La storia di Atia Rubinia Antinea (parte V)

“Chi sono io?”
“Tu sei me.”
“No.”
“Io sono Azia. Medea, sorella mia…”
La donna guardò la sua gemella e il suo sguardo ametista divenne duro, i pugni si strinsero spasmodicamente. “Io sono Medea Rubinia Antinea. Figlia di Lucio Rubinus Antineo, vedova del non compianto governatore di Bithinia-et-Ponto Simplicio Ulpio Deiano. Tu! Tu come puoi essere mia sorella?!”
L’altra guardò con dolce riservatezza l’infuriata sorella. “Eppure lo sono. Sono più vecchia di te di un anno, nostro padre era un uomo di mondo.”
“E quindi tu saresti Illyra.”
“Mia madre lo era, ma si è trasferita a Roma per seguire nostro padre.”
“Bastardo maledetto!!!”
“Non ingiuriare un morto, piangilo e ricordalo.”
“Piangerlo? PIANGERLO??!?” La donna urlò il suo furore incontenibile. “Mi ha venduta come una vacca per il suo tornaconto politico, se n’è sempre fregato di me!”
“Eppure non faceva altro che parlarmi di te e della sua preoccupazione per la sua fragile Medea, nell’ultimo mese.”
“Tu menti!”
“A che pro?”
“Perché vuoi rubarmi il posto!!”
“L’unica che ha rubato qualcosa, qui, sei tu.”
“A che titolo mi rinfacci la volontà di vivere? Proprio tu, che non volevi più vivere!”
Sul viso della sorella Medea vide riflessa tutta la sofferenza che le sue parole avevano scaturito e sorrise biecamente. Azia si asciugò una lacrima silenziosa. “Ero diventata speculatrix da appena sei mesi… avevo trovato un uomo meraviglioso che mi amava per quello che ero e non per il nome che portavo. Avevo riscoperto mio padre nell’ultimo mese, dopo quindici anni di assoluto silenzio. Ricordavo sempre i suoi insegnamenti di quando ero bambina e solo da adulta ho scoperto la forza e il calore del suo abbraccio.”
“Ti ha abbracciata?”
La domanda sconvolta fece annuire con un sorriso dolcissimo Azia, le fossette le diedero quell’aria sbarazzina che la rendeva da anonima a bellissima. Medea bruciò di invidia.
“Io sono Azia Antinea e che ti piaccia o no sono tua sorella.”
“Me l’ha nascosto. Me l’ha negato.”
“Cosa?”
“Un corpo forte, l’ha dato a te. Io non ho fatto altro che ammalarmi. Il suo amore, l’ha dato a te, lasciandoti diventare ciò che a me era negato per il rango che ricoprivo. Mi ha nascosto e negato anche una sorella, portandomi via da Roma a crescere in queste terre maledette.”
Azia provò pena per la sorella. “Medea, ora siamo qui, siamo rimaste solo noi due.”
“Ti sbagli! Io sono rimasta! Tu devi scomparire per sempre!”
“Non lo farò, sorellina. Non lo farò.”
“Vattene!!”
“Ti resterò accanto, ti darò la mia forza!”
“Io sono già forte!”
“No, Medea, tu sei arrabbiata, furiosa. Tu sei triste.”
“Il dolore forgia e dalle ceneri si può risorgere come la fenice.”
“Sii la mia fenice, Medea.”
“No, tu sarai la mia fenice. Tu e il tuo corpo! Io ti schiaccerò!”
Azia scosse la testa. “Non te lo permetterò, Medea. Chiedimelo e ti aiuterò, combattimi e combatteremo.”
“Ti ucciderò!”
Azia annuì. “Lo so, tu sei più forte di me. Ma sei sicura di poter resistere tanto?”
Medea guardò rabbiosa la sorella. “Io sarò ETERNA!”
L’urlo furibondo accompagnò la mano che spazzò l’acqua dell’implivium nella casa diroccata dopo l’assalto dei barbari e urtò con il piede calzato dalla caliga la spada di Deiano, la Plutonis Furia aveva scoperto essere in quegli ultimi mesi, che scivolò nella pozza di liquido ambrato e viscoso che ricopriva il marmo del pavimento. Guardò a terra e Azia ancora una volta si fece sentire.
Io sono Azia Antinea, sono la guerriera della Coorte VI, sono il corpo che hai rubato e tu, sorella mia, sarai anche eterna. Mai sei un mostro, assassina, infanticida, ladra.
“NO!! Vattene! VATTENE!”
Non me ne andrò mai, non ti permetterò di usare il mio corpo impunemente.
“Stai zitta! ZITTA! Lasciami STARE!”
No, Medea. Accettati e accetta quel che hai fatto.
La donna cadde in ginocchio su quel liquido viscoso, tutto ciò che rimaneva della sua vecchia vita del corpo deformato dalle percosse, crollò con le mani a terra e subito le ritrasse inorridita, le sollevò guardandole sconvolta nel rendersi conto dell’enormità di ciò che aveva fatto.
Ladra, Medea.
“Io sono Medea!”
Ladra. Io sono Azia. Dillo. Dillo che io sono Azia!
“Io sono Medea” ripeté gemendo, la voce rotta dal pianto. Piangeva lacrime amare di colpa e ribrezzo verso sé stessa. Aveva usato ancora la spada, contro sé stessa, contro la sorella. Quel liquido era tutto quello che rimaneva del suo corpo. Del corpo di sua sorella Medea.
Bugiarda. Assassina. Ladra.
La voce batteva ossessivamente nella sua mente, ma non c’erano specchi a cui parlare. Era sola.
Urlò. Urlò Medea e urlò Azia, sul baratro di una follia inconcepibile. Urlò con tutto il fiato che aveva in gola, urlò con tutto il furore che aveva in cuore, urlò la sua disperata solitudine e la sua efferata natura umana.
Quando smise di urlare tornò all’implivium, dove si lavò il viso. Guardò il suo riflesso e le due donne parlarono assieme: “Io sono Azia Antinea e sono anche Medea Rubinia Antinea. Azia Medea Rubinia Antinea.”

Due anni più tardi Medea uscì prima del suo corso al Magisterium Sapientialis e superò abilmente la prova, venendo accorpata alla Coorte XII. L’unica cosa che le rimase nel cuore di quel giorno fu il compito che l’Imperator le aveva affidato personalmente, dopo che lei aveva scavalcato il Praefectus Urbis Giulio Asclepiodopo: custodire la Plutonis Furia per suo conto. Il Praefectus pretendeva che la consegnasse ai magazzini della Specula, lei sapeva che non sarebbe stato possibile e l’Imperator le aveva creduto, appoggiandola.
Ma quello che l’aveva fatta tremare nel profondo era stato il modo in cui l’aveva salutata: “Vale, Azia.”
E lei era stata presentata a tutti, in quella cerimonia, come Medea.

4 commenti:

  1. Oo molto forte come pezzo, intenso e bello.

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  2. Anche con i romani, una donna che sceglieva di abortire volontariamente era considerata comunque un'infanticida.
    Medea era incinta... e volutamente ha tenuto sotto silenzio la cosa con il 'buon' (sarcastico) Deiano....

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