Il Calendario Romano

Finora in tutti i racconti abbiamo iniziato con una data ed un luogo.
A partire dalla presentazione di Cumar, passando per quella di Aife, Riannon, Tito e Ottavia, Wulfgar ed Aleksandros, abbiamo sempre citato la data come facevano i romani, ma non le abbiamo mai spiegate nei nostri approfondimenti. È tempo di spiegare come i romani computassero i giorni del calendario.

Innanzitutto, c’è da dire che il calendario romano da noi utilizzato è quello giuliano, ossia quello riformato da Giulio Cesare nel 46 a.C. su base solare, dal momento che, a partire da Romolo e passando per Numa Pompilio, il calendario lunare di riferimento fu oggetto di continui tentativi di sincronizzazione con il calendario solare, tutti infruttuosi.
Forse non tutti sanno che il calendario di Giulio Cesare è alla base del nostro stesso calendario, ritoccato nel 1582 da papa Gregorio XIII e da cui prende il nome di gregoriano.
La struttura di base del calendario romano che noi utilizziamo nei racconti si basa innanzitutto sul computo degli anni: venivano contati, all’epoca dei Cesari, dalla fondazione di Roma, cioè Ab Urbe Condita (abbreviato A.U.C.).
La fondazione di Roma risale al 753 a.C., data non proprio certa, ma riportata nei vari documenti latini, negli annali di molti filosofi ed in svariate altre opere letterarie del tempo, per cui difatti è divenuta una data storica accertata e come tale accettata.
La grande riforma del calendario introdotta da Giulio Cesare stabilisce l’inserimento di un giorno bisestile a cadenza quadriennale nel mese di febbraio.
Il termine bisestile deriva dal modo che avevano i romani di contare i giorni. Mentre noi prendiamo un numero cardinale fisso (1, 2, 3, ecc…), i romani contavano i giorni che mancavano alle lunazioni.
Tre erano le date fondamentali di un mese: le calende (Kalendas), le none (Nonae) e le idi (Idus), che in origine coincidevano rispettivamente con il novilunio, il plenilunio e ai nove giorni prima del plenilunio. Anche con il passaggio al calendario solare tale modo di conteggiare i giorni non è cambiato, quindi per indicare che era il 24 febbraio si diceva che mancavano sei giorni alle calende di Marzo. Questo perché tra il 24 febbraio ed il 1 marzo effettivamente ci sono sei giorni (compresi il 24 ed il primo del mese).
In latino il 24 febbraio si diceva ante diem sextum kalendas martius.
Fu in questo frangente che si venne a generare, con l’inserimento di un giorno in più nel mese di febbraio, un po’ di confusione. Negli anni bisestili, il 24 febbraio non cadeva più il sesto giorno prima delle calende di marzo, bensì il settimo e le abitudini sono difficili da cambiare, tanto più che questa modifica avveniva una volta ogni quattro anni. Ecco quindi che il 25 febbraio, nell’anno bisestile (chiamato dai latini annuus intercalaris) diventava ante diem bis sextum kalendas martius. E tutto ritornava.
Nota: Da questo giorno “bis sextum” deriva il termine bisestile.
Uno schema completo di com’era il calendario romano e di come è stato riformato più volte dagli stessi romani nel corso del tempo, lo trovate in questo interessante sito di storia, http://www.maat.it/, dove, per i più curiosi, viene riportato anche il 2010 con la datazione romana.

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