E come una fenice risorse dalle ceneri della sua ira.... (Parte I)

L’imputata è seduta su una sedia da campo al centro del cerchio di fiaccole nello stanzone degli interrogatori del concilio, come di consuetudine per questo tipo di interrogatorio. Gli affari della Legio M Ultima si sistemano con la stessa segretezza con cui la Legio e la Specula sono nate.
Nelle stesse sale sotterranee della domus Aurea.
Non è in condizione di vedere alcuno dei presenti al concilio riunito, ma nemmeno si guarda intorno incuriosita come gli inquisitori si attendono, non guarda nemmeno verso l’interlocutore quando infine egli parla.
È seduta composta, le mani in grembo rilassate, la testa alta, l'espressione fredda e distaccata, lo sguardo deciso fisso davanti a sé.
Azia è particolarmente agitata, fatica a mantenere la sua solita maschera di freddezza, ma sa che anche la più piccola incrinatura sulla sua facciata potrebbe essere spunto per gli inquisitori per sferrare un attacco. Se dovesse perdere il controllo di sé stessa, perderebbe il lavoro. Non che abbia necessità di lavorare per vivere, ma quel lavoro le piace, è la realizzazione di sé che ha cercato per anni e ora rischia di perdere tutto per la codardia del momento.

Non doveva andarsene così, ma in quel frangente non sapeva più cosa fare. Medea spingeva in lei e Azia non era abbastanza forte. Non era abbastanza equilibrata, allora. Allora, poco più di un mese addietro. Paradossalmente, affrontare quell’interrogatorio invece la fa stare bene. Le due metà della sua anima si uniscono a far fronte contro un pericolo comune ed imminente e lei si sente bene e più forte.
“Buon giorno sapiente Azia Medea, ti vedo sofferente. Come ti senti?”
“Bene, grazie. Ho solo dormito poco.”
“Sai perché stata condotta dinnanzi a questo consesso?”
“No. Ma sono sicura che me lo direte presto.”
I membri del consiglio notano il leggero sarcasmo nella voce dell’imputata a tale risposta. L’immunes che sta tenendo l’interrogatorio, colui che sarà il suo principale interlocutore, sorride nascosto nelle profondità del suo cappuccio. Che temperamento.
Nessuno le ha detto il capo d’accusa, le è solo arrivata la comunicazione di prepararsi e quella sera i pretoriani sono andati alla sua domus sull'Esquilino, a Roma, a prelevarla per portarla lì, senza dirle una parola in merito. Difficile mantenersi distaccati in tali frangenti ed il sarcasmo infine traspare dalla voce controllata di Azia.
“Bene, ti informo che oltre a me sono presenti in questa stanza anche il Praefectus Urbis e l’Imperatore in persona. Oltre a noi sono presenti altri due Immunes, il Magister Divinatorum ed il Magister Sapientum. Sentiti libera di esporre la tua versione dei fatti su quanto avvenuto in Thracia poco più di un mese fa.”
L’imperatore? Immunes e Magistri? Tutte queste alte cariche impongono rispetto. Per una come lei, cresciuta in mezzo alle regole del rispetto è impensabile non fare atto dovuto di saluto.
“Ave, Imperator. Ave, Signori.” Si alza in piedi, ma prima che le guardie possano intervenire ella fa una riverenza profonda per poi tornare a sedere compostamente, nella stessa posa fredda ed altera precedente. Solo allora si decide a parlare.
“Due mesi fa, circa, fummo raggiunti da un messaggero. Ci recava la missiva contenente la nostra nuova missione di recupero di un artefatto da rimandare con i soliti canali al Consiglio della Specula. Le informazioni in merito all’artefatto erano scarse, abbiamo girato mezza Thracia per trovare qualche indizio. Abbiamo infine recuperato detto artefatto, sotto la guida del nostro comandante: Gautighot. Avendo portato a termine con successo la missione e non essendo vincolati da ulteriori incarichi, me ne sono andata, come già avevo comunicato al Praefectus Urbis qui presente.”
“Bene, allora la missione si è conclusa con successo, giusto?”
“Si.”
“Dimmi, sapiente, come considereresti lo svolgimento di questa missione da parte del tuo comandante?”
Azia riflette a lungo su come rispondere in quanto di primo acchito le verrebbe istintivo accusare il suo comandante di essere un perfetto idiota preda della sua sete personale di sangue. Ma sa di essere viva proprio grazie a lui. E poi, il comportamento di Gautighot è sempre stato incentrato sulla sicurezza della squadra, anche se solo in quelle grotte sembrava essersi preoccupato, per la prima volta in otto mesi, anche di lei. Non può accusarlo così, anche se non conosce ancora il capo di accusa, immagina che tutto parta da lui e dal suo comportamento. Si ritiene lei stessa un’idiota per essersene andata così, ma tant’è ormai è fatta ed è inutile recriminare con i se e con i ma. Azia riflette a lungo, per decidere infine di mentire: “Un’azione da manuale. Come sempre con Gautighot.” 
Non sembra convincente, alcuni presenti al consiglio si mormorano commenti a bassa voce l'un l'altro, il Praefectus Urbis fa mettere a verbale che ritiene tale risposta una menzogna. Ma lei, lei continua a non dimostrare alcuna emozione. Con sommo scorno di molti e gran divertimento di alcuni.
“Da quando sei stata accorpata alla XII hai avuto modo di svolgere numerosi incarichi importanti, sei anche stata insignita del titolo di Caesar Protector. Quindi capirai che questo procedimento nei tuoi confronti ci risulta strano.”
“Risulta strano anche a me.” La sottile ironia non è adatta alla gravitas del momento, il tono di voce della donna smentisce le parole appena pronunciate. Spera, lei, di sviare l’attenzione da questi ricordi più amari che dolci. Ci riesce.
Giulio Asclepiodopo la guarda con odio, stringe gli occhi soppesandola, quindi infine interrompe il silenzio di studio e chiede, effimero: “Ti sei integrata bene con i tuoi camerati, in particolare con i tuoi superiori?”
L’interruzione del Praefectus Urbis fa sollevare un mormorio di disapprovazione tra gli altri membri del consiglio. Su Azia ottiene l’effetto di infastidirla: quell’uomo non ha il minimo senso della gravitas. E poi è decisamente incompetente nel fare gli interrogatori: risulta palese da una domanda così grossolana. Si merita, a suo avviso una risposta data per le rime.
“No. Per questo ti avevo chiesto il trasferimento, Giulio.”
La freddezza e compostezza della stilettata esalta l’uso del nome proprio per ribattere al Praefectus Urbis di Roma, senza alcun evidente riguardo per il suo grado. La risposta viene accolta con il silenzio attonito dai restanti membri del consiglio, ma poi, uno dopo l’altro, i consiglieri decidono di non prendere in considerazione il tono insolente della donna, tanto più che pure loro sono particolarmente infastiditi dall’intervento non richiesto del prefetto, ospite a quell’interrogatorio – come del resto l’Imperatore – in qualità di mero osservatore, visti i precedenti rapporti, nel suo caso decisamente astiosi, con l’imputata.
Un membro del consiglio si alza, il legno della scranna stride nel buio dell’antro, pretende la parola senza parlare e l’immunes, dopo un lieve inchino rispettoso, si ritira oltre il cerchio di fiaccole.
Azia si sente sola, non sa cosa aspettarsi. O forse sì.
“Bene, se abbiamo finito con i convenevoli, passerei al vero motivo per cui siamo qui riuniti. Ti comunico che sei sotto accusa per diserzione per l’abbandono della tua Coorte prima della fine della missione. Tale pratica è stata inoltrata proprio dal tuo comandante.”
Continua...

3 commenti:

  1. Bello il brano ed anche la nuova versione del Blog.
    Complimenti

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  2. Allora... ho deciso di seguire questo racconto a puntate, pur essendocene altri, mi voglio impegnare su questo e ovviamente attendo il seguito. Mi piace. Mi piace l'aria antica, l'atmosfera altera, la situazione in bilico, la protagonista scaltra e attenta, le reazioni, le provocazoni. Insomma, mi piace. E mi piace questo saper usare i termini e i titoli giusti, dando a questo tipo di narrazione un che di... lussuoso. Si, lussuoso (e io amo il lusso... ma son cose mie, ih). Direi che merita un posto d'onore e una degna nota di merito. Altro appunto che non posso evitare: scritto davvero bene, un italiano perfetto e anche questo conta.

    Barbara Risoli

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