OPINIONE: un museo, un euro, un vandalismo concreto


Domani è il 1 Maggio, giorno di ferie per quasi tutti a celebrare la festa dei (pochi) lavoratori. Le iniziative in questo senso sono molte e lo Stato che fa? Apre tutti i musei statali al prezzo promozionale di 1 € a biglietto. Questo vale pergli Scavi di Pompei ed Ercolano, la Galleria Borghese di Roma, il museo di Palazzo Ducale di Mantova, il Castello di Racconigi, in Piemonte. Con la festa dei lavoratori si conferma insomma la promozione per la cultura con il biglietto ridotto a un prezzo simbolico per musei, monumenti e siti archeologici statali. Quest'anno però, come è stato per la settimana della cultura, dalla promozione del ministero dei Beni culturali, causa crisi, vengono esclusi Fori e Colosseo, gli Uffizi a Firenze, Il Museo Egizio a Torino e il Cenacolo Vinciano a Milano.
Vabbè, ci saranno altre occasioni per visitare a costo irrisorio tanta bellezza, ma la domanda vera è: è giusto tutto ciò?
È giusto, certamente, promuovere per tutto lo stivale le occasioni imperdibili di visitare ovunque perle inestimabili, per esempio: nel Lazio la splendida Villa Adriana di Tivoli, il parco archeologico di Gabii e perché no, anche la Villa di Orazio a Licenza. Senza contare i musei, da Castel Sant'Angelo alla Galleria Corsini, dalla Gnam al Museo Etrusco di Villa Giulia (il MAxxi invece è chiuso). E poi, in Campania, si parte dagli scavi di Pompei per passare al museo di Capodimonte a Sant’Elmo e Palazzo Reale, è compresa anche la famosa Grotta Azzurra di Capri. E perché negare l’accesso, a tre anni dal terremoto che ha devastato L’Aquila, ai diversi musei e siti archeologici in Abruzzo?
A Ravenna i famosi mosaici romani e romanici saranno ben visibili nel Palazzo di Teodorico, a Bologna la Pinacoteca Nazionale, l’archivio di Stato e Palazzo Piepolo sono a disposizione del pubblico, senza contare le innumerevoli altre occasioni sparse in tutto il resto d’Italia, che trovate in un elenco completo del MiBac in questo PDF
La cosa, personalmente mi dà da pensare. Mi dà da pensare perché – porca trota – nella Bell’Italia dove la crisi imperversa e i tagli ai Beni Culturali fanno scempi sempre più grandi, un’iniziativa del genere voluta per avvicinare la gente ai musei, alle pinacoteche e ai siti archeologici nazionali rasentiamo il parossismo dell’idiozia visto che già i normali costi di accesso sono non solo bassi, ma addirittura ridicoli.
Per mantenere uno stato decente di conservazione dei nostri beni culturali e del nostro patrimonio, abbassare biglietti già bassi è veramente una stupidaggine, soprattutto a fronte di un servizio inesistente e carente sotto molti punti di vista. A che pro, quindi, tutto questo? Raccogliere fondi per il mantenimento dei musei e dei siti di interesse storico? Ma fatemi il piacere. Soprattutto, mi chiedo, con che faccia si ha il coraggio poi di lamentarsi del calo del turismo, dello stato penoso del nostro patrimonio archeologico e della situazione attuale in cui versa?
Con che faccia, noi che continuiamo a violentare la nostra Italia, possiamo accettare di visitare i musei a queste condizioni?
Quali condizioni, vi chiederete. Condizioni pietose dico io, condizioni in cui continuiamo a convivere trovandoci ad avere un patrimonio nazionale del tutto immeritato. L’Italia è ben noto che non detiene giacimenti di niente (se non un po’ d’argento in Sardegna); non ha petrolio, gas, oro, diamanti o terre preziose, ma abbiamo il nostro territorio e la nostra storia, la nostra cultura che stiamo strapazzando in modo vergognoso.
A partire dalle auto blu dei parlamentari che sfrecciano sul selciato millenario e delicato dell’Appia Antica, interdetta da decenni alle vetture di tutti, tranne che a quelle dei politici. Per continuare con quel panno bianco che moquettava l’acciottolato di Pompei, per evitare danni all’anziano Berlusconi quando era il premier in carica stendendo un velo di vergogna su strade antiche e di cui si dovrebbe essere orgogliosi. Oppure parliamo della veranda abusiva costruita a Palazzo Madama, la sede del nostro Senato? O vogliamo continuare con quel vergognoso lifting alle statue di Marte e di Venere con il ripristino del pene su Marte e della mano destra su Venere, la cosa non sarebbe stata poi tanto male se non avessero fatto la cazzata immane di toglierle dall’ambiente protetto del museo delle Terme per metterle in mostra nel portico d’onore di Palazzo Chigi.
Roba da rabbrividire, vero? O lo penso solo io?
E l’Italia che fa? Il primo maggio va in gita e le amministrazioni comunali tuonano contro i fermi lavoro per un parcheggio a causa di ritrovamenti archeologici come a Verona, dove il sindaco tuona: «Meglio il parcheggio che la conservazione di quattro sassi».
Quattro sassi.
Questa è la triste ignoranza che abbraccia gelida e seducente il popolino italico più interessato alle tette della velina di turno e all’ultimo reality show che al proprio concreto e reale benessere che può essere dato anche dalla valorizzazione e dal sfruttamento organizzato e ben calmierato dei beni del nostro territorio. Un’ignoranza che ci porta a considerare il patrimonio millenario che non meritiamo semplicemente “quattro sassi”. E chi sta facendo questo brutale assalto alle bellezze che costituiscono l’identità italiana?
Noi. Nient’altro che noi e questa è la cosa più triste di tutte.
Vedere popoli che di storia hanno poco o nulla in confronto valorizzare e sfruttare alla grande quel poco che hanno, mentre noi non siamo in grado nemmeno di allacciarci le scarpe in confronto. Questo è triste. Nonostante l’Italia detenga il record mondiale di siti patrocinati dall’Unesco: 45, più del doppio degli Stati Uniti. E 400 musei nazionali, contro i 20 francesi; non siamo in grado di valorizzarli davvero. Eppure più ce ne vantiamo a parole di questo primato, più nei fatti disprezziamo la nostra ricchezza sia economica che di cultura e di storia. Il catalogo dei beni culturali abbandonati è interminabile, interminabile come il conseguente rosario di reportage indignati dei più autorevoli giornali di tutto il mondo. In pratica, un suicidio.
La nostra primaria fonte di guadagno era il turismo e fino a 30 anni fa eravamo al primo posto nel mondo come meta turistica, sia per le coste e i paesaggi, sia per i siti culturali e archeologici. E ora, invece, siamo scesi al quinto posto. Per capire: le gallerie della Tate Britain hanno incassato nell’ultimo anno 76 milioni di euro, poco meno degli 82 milioni incassati con i biglietti da tutti i musei e i siti archeologici statali italiani messi insieme. Rendiamoci conto che il solo parcheggio del Metropolitan Museum di New York incassa in un mese quello che l’intero sito di Pompei incassa in un anno.
Ma cosa ci ha portato a tutto questo?
Ignoranza.
Il mondo evolve freneticamente e noi non siamo in grado di essere al passo coi tempi: Internet, per esempio, è una vetrina mondiale e il sito che ci dovrebbe rappresentare, www.italia.it, nel mondo di internet promuovendo le nostre bellezze, la nostra storia e la nostra cultura in Cina, in Australia, in America è una scopiazzatura grottesca del sito dell’Emilia Romagna, con musiche rigorosamente straniere in sottofondo. Ora, d’accordo che “O sole mio” mi fa venire i brividi quando la sento cantare dai gondolieri che portano i turisti in giro per i canali di Venezia, ma piuttosto di musiche straniere la preferirei. Inoltre il copia e incolla è palese: sfondo usato è una panoramica di  Bologna e non di Roma. Direi che la cosa è emblematica e ringraziamo di cuore l’allora ministro Brambilla per questo, per il fedelissimo di lei incaricato di sviluppare questo sito istituzionale e per il quale lo Stato – cioè noi – ha sborsato immagino una bella botta di soldi.
Per non parlare delle lingue: italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo e svizzero. A Roma non so, ma io in giro per Venezia vedo un marea di cinesi e giapponesi. E di lingue asiatiche nel sito, nemmeno l’ombra.  Ora mi domando e chiedo: la Cina è diventata la seconda potenza economica mondiale e perché accidenti non c’è almeno la lingua cinese? Ma, soprattutto… gli svizzeri parlano italiano, francese e tedesco. Che razza di lingua è lo “svizzero”?! I russi, anche loro si stanno arricchendo e viaggiano sempre di più, ma di lingue cirilliche nemmeno l’ombra.
Ma c’è di più. C’è un’ignoranza diffusa e a ben guardare proprio in quei musei che domani sono aperti a 1€ questa ignoranza colpisce di più: su quattro, tre hanno didascalie alle opere esposte solo in italiano. Non dobbiamo certo pretendere di averle in tante lingue, ma io sono stata a Taiwan e lì tutto è bilingue (anche la metropolitana e le indicazioni stradali!!) in cinese e in inglese. Qui no. Con questo non possiamo certo pretendere che i turisti stranieri continuino a preferirci a paesi meno ricchi di tesori culturali, ma più organizzati e attrezzati per custodirli e valorizzarli.
Su questo, poi, siamo dei campioni di incompetenza e, soprattutto, di menefreghismo cronico. Un piccolo aneddoto, giusto per capire: ad Aquileia, nel 2010, passeggiando dietro la famosa basilica dei mosaici romanici, mi sono imbattuta in questa visione.


Scavo a cielo aperto, pavimentazione domus romana del I sec. Aquileia, 2010.
Un tremendo e orribile esempio di incuria: mosaici romani dell’antica potenza veneta dell’Aquileia romana, fissati al cemento, tagliati dai pavimenti delle domus a cui appartenevano, e di cui probabilmente non rimane più nulla, e impilati alla bell’e meglio per occupare meno spazio di terreno, lasciati all’abbandono a marcire (metaforicamente parlando). In questa ridente cittadina del Friuli si possono trovare domus scavate da gruppi di studio archeologici principalmente stranieri (quelli italiani non hanno abbastanza fondi per farlo), riportate alla luce e poi lì lasciate, a rovinarsi alle piogge, al ghiaccio e al sole delle stagioni che continuano a susseguirsi inesorabili su un’incuria che dura da decenni. Però l’importante è che arando il campo il contadino non scenda dal trattore, altrimenti carabinieri e guardia di finanza lo bloccano e c’è il rischio che gli esproprino il terreno (che gli serve per vivere) per organizzare scavi tenuti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici, scavi che impiegheranno decenni per essere completati e, molto probabilmente, abbandonati a loro stessi, senza nemmeno uno straccio di copertura conservativa.
Scavo a cielo aperto, pavimentazione domus romana del I sec. Aquileia, 2010.
Dettaglio dello stato di conservazione e dello sbrecciamento dei mosaici pavimentali. 


Alcuni siti archeologici di Aquileia sono di libero accesso e si può passeggiare su questi mosaici, o anche… portarsi a casa qualche tessera come ricordo. Questi mosaici sbrecciati non sono un caso.













Pompei, Domus dei Gladiatori e del Moralista,
crollate a novembre 2010
Pompei, «il più prezioso, fragile e sventurato sito archeologico del mondo» non se la passa meglio, anzi: cade in pezzi. Gli operai per la manutenzione erano novantotto una volta, sono rimasti in otto. E gli archeologi? Uno. L’ultimo mosaicista è andato in pensione dieci anni fa: mai rimpiazzato. Nel 1956, le strutture visitabili nell’area archeologica erano sessantaquattro. Oggi, dopo mezzo secolo e decine di milioni di euro spesi, solo ventitré.

Non ci sono i soldi? Dipende. Gli orrendi spogliatoi dei sorveglianti sono costati due milioni di euro, mica bruscolini. E le mille bottiglie di vino in gran parte messe in magazzino, cinquantacinque mila euro. Per ogni divisa degli autisti a disposizione del commissario si sono trovati 1.776 euro. E altri 103 mila euro sono stati sborsati per censire cinqantacinque cani randagi che si son guardati bene dal rinchiudere in un canile per essere dati in adozione. Meraviglie della Protezione Civile con i suoi poteri speciali e del Parlamento che glieli concede, con tutti i vari milioni di euro incamerati per appalti senza gara: i lavori per la sistemazione del teatro di Pompei sono costati undici volte più del previsto.
Fosse solo questo il problema, con il potenziale che ha Pompei potrebbe ampiamente auto finanziarsi e rientrare anche dei capitali investiti per una ristrutturazione degna di tale nome e invece secondo uno studio di Merril Lynch, Pompei è sfruttata solo al 5 per cento delle sue possibilità. Una ricchezza sprecata. Non va meglio ai Bronzi di Riace che, ahinoi, attirano meno visitatori dello zoo di Pistoia.

Insomma, con lo schifo che riusciamo a combinare raccontandoci la fola che gli stranieri non capiscono niente e non devono permettersi di parlare degli affari interni nostri e con la valorizzazione pressoché inesistente di quello che abbiamo per le mani, pare quasi che i turisti stranieri li rifiutiamo e le cifre parlano da sole: sono solo 12 mila quelli che arrivano nella cittadina partenopea ogni anno per visitare uno dei patrimoni mondiali più belli e integri. Anche perché, oltre al prezzo ridicolo per accedere agli scavi (11€ per la sola Pompei, 20€ per Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e Boscoreale), mediamente due biglietti su tre sono gratuiti. Per non parlare di un sito (www.pompeionline.it) che il mio cuginetto dodicenne farebbe meglio, con le pubblicità di google adSense in bella vista, una qualità grafica scadente e una visibilità sui motori di ricerca dettata dalle campagne pubblicitarie a pagamento, per non parlare del fatto che il concetto di “multilingue” si limita all’inglese. Ci manca solo che venga fuori il prezzo pagato per quella cosa pressappochista.
Del resto, è cosa ben nota che dei Beni culturali alla politica italiana importa davvero poco, troppo impegnata a inventarsi nuove tasse e a pararsi le spalle per mantenere i propri privilegi invece di pensare a un modo concreto di superare la crisi che ci sta investendo. La Francia, invece, pur essendo in piena crisi economica come noi, anziché tagliare le risorse le aumenta.
Mi domando perché, allora, i nostri ministri prima spiegano che un euro investito in cultura ne genera da sei a dodici in termini di indotto turistico, e poi negli ultimi anni hanno alacremente lavorato per tagliare i finanziamenti statali fino a dimezzarli, pur considerando che pesano sul bilancio pubblico meno della metà delle auto blu (o dei rimborsi forfettari da capogiro per l’uso della propria auto ai parlamentari).
A leggere le informazioni che si trovano su internet, sui quotidiani (in realtà molto poco) e sulle riviste specializzate si evince che i sempre meno soldi destinati alla cultura sono oltretutto gestiti con procedure sempre meno trasparenti, in un festival di commissariamenti e poteri speciali in cui si annidano cricche affaristiche fameliche che non pensano ad altro che non sia spolpare la carogna prima che sia troppo tardi. E gli italiani che fanno? I vandali. Vandali ignoranti, per giunta, che strillano ai quattro venti indignati contro «Quei signori di Roma» che, stando all’esimio Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, «adesso pensano di spendere 250 milioni di euro per i quattro sassi di Pompei: che vergogna!»
Siamo un branco di vandali uniti da Nord a Sud per distruggere le uniche risorse che ci hanno reso grandi e siamo tutti colpevoli perché lasciamo che le cose vadano per la loro strada, affondandole con la nostra indifferenza. Basti pensare che la prima cosa che l’italiota medio dice, a sua discolpa quando viene preso in causa direttamente per intervenire a riparare un torto della politica o un’ingiustizia è che «devono pensarci i politici».
Alle volte rimpiango amaramente di essere nata, non in Italia, ma in Italia a questo tempo. Non che nell’epoca antica l’Impero che ha dominato il mondo conosciuto fosse esente da corruzione e cricche di varia natura, ma almeno le opere antiche erano amate, recuperate e rispettate molto di più. Un esempio? Le piramidi di Giza, la Sfinge e i templi, nonché la Valle dei Re e il Fayyum in Egitto erano note mete turistiche già in epoca imperiale e si pagava il biglietto per visitarli. La storia di Roma Antica ci ha insegnato molto, ma l’ignoranza l’ha avuta vinta e noi non abbiamo capito proprio niente.

4 commenti:

  1. Sono d'accordo su quanto dici a proposito della vergognosa incuria e dell'indifferenza con cui si fa scempio del nostro patrimonio culturale. Sono un po' meno d'accordo sulla polemica a proposito di prezzi bassi. 20 euro per visitare un Museo non sono pochi, specialmente se sei un giovane o un pensionato, specialmente in tempi di crisi come questi, e pensare di salvaguardare i beni culturali facendo cassa sui visitatori non è molto diverso da quanto sta facendo Monti che sta risanando il bilancio aumentando le tasse ai pensionati e ai lavoratori dipendenti. Le risorse vanno trovate ma non spremendo i turisti come tanti limoni, altrimenti anche quei pochi che ci sono rimasti se ne andranno da un'altra parte, dove saranno trattati meglio. Bisogna tagliare gli sprechi, le spese inutili, la corruzione che ingrassa gli innumerevoli enti che si occupano della cosa pubblica.. tagliare i rami secchi, recuperare quel fiume di denaro che si perde in consulenze inutili e in istituzioni obsolete, come le province. Il turismo può tornare ad essere la nostra fonte primaria di reddito, ma finché agli Italiani interesseranno di più Belen Rodriguez e Fabrizio Corona ho poche speranze che questo miracolo possa avvenire.

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  2. Sono perfettamente d'accordo con ogni singola parola...il vero problema sono gli "italioti" che purtroppo, non sono solo semplici cittadini ma anche politici...ho sempre pensato che l'Italia sarebbe stato un paese ricco se solo avesse sfruttato a pieno l'enorme potenziale artistico gestito invece in maniera vergognosa...

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  3. Il problema è che con 20 euro (molto scarsi) a Venezia puoi visitare: Palazzo Ducale, il campanile e anche le gallerie di P.za S. Marco.
    E AI 2 MESI DI TEMPO PER FARLO !!!!
    Ora mi pare un po' eccessivo, non ci riesci in un giorno a farlo.
    A Roma è lo stesso. Con il prezzo del COlosseo puoi vedere altri 3 musei.
    Cultura in sconto ^^
    Se invece diminuissero il prezzo del biglietto facendone pagare uno per ogni ingresso sarebbe meglio.

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  4. Ohhh... finalmente cinque minuti cinque per ribattere come si deve a tutti!

    Allora, la questione di principio è che spendiamo troppi soldi per mantenere, e male, la minima parte del nostro patrimonio culturale e archeologico; non la valorizziamo e tendiamo a fare "pacchetti promozione" spesso senza possibilità - come nel caso di Palazzo Ducale a Venezia - di scegliere cosa vedere.

    Non ce l'ho personalmente con le iniziative che abbattono a un prezzo simbolico le entrate ai musei, ma quando mi trovo a dover pagare un biglietto di €2.50 per il museo di Altino, uno con la più vasta e completa collezione di vetri romani, o €4.00 per il museo archeologico nazionale di Aquileia che ha la più vasta collezione di gemme incise e di numismatica di epoca romana, sinceramente trovo ridicolo abbassare a €1.00 il prezzo del biglietto.
    Diciamo che, con un minimo senso del decoro, personalmente vado a visitare questi musei in altre occasioni.

    Il punto non è tanto il prezzo del biglietto in sè, tendenzialmente nella media europea, ma il modo scellerato in cui spendiamo inutilmente quei soldi e come anche eventuali finanziamenti pubblici vengano letteralmente buttati nel cesso.
    Della serie, spendiamo milioni di euro per avere nulla, come un sito che non ci rappresenta davvero, come cattiva organizzazione delle esposizioni museali (spesso c'è così tanta roba in così poco spazio che nelle teche risulta esserci una vera e propria accozzaglia di reperti) per non parlare della cattiva abitudine di non indicare in doppia lingua quello che viene esposto. Ne viene da sè che i turisti, con tutte queste premesse, si sentano "spremuti" come limoni, cosa questa non giusta, ma non è giusto nemmeno l'eccesso opposto.

    Tendenzialmente, io credo che il prezzo di un biglietto debba essere proporzionale a quanto viene esposto e come. 4€ per un museo come quello di Aquileia è una presa in giro per il quantitativo di cose che ci sono, 11€ per il solo sito di Pompei (anche se visitabile solo per il 5%) è troppo poco.
    Come è troppo poco pagare 9€ per vedere Ostia Antica dall'apertura alla chiusura.
    Anche su Ostia ci sarebbero mille mila cose da dire, ma vabbè, tralasciamo che non è questo il momento.
    Se il costo del biglietto fosse proporzionato a quanto vedi, se TUTTA Pompei fosse visibile e visitabile, le didascalie fossero in doppia lingua, se alcuni servizi salienti fossero inseriti nel contesto archeologico senza snaturare l'ambiente in cui si trovano (vedi per esempio l'inesistenza di chioschi di bibite, con popine ormai distrutte e irrecuperabili che davvero ora sono solo "quattro sassi") magari recuperando un po' di colore con una sorta di "rievocazione" permanente darebbe modo alla gente di dire: caspita! 20€ per Pompei... ma ne è valsa la pena!
    E il sito così si autososterrebbe e i soldi in più che arriverebbero da finanziamenti pubblici o privati potrebbero essere utilizzati per restaurare e aprire al pubblico nuove aree, per pagare il personale, ecc.
    Questo non vuol dire che non devono esserci i biglietti ridotti (ma i parlamentari glieli farei pagare minimo il doppio, altro che gratis), anzi ben vengano i biglietti ridotti per i ragazzi e gli anziani, gratuiti per i bambini, gli sconti comitiva, ecc. Ci mancherebbe!
    Ben vengano le settimane della cultura, in cui il biglietto costa la metà (non 1€!!), ben vengano le notti bianche nei musei, anzi se tenessero aperti certi musei fino a tardi come fa il Louvre tanto meglio.

    Uff, spero di aver spiegato un po' meglio il mio punto di vista.

    P.S. Il prezzo del biglietto per il comprensorio dei musei di piazza S. Marco a Venezia è di 16€.

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