Riannon - La sapiente

Agosto 1244 a.u.c. – Campo di addestramento Cursus Sapientialis della prefettura Asiatica

La giovane retica che stava davanti al piantone del campo aveva uno sguardo profondo ed altero, stupendi occhi blu notte, ora incendiati di rabbia impotente, fissavano l’inamovibile legionario di guardia.
“Io entrerò a far parte della Chorus, so che questo è un campo di addestramento e so che dentro vi è mia zia. Fatemi passare!”
L’impeto della donna venne smorzato dalla picca che le venne puntata alla gola. “Allontanati, ragazzina. Non è posto per te.”
“Voglio parlare con mia zia!”
“Qui non c’è nessuna zia.”
“Insomma!”
Il legionario sbuffò infastidito. Era certamente una bella ragazza, i lunghi capelli rossi incorniciavano un viso affilato e perfetto, dai tratti prettamente celtici. Ma vi era una tale decisione in lei che per un attimo pensò seriamente di chiedere udienza al Magister Sapientialis. Poi scosse la testa: il Magister non poteva essere disturbato per una tale inezia.
“Allontanati di tua iniziativa, donna, o dovrò far chiamare un picchetto.”
“Tu non sai chi sono io.”
“E nemmeno mi interessa.”
La rossa celta guardò con malcelato malumore il legionario, cercando di calmarsi: il poveretto stava solo facendo il suo dovere, era inutile sbottare contro di lui. E poi, non era nel suo stile.
Chiedendosi come fare per ottenere udienza dal Magister Sapientialis, si rinchiuse al mondo assumendo quell’aria di fredda alterigia nobiliare che le era consona. Decise di giocarsi il tutto per tutto, sfoggiando i titoli nobiliari che le appartenevano, anche se avrebbe voluto disfarsene una volta per tutte.
Il suo matrimonio era stato un inferno di violenze e soprusi da parte di un marito che si era rivelato una serpe. Quando Ottaviano l’aveva chiesta in sposa, si era sentita onorata e sua madre era stata al settimo cielo. La sua secondogenita moglie di un senatore!
I primi mesi erano stati un idillio, aveva seriamente pensato di essersi innamorata di suo marito. Ma poi erano subentrati i problemi: Ottaviano giocava pesantemente d’azzardo ed in breve aveva scialacquato anche tutta la sua dote, recuperata per far fronte alle spese di manutenzione dei suoi possedimenti. Quando aveva scoperto che il marito stava maneggiando per ottenere la patria potestà di Aife, dopo la morte del padre, si era battuta con tutte le sue forze: Ottaviano in quel modo mirava ad ottenere il controllo della dote della cognata tredicenne, ed in breve avrebbe scialacquato anche quella.
Si era rivolta allora ad un senatore, dal momento che suo fratello Uryen era chissà dove nell’impero, al seguito della coorte di cui faceva parte. Il senatore in questione era un amico di famiglia, un Severo nientemeno, il quale aveva fatto appello direttamente all’imperatore. E l’imperatore aveva dichiarato Aife pupilla e protetta del Senatore Severo che ne aveva assunto il controllo dei beni. Conoscendo le amicizie che legavano la moglie al senatore Severo, Ottaviano aveva infine mostrato la sua vera natura. Ed aveva iniziato a picchiarla. Fino al punto di farle perdere il bambino che portava in grembo. Fino al punto di farla scivolare nella follia. Per fortuna Uryen era arrivato in tempo, una volta messo al corrente della storia.
“Perdonami, soldato, può la moglie del defunto senatore Ottaviano Vito Catullo richiedere udienza a sua zia, il Magister Sapientialis?”
Il legionario spalancò la bocca. Che sapesse lui non vi erano legami di parentela tra la gens Rubinia e la gens Vitae. Fatto era che il portamento nobile non gli era sfuggito ed ora, forse, si spiegava perché.
“Il Magister al momento è molto impegnata, e anche se sei una nobile in questo campo le regole sono uguali per tutti: dovrai attendere qui.” Disse quindi, facendo un gesto verso un ausiliario. “Chi deve annunciare?”
La donna rispose freddamente: “Riannon Raetica. Intendo diventare sapiente della Chorus Auxiliaria Arcana.”
L’ausiliario corse con il messaggio dal Magister, mentre il legionario guardò ammirato quella donna decisa. “Questo lo vedremo, domina. Anche se sei la nipote del Magister come dici, la selezione non la farà lei.”
“Lo so. Ma mi serve il suo appoggio per accedervi. Per il resto, hai ragione soldato. Lo vedremo.” Sorrise freddamente, mandando lampi dagli occhi blu notte. “Lo vedremo.”

Scritto da: Atia Rubinia
Revisionato da: Elios Tigrane

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