Quando il guerriero buono e pacioccone svela il suo essere un "Mastino"

Tratto dal romanzo dei demiurghi, Gli undici inganni di Seth.

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Sul crinale le cose non andavano meglio per Tolomeo. Erano cinque e, sulla colonna sparpagliata per il crinale e il sentiero, stavano letteralmente banchettando con i soldati.
“Riparatevi!! Contro le rocce! Su gli scudi! In formazione!”
Fece appena in tempo a urlare quegli ordini che una bestia lo disarcionò, ruzzolarono a lungo giù per il pendio, ma come la bestia lo aveva afferrato, Tolomeo non aveva più mollato la presa portandolo giù con sé.
Si fermarono quasi a mezza costa, Tolomeo finì sotto a quella creatura. Non si stupì dell’oscenità di quel muso, pur non avendo mai visto nulla di simile, forse anche in virtù delle orrende descrizioni fatte da Lux, Meretrix e Marzio a proposito delle aracnidi che avevano incontrato.
La bestia con un ringhio soddisfatto piantò le unghie nelle sue braccia e… ululò al cielo. Poi la bestia abbassò di colpo la testa per morderlo alla gola, tipico attacco di un animale. E Tolomeo si girò sul fianco, dando un poderoso colpo di reni.
Ringhiò feroce in risposta al ringhio feroce di quell’animale addosso a lui e fu uno scontro di forza e di volontà. Il dolore non riusciva a penetrare la furia che sentiva montare dentro.
“A Marte!” Invocò e lasciò che il suo spirito guerriero prendesse il sopravvento.
I muscoli sotto la bestia si gonfiarono, le lunghe dita adunche munite di artigli non riuscirono a penetrare oltre nella carne, le mani del guerriero finirono per arpionare le braccia oblunghe della bestia e tirando indietro Tolomeo riuscì a portarne la testa a portata delle sue gambe. La ginocchiata fu forte, si sentirono chiaramente delle ossa spezzarsi, la bestia ululò e saltò via, tenendosi la testa con una mano che mano non era.
Tolomeo ebbe appena il tempo di mettersi a sedere che quella attaccò di nuovo. Urlando tutta la sua furia il trace posò il ginocchio a terra e si lanciò in avanti caricando un destro micidiale che trovò nel muso della creatura il suo giusto finecorsa. I denti si spaccarono, incidendo sanguinolenti le dita del guerriero che, invaso dalla furia sacra del dio della guerra, non sentiva più nulla.
Il sangue pompava nelle orecchie un ritmo di guerra, il cuore era un tamburo di morte. Estrasse il lungo pugio, l’unica arma che gli era rimasta addosso dopo l’agguato e si mise in piedi, fronteggiando una bestia ora più cauta. Gli occhi rossi della bestia di Seth vedeva la furia assassina del guerriero davanti a sé, ne percepiva non la paura, ma l’ardente rabbia.
Il trace attaccò frontalmente e la bestia scartò di lato, prendendo le misure, ben ricordando la forza dell’ultimo impatto. Ululò stranito quando una pietra gli si fracassò sul cranio, mandandola lunga distesa a terra. Aveva evitato la lama, proprio come il guerriero aveva voluto, ma per farlo aveva abbassato la guardia e il trace l’aveva colpita con una grossa pietra raccolta.
Tolomeo si avvicinò alla bestia che si dimenava a terra, tenendosi tra quelle mani mostruose un muso altrettanto mostruoso, ululando di dolore, forse chiedendo aiuto. Incapace di provare pietà lasciò cadere a terra il pugio, mentre raccoglieva la grossa pietra che aveva scagliato poco prima. Cadde in ginocchio, sfinito dallo sforzo fisico. Alzò il braccio e colpì.

Immagine reperita su Internet e divulgata senza alcuno scopo di lucro.
Colpì.
Colpì e colpì ancora, fino a che l’animale non smise di dibattersi, e continuò a colpire ancora e ancora e ancora, fino a quando la testa ormai completamente maciullata, non gli schizzò in un occhio sangue e altra materia indefinibile, svegliandolo.
Guardò quanto rimaneva di quella bestia immonda, rabbrividendo di orrore, finalmente, nel rendersi conto di cosa era davvero e represse un conato all’idea di come aveva combattuto.
Lui era un mastino. Quasi se l’era dimenticato di cosa poteva essere capace di fare.
 
Scritto e postato da A. M. R. A.

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