli li 2 maggio 1570 per 3000 scudi. La somma è cosi meschina che non mi sembra essere questione del palazzo principale. L' Ameyden narra del card. Giuliano il vecchio :fu vescovo d'Argentina in Germania. « Fabbricò in Roma una casa d'architettura tedesca, con una torre alta, sopra la quale sta scritto con lettere grandi ARGENTINA et è hoggi posseduta dalla casa ».

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S GIACOMO AL COLOSSEO sopra COLOSSEO - S. Giacomo del Colosseo aveva pure il suo bacino, trasferito da Paolo II nella piazza di s. Marco. Conca di Parione : « ad concham Parionis fuit templum Pompei...., , quae concha traslata fuit et stat nunc in Colliseo coram hospitali sancti Jacobi »
- D'esser tirata una conca de serpentino grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del culiseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ». Sulle vicende della conca vedi sopra a p. 4. 1466, giugno.

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S GIOVANNI E PAOLO Continuate dal p. Germano, Passionista, le escavazioni dell'antica casa romana, sulla quale è fondata la chiesa dei ss. Giovanni e Paolo al Celio (cfr. Notizie 1887 p. 532), sono state rimesse in luce altre tredici stanze, di varia dimensione, tutte costruite in laterizio e destinate ai diversi usi domestici. L'edificio conmnicava con la via pubblica {clivus Scauri) con un vestibolo, che nel sec. XI fu ridotto ad oratorio e decorato. In una pittura è rappresentato il Salvatore, con ricco pallio gemmato, con un volume su cui è scritto: "Lux ego sunt mundi, niilu qui cuncta creavi." Ai lati due arcangeli coi  nomi S MIHAEL e S GABRIEL. Sulla destra, un'imagine nel costume della corte bizantina col nome S PAYLV. Un'altra doveva trovarsi dal lato sinistro, col nome s. Johannes.

Dal descritto vestibolo si passa in un corridoio, o fauce, sulla quale hanno l'ingresso due camere, che corrispondono sotto l'abside della chiesa. Una di esse è stata completamente sterrata, di m. 5,60 X 4,00, con l'altezza di circa 6 m. La volta è stata in gran parte troncata: ciò che ne rimane è adorno di buona pittura
rappresentante scene di vendemmia e svariati uccelli. Sulle pareti sono dipinti dodici eroti alati, alti m. 1,00, con una semplice clamide gittata dietro le spalle e sorretta con le braccia. Una serie di grandi encarpi ed uccelli svolazzanti decorano gli spazi intermedi. Cotesti dipinti rivelano l'arte ancora fiorente, e possono attribuirsi all'età, in circa degli ultimi Antonini.
Tre altre stanze, poste in comunicazione fra loro mediante larghi passaggi arcuati, sembrano essere state destinate ad uso di bagni; essendovisi ritrovate condutture per aria calda e per acqua. Quivi fu ricuperata una vasta conca di terracotta. Altre quattro celle sono state pure sterrate in vicinanza di quelle ora descritte; ed in una di esse si è trovato una specie di pozzo quadrilatero costruito in opera laterizia, ed una fontana.
Si rinvennero negli sterri varie anfore e lucerne fittili, alcuni avanzi di decorazioni intagliate in marmo ed una testa parimenti marmorea. Un frammento di anfora vinaria porta, dipinte in rosso, lettere e cifre numeriche relative alla quantità e qualità del vino; sopra le quali fu tracciato, parimenti in rosso, il monogramma A X OJ.
Un altro simile frammento conserva tuttora il collo dell'anfora con la originaria chiusura in gesso: e su questo è improntato un sigillo, che porta in giro i nomi SE.r «VIDI DAYCEI , e nel mezzo, in due righe rettilinee EX VTRe .

S GIOVANNI IN LATERANO sopra PALAZZO LATERANO -  urna di porfido trovata nelle terme di Agrippa l'anno 1443, e collocata da Clemente XII nella sua cappella Corsini al Laterano.
- BASILICA SALVATORIS IN LAT. -  1490. Circa questi tempi Innocenzo VIII « reparavit ecclesiam sancti Johannis ... et ibi praeparavit duas grossas columnas (antiche) cum lapidibus marmoreis prò faciendo ibi arcu ».
- Calice marmoreo in Battistero Lateranense.
- Nel Campo lateranense, oltre alla ben nota raccolta di bronzi, v'erano sculture marmoree, fra cui due leoni collocati su rozzi piedistalli, a d. ed a s. del simulacro di M. Aurelio.  « In sulla piaza rilevato da terra braccia quattro . .  uno huomo a cavallo tutto di bronzo (p. 571). Item in sulla piazza in sur un pezo di colonna una testa di giogante di bronzo e uno braccio con una palla di bronzo, item una lupa di bronzo pregna con una altra figuretta di bronzo » p. 572.  "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini. Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani. 
- MAVSOLEVM HELENAE. Anastasio IV scopre il sarcofago porfiretico di Flavia Elena, nel mausoleo della villa ad duas Lauros, a Tor Pignattara, e lo trasferisce al Laterano. Danneggiato nell'incendio di Clemente V, i canonici lo risarcirono nel 1509 « iniuria temporum undique diruptum ac protinus disiectum ». Pio VI lo collocò nella sala della Croce Greca, sotto il n. 589. 1160 circa.
- "Dopo sotto del ponteficato di papa Paulo IV, cavandosi dall'altra parte della suddetta chiesa incontro dell'Hospedale di santa maria in portico, e avante la chiesa di san Salvatore appunto sotto il colle dove soprastava la Rocca capitolina in vico lugario furono trovate altre memorie del portico di esso tempio  di sei colonne di sasso Tivertino stuccate et striate et corinthie come erano quelle ch'erano nella parte di dentro del tempio tanto che quelle della parte di dentro et quelle del portico davanto erano di una misura di una forma et di una altitudine grosse piedi 4 et alte piedi 34 et mezzo eccetto che le colonne angolari erano di una ottava di un piede di più che le altre.... et oltre alle dette colonne rovinate et delle pariete et delle basi che anchora erano in opera havemo veduto quest'altra memoria dell'area di esso tempio che era Herario posta in opera poco discosta al Pronaon.... che demonstrava essere la faccia del tempio incontro alla rupe per l'angolo sinistro, et il destro verso il foro Romano poi che la parte anteriore volgeva verso Borea."
- "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini.
- Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani.
- « Apud basilicam lateranensem prope aquaeductum an. 1575 " fu scoperto, presente il Pighio, il cippo CIL. VI, 267 ^ relativo a rivendicazione di suolo pubblico fatta, al tempo di Tiberio, da una commissione di
senatori presieduta da L. Asprenas cos. a. 6 p. C.
« Sotto lo spedale di s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo, tutto di pezzi di buonissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiiti di maniera greca : parea tutta la maniera del Laocoonte di Belvedere  »  . Vacca, Mem. 13.
« È ferma opinione che nella via di s. Giovanni in Laterano, particolarmente dietro alla Scala Santa (di Sisto V) verso al mezzo di quelli muri di acquedotti (villa Wolkonsky) vi sieno cose notabili : perchè ivi era un'abitazione principale al tempo delli Goti e altri, vi sono state fatte gran ruine ; e poco si è scoperto  »  Id. Mem. 125.
« In una picciola vigna vicina p fianco alle scale Sante la quale termina coll'acquedotto di Claudio si vede ancora in essere la gran buca riquadrata in forma di camera dove fu nascosta la statua equestre . . . con la quale dicono che vi fossero alcune colonne di alabastro cotognino, delle quali colonne due ne furono cavate, e portate via da Roma, et a tempo nostro in tre vigne di quella contrada, che sono quella de Giustiniani, l'altra della famiglia della Valle... e la 3° ch'era del cardinale Granvela si sono cavati molti marmi mischi e scoperti vestigi di fabrica grande... ». Il sito di queste vigne può essere riconosciuto con l'aiuto del documento che segue, in atti Taracchi, prot. 17o7, e. 446, in data 31 ottobre 1578:
«(Lelio della Valle vende al card. Antonio Perenette card. Granvellano) unam petiam vinee site inter menia urbis prope eccliam Lateranensem incontroversus portam Maiorem, cui ab uno latere est vinea Tiberij Stalle, a duobus via publica, ab alio vinea cardinalis Perenotto cet » per il prezzo di scudi 152 boi. 50. Vedi
anche Cod. Barber. Vat. XXX, 136, e. 74 « Terracotta alla cava della vigna della Valle presso s. Gio: laterano attaccata al p. Giustiniano »

[…]
S MARGHERITA sopra TEMPLUM VENERIS et CUPIDIS - SACELLVM S. MARGARITAE. Sisto IV ricostruisce la chiesolina di s. Margherita sull'angolo che le mura della città formano con l'anfiteatro Castrense. Sembra fosse il Tempio di Venere e Cupido. Tra i marmi messi in opera si ricorda il bel cinerario di Flavia Felice CIL. 8488. La cappella fu detta anche di s. Maria del
Buonaiuto.

[…]
S MARIA DE CERCHI sopra CIRCO MASSIMO - 1494, 27 maggio. L'abate di s. Gregorio Pietio Xouioiii loca a Gabriele de Rossi una parte considerevole delle sostruzioni del Circo Massimo, sotto il Palazzo Maggiore. Esso si riferisce a quella lunga fila di grottoni tuttora esistenti in via de' Cerchi, e precisamente alla parte compresa tra la vigna di Mario Mellini, e quella di maestro Guidone da Viterbo. Se ne può riconoscere la località per mezzo di quella certa « ecclesia existens subtus dictum terrenum « la quale può essere s. Maria de Gradellis (gli « scivolenti " di Flaminio Vacca m. 6), rimodernata dai Cenci nel seicento, sotto il titolo di s. Maria de' Cerchi, e ridotta a mascalcia nel 1886

S MARIA DELLA FEBBRE -  "Paolino da Binasco e socii fanno scavi nelle due rotonde di s. M. della Febbre, ovvero di s. Andrea, per il seppellimento di Callisto III e di s. Petronilla per il seppellimento di un penitentiero. Il primo scavo, descritto dal Grimaldi, non fruttò scoperte. Nel secondo « si trovò un avello di marmo bellissimo e dentro una cassa grande et una piccola di cipresso coperta d' argento fino d'undici leghe che fu di peso libbre 831. Li corpi ch'erano dentro erano coperti di drappo d'oro fino tanto, che pesò l'oro colato 16 libbre. Tutte queste cose belle il papa mandolle alla sua zecca ».

[…]
S MARIA DELL'ANIMA
[…]Il sito, che cade in piena regione dei marmorarii, era stato donato ai connazionali tedesco-fiamminghi sino dal tempo di Eugenio IV da un Giovanni di Pietro, e da Caterina sua moglie.
« Mi ricordo al tempo di Giulio III tra la Pace e s. Maria dell'Anima vi furono cavati alquanti rocchi di colonne di mischio africano e di porta santa, quali erano abbozzati ad usanza di cava, non mai stati in opera, grossi da sette palmi e li comprò il card, di Montepulciano: e si vede che la porta della chiesa dell'Anima è tutta di porta santa, oltre i due pili dell'acqua santa e credo che in quel luogo fondando la chiesa trovassero detti marmi, e se ne servissero " Vacca, m. 32.

[…]
S MARIA EGIZIACA in TEMPIO PORTUNNO - Venne costruita utilizzando le strutture del Tempio di Portuno, lungo le sponde del Tevere. Da un’epigrafe scoperta nel 1571 si ricava che l’antico tempio romano venne trasformato in chiesa sotto papa Giovanni VIII, nell’872.
- Cherubino Alberti a e. 42 del tomo II dei disegni ha lasciato ricordo di una sagoma elegante di cornice, accompagnato dalla seguente strana leggenda: « questo cornicene ei tèplum Sante marie eziache sopra a 2 colonne nazi laltare grade, n o e i e più».

S MARIA IN AQUIRO sopra TITOLUS EQUITIS - Relativamente alle Anitre oggi conservate nella sala dell' Udienza, il Fulvio dice a p. 127 « Essendo edificato in qual luogo (le Equina) la chiesa (di s. Maria in Aquiro) da Anastasio papa, furono ritrovate ne' fondamenti certe anitre di rame, che poco tempo fa si vedevano nel detto tempio » . Curiose e importanti notizie intorno le origini del museo si trovano — oltre che nel classico lavoro del Michaelis — nell'articolo del Geffroy su Pierres Jacques. Mélanges del 1890, (a p. 45 dell'estratto). Le Equina sono il titulus equitus, nella chiesa sono evidenti la cupola romana come (in piccolo) quella del pantheon, le colonne e i marmi romani.

[…]

La lista è di una lunghezza impressionante, qui abbiamo riportato solo un vago esempio della spogliazione e della devastazione di Roma pro chiese. Per chi volesse farsi del male, può leggere tutti gli omissis ([...]) nell'articolo originale. 

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