Wulfgar - la spia (Parte I)

11 Marzo 1249, ai piedi del Monte BiancoAll’alba il campo era stato smantellato e i giovani, ventiquattro in tutto erano pronti con il loro bagaglio personale in spalla. Dinnanzi a loro vi era solo l’aio. Manlio e i trenta legionari erano scomparsi. All’alba le reclute avevano dovuto smontarsi il campo da sole per poi proseguire verso la prova finale del loro addestramento: raggiungere Massilia ed una nave lì ormeggiata.
Il doctor si era seduto sulla sedia da campo che usava abitualmente e li aveva fissati ad uno ad uno con il suo sguardo saggio e deciso. Dopo un tempo relativamente breve aveva detto una sola parola: “Vale”.
Sedici giovani si erano lanciati giù per il pendio in corsa senza perdere un attimo ognuno diretto incontro al suo Fato. Altri otto, invece, erano rimasti sul pianoro, guardandosi e, dopo aver salutato il loro maestro, si erano allontanati con calma.
Seduto sulla propria sedia da campo Druso Ampliato stava ancora meditando su quanto era appena accaduto: un gruppo di suoi studenti si era comportato in modo anomalo. Erano anni che addestrava soldati per il corpo speciale della Chorus Auxiliara Arcana e mai nessuno aveva deciso di affrontare la prova finale in gruppo, di solito ognuno la affrontava facendo affidamento solo sulle proprie forze e da lì ne uscivano solo i migliori. In un paio di casi erano addirittura arrivati alla meta.
Quegli otto avevano. però, un legame particolare; si erano sempre aiutati tra loro e non vi era un vero capo essendo due quelli che avevano maggior ascendente sul gruppo: Sargon il siriano e Wulfgar il belgico.
Un rumore lo scosse dai propri pensieri. Alla sua destra comparve una figura avvolta in un mantello verde e marrone lungo fino alle caviglie, con un cappuccio alzato sul capo. Gli stivali ai piedi non producevano alcun rumore sull’erba, quando calpestò il terreno roccioso per avvicinarsi all’aio il rumore prodotto diede l’impressione al vecchio che i passi fossero molto più lontani di quanto fosse l’uomo realmente. Giunto vicino ad Ampliato il visitatore aprì il mantello facendo intravedere le due file di pugnali e la spada corta che teneva al fianco sinistro, quindi si inginocchiò al suo cospetto.
“Ave, maestro, come stai?”
“Gawain, razza di cretino, devi sempre fare questi ingressi melodrammatici?” Il vecchio aio si lasciò andare ad una risata divertita per la prima volta dopo molti mesi. “Visto il tuo grado attuale dovrei essere io ad omaggiare te e non il contrario.”
“Lo devo a te se sono l’uomo che hai dinnanzi.”
“E devi anche a me il fatto che sei finito nei guai anni addietro.”
“Ancora con quella storia? Non potevi sapere delle reali mire di quell’uomo, sono stato un suo strumento per anni, poi quando mi hanno aperto gli occhi ho rimediato ai miei errori e lui ha pagato con la vita durante la congiura dei riformisti.”
“A questo proposito non mi hai mai detto come hai fatto a scoprire che lui ti stava usando.”
“Lascia stare, non sono qui per parlare di queste cose.”
Il vecchio assunse un’aria pensierosa mentre l’uomo, alzatosi in piedi, si voltò verso la valle.
“Se non sbaglio tutto cambiò mentre eri in Aegyptus”
“Non insistere, è stato tutto archiviato con il sigillo imperiale.”
“Si certo, ma non sono arrivate notizie qui e l’imperator non era lì, vorrei capire come sia successo.”
L’uomo abbassò il cappuccio e lasciò che il vento gli scompigliasse i lunghi capelli biondi.
“Sei testardo vecchio, ti posso solo dire che ho avuto la fortuna di conoscere una leggenda della Chorus e che sono stato salvato da tale leggenda.”
Il suo maestro si drizzò sulla sedia stupito da quanto aveva appena sentito.
“Allora l’Imperator Spectrum esiste?”
“Non lo so.” Rispose glaciale.
“E allora chi?” Chiese spazientito Druso.
“Uno come me. Ma bianco.”
“Il Falco Bianco? Quella donna è un mito, nessuno ne sa davvero nulla e tu l’hai conosciuta?”
L’uomo si limitò ad un sorriso che diceva tutto. “Meno persone sanno migliore è il segreto, me lo hai insegnato tu. Parliamo di questi giovani, cosa mi dici?”
L’aio si alzò in piedi appoggiandosi al bastone e raggiunse il suo allievo che gli porgeva il braccio. Aveva capito che non avrebbe saputo altro, quindi cambiò discorso: “Hai visto l’ultimo gruppo che si è mosso?”
“Sì.”
“Bene, fanno tutti parte di una stessa tenda e credo che si muoveranno insieme fino a Massilia.”
“Astuti, nessuno cercherebbe una compagnia così numerosa, di solito sono solitari.”
Druso stava per parlare quando l’allievo lo fermò con un gesto della mano sinistra.
“Non mi dire altro, mi occuperò io di loro. Voglio capire che caratteristiche hanno. Mi divertirò e sarò la loro ultima prova, tempo ne ho.”
“Ma non ti batteranno mai.” Esclamò preoccupato Druso.
“Devono arrivare sulla nave, non devono battermi e poi valuterò ogni loro mossa, ogni loro movimento. Ti farò avere una valutazione completa.”
“Ti servono delle nuove reclute per il tuo campo in Corsica?”
“Si, quattro. Otto sono troppe anche se riuscissero ad arrivare tutti a destinazione. Sceglierò i migliori tra loro.”
“ Allora buona caccia, Magister.”
“Grazie Druso. Buon rientro, maestro.”

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