RACCONTI: Celeste e il Generale filosofo- Capitolo IV



«Dopo aver trascorso del tempo a Roma, [Traiano] mosse contro i Daci, avendo riflettuto sui loro recenti comportamenti, poiché era contrariato a causa del tributo a loro versato annualmente ed aveva notato che era aumentata non solo la loro forza militare,
ma anche la loro insolenza.»

(Cassio Dione, LVIII, 6, 1.)







Quella ragazzina doveva essere sua, in un modo o nell’altro! Questo pensava il Generale della Legio XXX Ulpia Victrix, mentre un servo gli versava altra acqua calda sulle spalle, durante le abluzioni del mattino.
“Publio!” chiamò Caius Victor.
“Sì, dominus?” rispose quello, che si trovava dall’altra parte dell’enorme stanza da letto del Generale.
“Le fanciulle che cosa amano ricevere in dono?” lo spiazzò chiedendogli.
“Facilissimo, Padrone.” Rispose lo schiavo con un sorriso sornione. “Fiori, gioielli e vestiti, principalmente!” continuò, pensando a che ragazza speciale dovesse essere quella riuscita nell’ardua impresa di entrare nel cuore del suo Dominus.
“Bene!” disse Caius sorridendo.“Fa’ spedire a casa sua i fiori più belli che riesci a trovare: non badare a spese!” ordinò “Quanto ai gioielli, forse sono troppo impegnativi: ma ho poco tempo! Devo partire per la Dacia tra due settimane, dieci giorni esatti dopo le Idi di Marzo, e voglio essere sicura di trovarla ad aspettarmi al mio ritorno!"
“E’ una cosa seria, Padrone?” domandò il servo stupito.
Il Generale si erse in tutta la sua statura di quasi due metri, strappò dalle mani di una schiava troppo lenta un telo con cui asciugarsi, e guardò lo schiavo con aria truce. 
“Non è una cosa che ti deve riguardare. Ma per il momento il matrimonio non è la mia priorità!”

Fiori, centinaia di fiori azzurri, di ogni specie. Celeste ne aveva la camera invasa.
Glieli aveva mandati tutti Caius, quella mattina.
Sua madre entrò nella stanza di Celeste, indispettita: “Cara, dovresti dirgli di smetterla di regalarti tutti questi fiori!”
“Madre, forse invece dovremmo ringraziarlo invitandolo a cena quanto prima!” propose Celeste e arrossì al pensiero di come sarebbe stato rivederlo. 
“Parlane con tuo padre, Celeste: io col Generale Caius Victor non voglio averci più niente a che fare!” La ragazza sbuffò.
Suo padre alla fine si convinse che invitarlo per cena non era poi una cattiva idea.
“Buona sera, Celeste!” le disse il Generale quando lei lo accolse al suo arrivo.
Il bacio che le diede sulla mano le parve carico di promesse.
Ma la serata non andò come lei aveva sperato: il Generale non la chiese in moglie, né espresse l’intenzione di volerle fare in futuro una proposta di matrimonio.
Per giunta, annunciò la sua imminente partenza alla volta della Dacia insieme alla sua legione, notizia che gettò Celeste nel più assoluto sconforto.
Caius infatti, sarebbe potuto tornare dopo anni di difficili combattimenti o, nel peggiore delle ipotesi, non tornare mai più, e morire in battaglia.
Il malumore della ragazza contagiò il generale filosofo, il quale non seppe spiegarsi perché lei all’improvviso fosse diventata così taciturna: interpretando male il silenzio della giovane, Caius Victor si sentì uno sciocco per tutta l’attenzione che le aveva dedicato.
Probabilmente si era sbagliato: Celeste non era così interessata a lui, dopotutto!

Septimus, da accorto padrone di casa, si rese conto dell’atmosfera tesa, e propose alla figlia di mostrare al generale il peristilium, dando loro quindi la possibilità di restare da soli.
Appena giunsero nel piccolo giardino interno, Caius la prese per un braccio e le disse duro: “Mi dici che ti prende?”.
“Lasciami!” sibilò la ragazza, dedicandogli un’occhiata truce.

Lui la guardò ferito, e strinse i pugni arrabbiato.“Che ho fatto di male per meritarmi il tuo silenzio ed il tuo odio?”.
La ragazza scosse la testa e si coprì il volto con le mani candide, il petto scosso dai singhiozzi.
“Ma… cosa… cos’hai Celeste?” le chiese Caius preoccupato, avvicinandosi cauto e perplesso.
“Ti prego portami con te!” gli chiese “Non andartene in Guerra senza di me!”
Caius Victor la guardò sorpreso, incredulo che lei lo stesse supplicando per un desiderio così insolito e pericoloso.
“E’ per questo che non mi hai parlato per tutta la sera? Per la mia partenza?”
le domandò allora, scuotendola dalle spalle.
“Sì!” disse con gli occhi bassi.
Il Generale le sorrise e, prendendole il viso minuto tra le mani, la baciò dolcemente.
“Oh, Celeste!” sospirò “Vorrei tanto, ma non posso farti correre simili pericoli!”
La ragazza s’infiammò: “Non m’importa se correrò dei rischi! Sarà il mio destino e lo accoglierò a testa alta, se è questo quello che mi aspetta! Ma non costringermi ad aspettarti per anni! Non lo sopporterei!” esclamò ostinata e ben decisa a non arrendersi.
Caius scosse la testa, indietreggiando. Preferiva che lei restasse a Roma, ad attendere il suo ritorno, al sicuro.
Ma non poteva nemmeno chiederle di aspettarlo, senza farle qualche promessa in cambio. Promesse che ancora non era pronto a pronunciare.
“Non puoi farmi una simile richiesta! Dimentichi che sei la figlia di un amico che stimo e che conosco da molti anni? Come potrei più guardarlo negli occhi se per colpa mia tu morissi in Dacia?” aggiunse il comandante.
Celeste si avvicinò alla fontana posta al centro del peristilio e guardò il Generale duramente: “Non aspettarti che ti accolga a braccia aperte al tuo ritorno, allora!” la ragazza gettò con rabbia un sassolino nella fontana, dalla statua con il delfino.
“Non … non me lo aspetto, infatti.” Rispose lui. Che bugiardo! Se lo sarebbe aspettato eccome!
Il Generale la salutò freddamente e andò a prendere congedo presso i padroni di casa.
Quando uscì dalla Domus della famiglia Iunia però, Caius non sapeva che direzione far prendere al suo cavallo. Non se la sentiva di tornare a casa dopo una serata nera come quella. Ma non gli andava nemmeno di recarsi ad un lupanare: era troppo forte il ricordo dei baci di Celeste. Non riusciva a credere come lei avesse potuto fargli una richiesta tanto assurda. Lui sarebbe partito per la Guerra, lei sarebbe rimasta tranquilla a casa sua, suo padre l’avrebbe promessa ad un altro e, presto o tardi lei sarebbe finita col dimenticarlo.

Lo schieramento messo in moto dall’imperatore era imponente: 80000 legionari e 70000 ausiliari, alla cui testa quel 25 Marzo dell' 854 a.u.c spiccava Traiano in persona, accompagnato dalla guardia pretoriana e dal suo prefetto del pretorio, Tiberio Claudio Liviano.
Non poteva mancare nemmeno il venticinquenne Publio Elio Traiano Adriano, il successore designato dal Princeps.
Ma c’era qualcun altro tra il seguito dell’esercito: qualcuno che non doveva stare lì, ma a casa sua, al sicuro nelle riparate mura domestiche.
Celeste, invece, dopo essersi tagliata i capelli ricci alla maniera di un legionario, si era arruolata come volontario, e stava nelle prime file, esposta al pericolo più degli altri. La ragazza stava già rimpiangendo la folle decisione che aveva preso, a causa del dolore ai piedi aristocratici, che avevano sempre e solo effettuato brevi passeggiate. Inoltre, c’era da considerare che se non fosse riuscita a parlare con il generale prima dell’inizio dei combattimenti, sarebbe rimasta uccisa quasi sicuramente, non possedendo nemmeno i rudimenti dell’arte del combattimento.
Caius, intanto, ignaro di avere la ragazza che desiderava, così vicina a sé, cavalcava il suo sauro nero facendolo trottare davanti i suoi legionari.
Quando volse lo sguardo verso l’Imperatore, una scena inaspettata gli si presentò davanti agli occhi: una donna disperata provò ad avvicinarsi a Traiano, implorandolo in nome degli Dei a lui sacri di fermarsi.
La donna raccontò di come suo figlio fosse stato ucciso, e di come i suoi assassini circolassero ancora liberi e impuniti nelle strade della loro città.
“Risolverò la questione al mio ritorno dalla Dacia” le disse secco Marco Ulpio Traiano, dopo aver ascoltato la storia della povera madre.
“Ma potresti morire in Guerra!” ribatté ostinata la signora. “E non tornare mai più a punire i colpevoli”.
“In quel caso sarebbe il mio successore a darti giustizia!” replicò spazientito l’Imperatore, volgendo lo sguardo alla strada che ancora avevano da fare.
“Ma non saresti tu! E non è detto che si ricorderebbe del mio caso, tra i tanti di cui dovrà occuparsi!” disse ancora la donna.
“Ti assicuro che lo farà!” esclamò Traiano arrabbiato.
“Ma non saresti in ogni caso tu a farmi giustizia, né ne avresti il merito!” disse ancora lei.
A quel punto Traiano chiamò a sé una decina di guardie pretoriane, e si fece indicare dalla donna dove abitavano gli assassini di suo figlio. Poi le intimò di rimanere ad attenderlo lì.
Un’ora dopo l’Imperatore tornò con due teste mozzate, che gettò ai piedi della madre sofferente.
“Riconosci in queste teste gli assassini di tuo figlio, donna?” le domandò indicando i resti degli uomini accusati di omicidio. 
“Sì” rispose quella e si profuse in ringraziamenti all’Imperatore che, avendo adempiuto al compito assegnatogli, fece quindi allora ripartire l’esercito alla volta del nemico.






Note:

1) Il numero dei soldati e i personaggi storici citati in questo capitolo sono rigorosamente tratti dalle informazioni che ho trovato sulla spedizione dacica. Sulla guerra dacica cercherò di essere il più corretta possibile. I luoghi, le date, i protagonisti, e alcune vicende verranno riportate fedelmente(questa è pur sempre una storia storica).

2) L’episodio della madre in cerca di vendetta per il figlio barbaramente ucciso è tutto vero! Traiano fu un imperatore che si contraddistinse per la grande disponibilità ad aiutare i propri sudditi, forse ciò è dovuto al fatto che lui è stato per gran parte della sua vita solo un generale.

2 commenti:

  1. Certo, il concetto di giustizia che abbiamo noi oggi è piuttosto diverso da quello dei tempi di Traiano.. i due sventurati non ebbero un processo, non gli fu concesso di difendersi davanti a un giudice, e chi ci dice che l'accusa non fosse falsa? Comunque.. sempre più intrigante la storia e mi aspetto di leggere qualche bella battaglia!

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  2. Descrivere le battaglie sono la parte più difficile per me, anche perchè quando le leggo nei libri mi annoiano parecchio...quindi le ho vivacizzate molto *_*

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