RACCONTI: Celeste e il Generale filosofo VI capitolo


Numquam est fidelis *
cum potente societas.
Felicior Augusto,
melior Traiano!*

Capitolo VI
Antinoo



Una lettiga bianca avanzava nella folla gremita di persone, in quelle prime luci dell’alba. I nubiani la trasportavano come se fosse vuota, quando dentro altri non vi era se non il favorito di Adriano in persona, il giovane e bellissimo Antinoo che doveva far visita all’augusta Plotina, la moglie di Traiano.
Lo annoiava molto spostarsi da solo per l’Urbe, ma Adriano gli aveva mandato una missiva importante dalla Dacia e si aspettava che lui si recasse quanto prima alla villa di Traiano sul Palatino.
Per un po’ il greco sonnecchiò, mollemente adagiato sui cuscini morbidi  e profumati, ma poi l’ondeggiare del suo traballante mezzo di trasporto lo riscosse dai suoi sogni su un aitante e misterioso gladiatore.
Freddoloso com’era, si premurò di gettarsi alle spalle un pesante mantello dal colore vivace, e si assicurò, con la scusa di ricevere una mano per scendere più facilmente,  di toccare quanto gli era possibile dei muscoli bronzei di uno dei neri nubiani, portatori della sua lettiga.
Plotina lo aspettava sulla soglia di casa, cosa che nessun’altra domina o imperatrice avrebbe mai fatto, ma che con lei era diventato normale aspettarselo.

La donna se ne stava ritta nella sua veste grigia e nient’affatto regale, con quell’eterna espressione severa in volto. Alcuni dicevano che l’imperatrice non sorridesse mai per via della nostalgia che aveva della sua casa natia, le malelingue spettegolavano, invece, che l’augusta Plotina mal sopportasse le frequentazioni del marito con il suo harem di giovinetti, e che dava a Traiano e alla sua indecenza la colpa  della sterilità del loro matrimonio.
Plotina disprezzava Antinoo: lui rappresentava tutto ciò che lei non era mai stata.
Ma lo accolse nel migliore dei modi, seguendo i vecchi precetti di suo padre: “Davanti al nemico sorridi. Quando volta le spalle, pugnalalo”.
L’Imperatrice era troppo intelligente per non capire a cosa fosse dovuta la presenza dell’amante di Adriano in casa sua ad un orario così insolito per una visita. Plotina aveva cresciuto Adriano come un figlio: orfano dall’età di dieci anni, lo aveva accudito e protetto come se gli fosse stato mandato dagli Dei, per sopperire all’infelice mancanza di figli suoi.
La donna aveva desiderato il meglio per l’adorato cugino del marito ed era rimasta tremendamente delusa quando aveva scoperto che non solo Adriano non amava le donne, ma che aveva preso per amante il più insulso bel faccino di tutto l’Impero romano!
Traiano non amava molto suo nipote: tutto quel suo filosofeggiare e quell’amore per la Grecia, diceva sempre che lo avevano reso un bamboccio inutile e pesante. L’Imperatore era pur sempre un Comandante, e mal tollerava l’apatia che il nipote mostrava nei riguardi di ogni sua campagna.
Per non irritare ulteriormente l’illustre zio,e  far viso a cattivo gioco, Adriano aveva dunque deciso che avrebbe accompagnato l’Imperatore nella sua nuova e folle impresa, quella contro i Daci.
Nel frattempo Antinoo avrebbe dovuto continuare al suo posto ad intessere dei rapporti di interesse con la famiglia di Traiano, onde ricavare per Adriano i più alti vantaggi possibili.
Plotina lo condusse in uno dei numerosi peristili della villa, quello ornato di flora di esclusiva provenienza ispanica.
Uno schiavo in silenzio dispose su un basso tavolino una colazione per due a base di frutta.
“Che problemi ci sono?” domandò in tono spiccio la donna.
Antinoo rischiò quasi di strozzarsi con un acino di uva, per la sorpresa di quella domanda inaspettata. I potenti lui era abituato a blandirli con lusinghe e carezze lascive, con lunghe occhiate maliziose, con vane promesse che non avrebbe mai rispettato. Ma Plotina era una donna, e perlopiù dura e brutta come poche avesse mai visto in vita sua. Con lei mentire e prendere tempo sarebbe stato uno sbaglio colossale.
“Caius Naevius Victor” disse quindi solo.
“Ah”. Plotina conosceva bene il generale filosofo e in passato si era innamorata di lui come una ragazzina alla sua prima cotta. Quella sua unica debolezza ancora le bruciava: il ricordo di come aveva scoperto che anche Traiano si era innamorato di lui la faceva soffrire ancora adesso.
“Adriano teme che possa essergli d’intralcio. Traiano lo ammira da sempre”. Aggiunse Antinoo.
“E’ troppo vecchio, e non ambisce a diventare Imperatore” . Lo fermò l’Imperatrice muovendo una mano davanti gli occhi come a scacciare quell’idea quasi fosse stata una mosca fastidiosa.
“Ma Traiano lo preferisce, e se in Dacia dovesse andare bene …” Continuò Antinoo.
“Dì ad Adriano che non ha nulla di cui preoccuparsi. Gli ho fatto una promessa e intendo mantenerla”. Disse Plotina alzandosi di scatto e mettendo fine alla discussione.


Traiano aveva chiesto di lei, Celeste. E all’idea di stare per conoscere l’uomo più potente dell’Impero, la giovane era in preda all’agitazione. Emilio, il suo amico liberto non le era stato di nessun aiuto, impegnato com’era a vincere ai dadi. Il Generale le aveva detto di stare tranquilla, che Traiano era un uomo come tutti gli altri, poi era uscito dalla tenda e non si era più visto per tutta la mattina.
Se sua madre fosse stata con le in quel momento le avrebbe detto di mandare a comprare una parrucca, perché coi capelli corti sarebbe parsa indecente anche al più modesto artigiano.
Se Celeste avesse potuto avere la sua migliore amica Faustina, si sarebbe fatta consigliare da lei i discorsi più adatti da usare con il Princeps, senza correre il rischio di fare la figura della ragazzina balbuziente.
Ma niente, non aveva nemmeno un abito della sua taglia per presentarsi dignitosamente!

Traiano le sembrava così imponente, ora che lo vedeva da vicino. Non pensava che fosse realmente alto come era rappresentato nelle statue ufficiali, e ora Celeste ne era chiaramente impressionata: non è che, inoltre, l’espressione scura in volto e quella bocca piegata in un sorriso duro, la mettessero proprio a suo agio! E che il Generale Caius ci stesse discorrendo di piani militari con facilità, non curandosi minimamente di lei, la faceva sentire molto fuori luogo.
Ad un certo punto, però, mentre Celeste stava riflettendo se fosse meglio sedersi anche se non le era stato concesso, o starsene impalata e pietrificata sulla soglia, un giovane che non aveva notato fino ad allora le fece l’occhiolino.
L’autore di quel gesto era il venticinquenne Publio Elio Traiano che, incuriosito dalla capigliatura maschile della giovane le si era avvicinato, togliendole poi di sorpresa il velo e distogliendo dalla loro conversazione il Generale e l’Imperatore.
Celeste non potè far meno di lanciare un gridolino di sorpresa e di cercare di riprendersi il velo che le copriva i capelli corti, sotto le risate divertite di Adriano che lo sventolava trionfante.
Il tono grave di Traiano bastò a far sì che il cugino cessasse all’istante di scherzare.
“Allora, dimmi, figlia di Septimus, che ci facevi in mezzo ai miei legionari?” le domandò diretto.
Celeste guardò prima il generale, poi Adriano, in cerca di un aiuto da parte loro che mancò di arrivare.
“Dovevo dire una cosa al Generale” mentì dopo aver riflettuto un po’ sulla risposta migliore da dare.
Caius, rigido nella sua posa militare, la guardò stranito e inarcò il sopracciglio; Traiano non era meno perplesso; quanto ad Adriano si tratteneva a fatica dallo scoppiare a riderle in faccia.
Era Calliste quella brava a dire bugie, non lei, si disse Celeste.
“Sì, ecco … avevamo lasciato una questione in sospeso prima che lui partisse …” aggiunse arrossendo. “Non ricordi, Caius? Nel peristilio di casa mia …”
“Ah” esclamò l’uomo chiamato in causa.
“E non potevi scrivergli una lettera?” le domandò Adriano, andandosi a sedere vicino al tavolo delle pietanze.
Traiano si limitò a rimanere impassibile.
“Un po’ di fegato d’oca?” le offrì Adriano con familiarità, spezzando l’atmosfera tesa.
“Publio, dovremmo discutere della prossima mossa” lo rimproverò Traiano che, perso il poco interesse che aveva avuto nei confronti di Celeste, si era rimesso a guardare le piantine della zona.
Il Generale indicò a Celeste di  andarsi a sedere accanto ad Adriano, e ricominciò a discutere di tattiche militari con l’Imperatore.
Dopo tante insistenze da parte del giovane, Celeste si risolse infine ad assaggiare un po’ di pane e formaggio, sotto lo sguardo curioso di Adriano che non cessava di fissarla nemmeno per un istante.
“Sembri proprio un ragazzo” esclamò dopo un po’, facendo girare di scatto Caius Victor. “Non trovi anche tu, Generale?” gli domandò ridendosela. “Non la preferisci con i capelli corti anche tu?” lo stuzzicò.
“Aveva dei capelli bellissimi. Ricresceranno” disse solo, guardando in cagnesco il giovane e avventato nipote dell’Imperatore.
Traiano non seguì proprio la discussione ma, parlando a bassa voce e concitatamente con un centurione, iniziò a dare gli ordini per il giorno successivo.
Adriano continuò a prendere sottilmente in giro Celeste per tutta la durata del fugace pranzo, rivolgendole domande indiscrete e battute maliziose su di lei e il Generale.
“Adriano”. Lo ammonì l'illustre cugino, spazientito, appena si accorse che il giovane nipote stava importunando la sua ospite.
“Vedi Celeste, io ti capisco. L’amore! Che c’è di più meraviglioso al mondo di questo sentimento che ci scuote dentro lasciandoci tremanti e inermi?”. Disse Adriano alzandosi e volgendo gli occhi al cielo, come ogni consumato oratore faceva.
“Adriano!!!”. Ripetè l’Imperatore, arrabbiato per il suo comportamento.
 “D’altronde cosa saremmo senza l’amore? Barche senza remi e vele, in balia della corrente …”
L’uomo più potente dell’Impero tirò per un orecchio il cugino burlone, che prese ad urlare e a dimenarsi come una donnicciola …

“Per qual motivo hai rischiato tanto?” le domandò all’improvviso Caius, a fine giornata, mentre erano da soli nella tenda di quest’ultimo.
Il Generale le dava le spalle, seduto a leggere un libro di filosofia in greco: diceva che sfogliarlo lo aiutava a rilassarsi, prima di andare a dormire.
“Parlare con Adriano non mi è sembrato così pericoloso”. Ironizzò Celeste, per sviare il discorso.
“Sai di cosa sto parlando”. Disse Caius alzandosi e andandole vicino. “Ti avevo detto che non potevi venire con me, ma tu ci sei venuta lo stesso, facendo di testa tua. Cosa pensavi di ottenere?”. Le domandò scuro in volto.
“Nulla. È stato uno sbaglio raggiungerti in questo modo, solo ora me ne rendo conto”. Mormorò piano, scuotendo la testa. “Ma ora, se non ti dispiace, vorrei andare a dormire. E’ stata una lunga giornata e non mi reggo più in piedi”. Mentì per troncare quella conversazione imbarazzante.
“Certo Celeste. Vai pure a dormire. Io resto ancora un altro po’ a leggere”. Il Generale, ancora perplesso per lo strano comportamento della ragazza, decise che avrebbe riaffrontato quel discorso con lei l’indomani.




Non è mai sicura l'amicizia con un potente. (Fedro)*
Più fortunato di Augusto, e migliore di Traiano* (formula di buon augurio che si recitava ad ogni nuovo Imperatore dopo Traiano)

Note:
Antinoo e Plotina sono personaggi storicamente esistiti ed ebbero un ruolo centrale nella vita di Adriano e di Traiano.
Adriano salì al potere grazie all’aiuto delle donne della famiglia Traiana, compresa l’augusta zia, e Antinoo fu talmente amato da Adriano che sarebbe stato nominato di certo successore se non fosse morto misteriosamente, gettando nella disperazione più assoluta l’Imperatore filosofo.

3 commenti:

  1. Complimenti! La situazione si fa sempre più intricata...siamo al cospetto di alcune tra le più grandi menti di Roma! Celeste è fortunata...

    RispondiElimina
  2. eh eh eh... complimenti davvero, soprattutto a noi che abbiamo acquisito una così bella penna! XD

    RispondiElimina
  3. Mi sento sempre così sexy ogni volta che Azia mi fa questo tipo di complimenti! ahahah! grazie mille ad entrambe. Sono io la fortunata ad avere conosciuto voi demiurghi ;)

    RispondiElimina

Powered by Blogger.