RACCONTI: Le apparenze ingannano

Quella sera alla popina del castra c'era più movimento del solito. I quartieri militari e persino i terreni fuori dalle palizzate erano strapieni per via dei movimenti delle truppe che si spostavano agli ordini di Costantino per contrastare la rivolta dei Riformisti. Tanti legionari, tanta confusione, tanti incidenti.
Druso, legionario semplice catapultato lì da Treviri adocchiò tra la folla di commilitoni una ragazza. Non era una cameriera – nei castra non ce n'erano mai – e non era neanche una lupa, dato che erano confinate come al solito al lupanare. Di conseguenza quella tipa poteva volere una cosa sola: cavalcare il pilum di un legionario. Possibilmente il suo.
Di fianco a lui, un frumentario seguì quello sguardo famelico e intuì i pensieri che si stavano agitando nella mente dell'altro.
“Non ti conviene...non hai sentito le voci su di lei? E' una divinatrix della Specula, può vedere la morte di un uomo solo guardandolo in faccia, e può contrattare con le Parche sulla lunghezza della tua vita...”
“Allora avrà sicuramente visto la notte che la aspetta.” ribattè beffardo Druso, voltandosi sullo sgabello.
Aspettò che la ragazza gli passasse di fianco, poi con un gesto fulmineo le passò le braccia intorno ai fianchi e l'attirò a sé, costringendola a sedersi a cavalcioni della sua gamba. Era magra come un ragazzo, leggera, i capelli lunghi e riccioluti e uno sguardo decisamente sorpreso negli occhi scuri.
“Ehi, bellezza, ti sei stancata di tutte le verghe molli della tua squadra? Perchè se vuoi provare qualcosa di nuovo...”
Nel vociare della locanda risuonò un fragore di panche spostate e di cocci che si infrangevano. La ragazza gli sorrise e indirizzò lo sguardo oltre la sua spalla. Druso si voltò, mentre nella locanda cadeva un silenzio di tomba.
Si erano alzati in tre a quel tavolo.
Uno era un numida, la pelle nera come ebano, grosso tanto quanto era alto...ed era tanto alto, le braccia e le gambe erano coperte da muscoli possenti, in mano teneva ancora l'estremità inferiore di un boccale di coccio i cui resti giacevano sul tavolo di fronte a lui.
Di fianco a lui c'era un veterano dai capelli scuri striati di grigio, sicuramente oltre la quarantina, grosso come un germanico e pieno di cicatrici. Quel tipo di ufficiali che diventano il terrore delle loro reclute. Stava accarezzando un robusto randello che teneva appeso alla cintura.
Alla loro destra un equites, un volto a lui familiare...ah, sì, lo aveva visto il giorno prima, ai recinti: era riuscito a domare un cavallo selvaggio, una bestiaccia che aveva rotto la schiena a metà degli addetti alle scuderie. Aveva un aspetto vissuto, barba incolta e capelli che arrivavano alle spalle.
L'unico della tavolata che non si era alzato in piedi era un egiziano dalle vesti bianche, non sembrava un soldato. Però stava sorridendo...un sorriso che metteva i brividi.
Aveva davanti l'intera Coorte XVII della Specula.
L'equites guardò la ragazza e disse: “Serve aiuto, Tuscia?”
“Me la cavo, non preoccupatevi.”
I tre si risedettero, continuando però a tenere lo sguardo fisso su di loro.
La ragazza guardò Druso bene in faccia e il suo viso si illuminò: ”Ah, ma sei tu! Stai meglio adesso?”
Il legionario sulle prime non capì. Poi ricordò che quando qualche giorno prima, quando era andato all'infermeria del castra, era stata una donna a curarlo. Non ci aveva fatto caso, preso com'era da quel dolore al....
“E' un miracolo che tu riesca già a sederti...dovresti dire al tuo amante di essere un po' più delicato la prossima volta.*”
Quelle parole, quasi sussurrate ma in realtà perfettamente udibili dal nugolo di orecchie in ascolto, fecero partire un coro di gomitate e di risatine da un capo all'altro della stanza, sempre più fragorose ogni secondo che passava. Tuscia approfittò della momentanea immobilità del legionario per svincolarsi da lui e procedere verso il tavolo dei compagni.
Druso sentì la vergogna e l'odio salirgli in faccia. Si voltò verso il gruppo e sibilò, spavaldo: ”Dunque è così? I famosi guerrieri della Specula che si nascondono dietro le gonne di una lupa?”
Il silenzio calò di nuovo. I quattro al tavolo si guardarono e, simultaneamente, gettarono di fronte a loro quattro dadi d'avorio. Il loro rollìo sul tavolo sembrò quello dei tamburi prima di una battaglia.
Si chinarono a guardare il risultato, e il volto del numida si aprì in un largo sorriso.
Tuscia gemette. “No! T'Challa no! Fa sempre solo fratture esposte! Heim, non ci puoi pensare tu?”
L'equites fece segno di no con un ghigno mentre Druso cominciava a sudare freddo, vedendo l'enorme numida che veniva verso di lui.
Tuscia non si volle arrendere: non aveva intenzione di stare alzata a ricucire quell'imbecille di un legionario tutta la notte!
“Cornelio?”
“Mi spiace, ragazza, ma i dadi hanno parlato.” Rispose austero il centurione, accarezzando il vitis appeso alla cintura.
“Vieni fuori.” Rimbombò la voce profonda e cupa del nero.
Non sembrava esserci via di scampo. Druso si diresse verso la porta seguito e spinto dal numida, mentre gli altri avventori della popina si accalcavano dietro di loro per potersi godere la rissa dal principio. Prima di uscire, il legionario si voltò di nuovo per vedere se, facendo le scuse alla ragazza, riusciva a salvarsi...
“Tamer! Dì qualcosa!” Esplose Tuscia, avvicinandosi all'egiziano, l'unico rimasto a quel tavolo. Questi, passando il dito lungo l'orlo del suo boccale alzò due occhi neri beffardi e mormorò alla volta dell’uomo trascinato per una spalla all’esterno: "Lo sai perchè, a differenza di noi, Tuscia non tira mai il dado? Perchè alla fine, che tu vinca o perda, dovrai comunque passare la notte con lei, perchè dovrà rimettere assieme i tuoi pezzi. E se vuole può farlo lentamente e dolorosamente...per questo, la più pericolosa della squadra è proprio lei!"

Note
* Nella civiltà romana l'omosessualità maschile era ampiamente tollerata, ma la parte attiva del rapporto sessuale era riservata agli uomini liberi, mentre quella passiva era considerata poco dignitosa e perciò riservata agli schiavi. Almeno in teoria...

2 commenti:

  1. Che bel racconto! Mi è piaciuto molto! Certo non mi aspettavo sarebbe finito così :) Bellissimo il commento finale su Tuscia.
    P.s: anche io ho studiato l'opinione sull'omosessualità degli Antichi Romani per la mia storia, e ho scoperto che parecchi Imperatori non cercavano nemmeno di nasconderla...

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  2. Grazie mille Berenike! Onorata del tuo commento :)

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