Vale, Asengard

Non è un post facile, questo che come Demiurgo, Narratore di storie, mi accingo a scrivere. Ma ritengo, da tentata scrittrice, che sia doveroso.
Probabilmente sarà anche un po' confusionario, qui tendo a scrivere di getto. Chiedo scusa sin da adesso.


Logo del sito della Asengard Edizioni

"Vale, Asengard", un titolo che dice già tutto ed è il nostro saluto a vicini di casa (è di Costabissara, VI, noi siamo di Venezia) che hanno fatto una scelta - vuoi dovuta, vuoi imposta - certamente dolorosa.
Nel loro post di commiato, reperibile sul blog del loro sito, spiegano le loro ragioni e tanto di cappello da chi da imprenditori di sè stessi capisce anche il senso ineluttabile di fallimento che ti accompagna quando fai questa scelta.

Non intendo, in questo post, mettermi a piagnucolare (per citare Edoardo Valsesia), non sarebbe giusto nei confronti di chi ha scritto quel post di commiato rifiutandosi di farlo. Rimane in me, però, l'amarezza di constatare quanto l'editoria italiana sia caduta in basso e allora mi saltano i nervi e, invece che piagnucolare, intendo fare un'analisi della situazione odierna dell'editoria italiana, vista da lettrice e da scrittrice.

Posto che gli Italiani sono un popolo strano, fatto di scrittori ignoranti e sempre meno lettori esigenti, ci ritroviamo in una situazione parecchio controversa.
Quando entro in una libreria mi ritrovo immersa in un mondo fatto di colori, parole e sensazioni uniche. Ma faccio sempre più fatica a trovare qualcosa di interessante da leggere. Da un lato trovo i libri dei colossi editoriali (Mondadori, Armenia, ecc.) che pubblicano qualunque personaggio famoso della TV abbia scarabocchiato qualcosa su un pezzo di carta, dall'altro colossi editoriali (Einaudi, ed. Nord) che gli scrittori italiani nemmeno sanno che esistono o, se esistono, pubblicano solo saggisti e via discorrendo.
Il mondo del fantasy (in qualunque sua accezione, anche la più labile paranormal romance) sembra non conoscere nomi italiani. Chiedi ai librai e loro ti rispondono che se vuoi ti ordinano il libro, ma non ti garantiscono la reperibilità perchè dipende dai distributori ecc. ecc.. Questo dopo molto cercare sul computer (e qui mi saltano i nervi di nuovo, ma perchè sono un'informatica e vedere gente che non sa nemmeno usare il mouse sfoggiare la loro ignoranza con "sa, il pc non funziona" mi incattivisce non poco: pirla, non vedi che non hai compilato un campo per la ricerca? Ma sei scemo?)
E invece, guardo Facebook, guardo Internet, una banale ricerca su google e trovo miriadi di case editrici, molte delle quali pubblicano fantasy italiano. Perchè tutto questo?, mi chiedo.
Da lettrice rispondo: semplice legge di mercato, i librai ordinano i libri che sanno andranno venduti e se un pirla di vampiro luccicante al sole (da che mondo e mondo vanno in cenere al sole, i vampiri!!) attira orde di ragazzine rincretinite, figuriamoci se non ne approfittano. Lo farei anche io. Allora siamo noi lettori a essere sbagliati. Purtroppo sì: il livello culturale italiano si sta inabissando sempre di più.
Da scrittrice, alla stessa domanda, trovo però una risposta più complessa e più articolata. Una risposta che rende la mia bocca amara.
Sempre più spesso le case editrici più piccole, chiedono un contributo di pubblicazione all'autore. Insomma, per pubblicarti devi pure pagare. Non mi sento di fare di un'erba un fascio, intendiamoci, molte chiedono un contributo onesto e si danno molto da fare a tutto tondo, ma ahimè, la maggior parte sono semplici macchine per fare soldi, a discapito di chiunque gli arrivi a tiro, dal lettore allo scrittore. Questi sono i peggiori elementi che stanno contribuendo alla distruzione della cultura e alla diffusione dell'ignoranza in Italia, che ci riporta alla questione iniziale del livello culturale dei lettori. Un cane che si morde la coda, insomma.
Ma perchè si è arrivati a questo? E perchè questo processo non si inverte? Perchè tutto si è innescato in un circolo vizioso dal quale le poche voci fuori dal coro o sono inascoltate (nel senso che fanno un'enorme fatica a emergere) o finiscono per dover chiudere?
Difficile dirlo. Di certo c'è di mezzo la crisi, ma credo che sia una cosa un po' diversa, in quest'ambito. Crisi a parte, perchè se mi rivolgo a un editore questo mi "costringe" da contratto a comprare un tot di copie del mio libro? Che senso ha?
Il senso di sopravvivere, anche a discapito dell'autore, nel caso dei più piccoli. O di truffare e fare soldi a palate, nel caso dei più grossi.
I piccoli, devo ammettere, un po' di comprensione dalla me scrittrice ce l'hanno. Molti di questi editori hanno un sogno cui non vogliono rinunciare e - forse - sperano di riuscire un giorno a investire in uno scrittore senza dovergli chiedere di contribuire. Forse. Con questi editori (ma come facciamo a saperlo, dico io?) uno scrittore può anche pensare e valutare di "investire su sè stesso".
Ma i grandi? "Il Filo" e "Albatros" in primis. Chi sono costoro? Quelli che hanno innescato tutto questo sfacelo e che ci marciano alla grande.
Dicevo, prima, che noi italiani siamo un popolo strano. Non leggiamo, ma siamo tutti scrittori. Vabbè, può starci (ammettendolo molto alla larga, come puoi scrivere se non leggi?), ma almeno fossimo umili.
Ecco, questo è il nodo cruciale: non sappiamo essere umili e quando una casa editrice scarta la nostra opera, invece di rivederla e continuare sulla strada difficile di bussare a ogni porta, ci incazziamo perchè non capiscono un accidenti. E qui entrano in campo i grandi truffatori.
Non ho mai sentito nessuno degli autori caduti nella trappola di Albatros e soci dire che gli hanno detto di rivedere lo scritto perchè in alcuni punti non andava bene o roba simile. Tutti erano il miglior autore che avessero mai incontrato. E qui il nostro ego di scrittori è così ben lucidato ed esaltato che sì, facciamolo. Apriamo il portafoglio. Ecco perchè gli altri non volevano il libro, perchè non ho fatto un'offerta. Ma loro sono stati chiari e...
E ci troviamo ad avere colossi che vivono sulle spalle degli autori, chiedendo cifre esorbitanti, senza curarne l'editing, la forma, la sintassi. Fanno campagne pubblicitarie minimali (se non per raccogliere altri "mona" - così chiamiamo a Venezia gli sciocchi e gli ingenui), organizzano qualche presentazione, ma... poco altro. Avete mai trovato in una libreria i libri del catalogo di Albratros o di quello de Il Filo? Io no.
Ecco, questo è il circolo vizioso che sta affossando la cultura, perchè senza curare l'editing, la forma e la sintassi, una storia non regge e per incamerare soldi questi senza scrupoli pubblicano di tutto.
Sia chiara una cosa: non intendo denigrare gli autori che hanno scelto di pubblicare con Albatros o Il Filo, ne conosco alcuni che nonostante la pessima nomea della loro casa editrice, hanno scritto opere che sono molto valide e che prima o poi riusciranno a emergere come meritano. Io intendo denigrare il comportamento di queste case editrici che sono al limite della truffa.
E siccome noi italiani siamo un popolo strano, di santi, navigatori e scrittori, siamo costretti - per quei molti onesti e meno ingenui (forse perchè già scottati, forse perchè non si fidano, forse perchè questo tam-tam mediatico di scrittori emergenti in rete sta iniaziando ad avere qualche effetto) - ad assistere a queste cose.

Sperando che questo addio si possa in futuro trasformare in un arrivederci, non ci resta che dire: Vale, Asengard.

Azia.

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